Catalogo dei MILLENNIAL #57: Chef Rubio. La tua enciclopedia dei millennial

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22 Novembre 2019
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Chi è Chef Rubio, personaggio tuttofare con la lingua glabra

NOME Gabriele Rubini (Chef Rubio)
LUOGO NASCITA Frascati (Roma)
DATA NASCITA 29 giugno 1983
SETTORE Televisione, Cucina, Sport
NAZIONALITÀ Italiana
MILLENNIAL FACTOR Narcisista, Globale, Flessibile, Iperconnesso

Chi è

Chef Rubio è uno che ‘la tocca piano’, sempre e comunque. Dopo anni di presenze in tivvù e radio non è cambiato nulla: Gabriele Rubini – il suo vero nome – è ancora quello che all’inizio degli anni duemila faceva sentire la sua presenza sui campi da rugby professionisti italiani. Solo che oggi i suoi placcaggi sono dichiarazioni al microfono, post su Instagram e tweet.

Difficile non capire che il suo atteggiamento arrogante e pieno di sé è in realtà figlio della sua generazione. Chef Rubio, più di tanti suoi coetanei, ha tatuati addosso difetti e qualità del suo essere millennial.

Narcisista e pieno di sé, e forse per questo spesso arrogante. Globale ma allo stesso tempo attento alle tradizioni locali dei tanti angoli sperduti che visita di continuo per lavoro e piacere. Ambientalista, impegnato nel sociale e creativo. Estremamente camaleontico e flessibile con il lavoro: le sue attività – c’è pure la fotografia – ne sono una prova. E, ultimo ma non meno evidente, iperconnesso: ovunque e da qualunque parte del mondo.

Gabriele Rubino non solo colleziona tutti gli aggettivi standard per definire quel corpo ipertrofico che sono i millennial nella società contemporanea ma nella sua ‘maschera’ di Chef Rubio fa incetta di scontri diretti o indiretti con chicchessia. La sua lingua è senz’altro glabra e davanti a una mischia aperta, che ne sappia o meno, non si tira indietro. Nella sua raccolta si va dallo chef Gianfranco Vissani alla giornalista Selvaggia Lucarelli. Dallo stato d’Israele ai cantanti J-Ax e Fedez. E per ultimo, ma è uno dei suoi prediletti, forse perché anche lui iperattivo sui social: Matteo Salvini.

Con l’autoproclamatosi ‘Capitano’ leghista – pare sia opera dello spin doctor Luca MorisiChef Rubio ha intrapreso una battaglia infinita, le cui tracce di ‘sangue’ restano indelebili sui loro canali.

«I pescatori #primagliitaliani di Lampedusa – per esempio, scriveva su Instagram Gabriele durante la una delle tante crisi umanitarie davanti le coste italiane – non riescono a lavorare perché parte della banchina è occupata da relitti di pescherecci egiziani sequestrati da tempo. Le compagnie di trasporto #primagliitaliani per lo stesso motivo lavorano male facendo manovre eccezionali per evitarli ogni volta».

«Basterebbe – proseguiva con evidente morbidezza nel suo post – che il vile coniglio, menestrello dei rubli @matteosalviniofficial, detto anche #FelpaPig, da ministro degli Interni quale è (purtroppo), rispondesse alle chiamate fatte dai pescatori e dal sindaco e tutto si risolverebbe. Ma come nel ben noto stile dei codardi, si nega da mesi agli #italiani che vorrebbero semplicemente lavorare: se non lavora lui nessuno deve lavorare, neanche #primagliitaliani. LVI è in vacanza, LVI è perseguitato da maleducati, LVI fa il Dj, LVI non si presenta ai tavoli importanti e sta portando l’Italia nel baratro. Però mi raccomando… continuate a ballare e andare al mare… ah i relitti stanno perdendo nafta nelle acque #primagliitaliani ma neanche questo sembra scalfirvi, quindi buon bagnetto».

Scazzottate e placcaggi virtuali a parte, è indubbio che Chef Rubio – piaccia o meno – è riuscito a entrare di prepotenza nell’immaginario degli italiani. E non solo, visto il suo ‘Unti e Bisunti’ è stato trasmesso da DMax anche oltreconfine. Forse perché più che un cuoco, Gabriele è un comunicatore nato. Lo dice lui stesso: «La cucina è uno strumento per parlare di cultura, di popoli. L’arte culinaria è solo un tramite, mentre il punto di partenza e quello di arrivo sono sempre le persone, il loro vissuto, la loro storia, il territorio». Forse, il sapore di Rubio è tutto lì.

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