Laura Campiglio e la svolta dei Millennial: «Dalla convivenza senza matrimonio al matrimonio senza convivenza»

Lilia Alpa
18 Giugno 2020
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Gli opposti non solo si assomigliano, spesso si amano.  La scrittrice-giornalista a ruota libera racconta come si può scrivere per la destra e per la sinistra anche nell’epoca più aspra del conflitto ideologico (dopo gli anni di piombo). E anche come questa “flessibilità” stranamente impatti anche sulla vita privata 

Una chiacchierata con Laura Campiglio, autrice di Caffè Voltaire, (Mondadori) apre subito a un’identificazione generazionale. Troppi punti in comune tra intervistatrice e intervistata. Che testimoniano come, oltre una politica fiacca che semina disillusione, ci sia un set di valori improntati al pragmatismo che, forse, ci salveranno. Con la complicità della generazione Z.

NOME: Laura Campiglio

DATA E LUOGO DI NASCITA: Legnano, 17.09.1980

SETTORE: Editoria

NAZIONALITà: Italiana

MILLENNIAL FACTOR: Sposata a distanza.

Ho sempre pensato che Anna non mi assomigliasse però man mano che faccio interviste e incontro i miei lettori devo ricredermi! Caffè Voltaire è anche autobiografico, mi avete sgamata!”

Anna Naldini è la protagonista di Caffè Voltaire, romanzo milanese e molto Millennial. Separata e accumulatrice seriale di contratti a progetto, ha amicizie strambe quanto solide e sebbene sia di sinistra, si ritrova per cause di forza maggiore a strizzare l’occhio a destra scrivendo per giornali di orientamento opposto.

Tra un occhiolino di qua e un occhiolino di là inizialmente con egregia maestria, a un certo punto farà poca attenzione a dove metterà i piedi.

Laura Campiglio invece è una delle prime Millennial (1980) ed è ottima narratrice di personaggi e universi odierni.

– Ho letto il tuo libro e l’ho trovato estremamente attuale sia nei contenuti che nei personaggi. Credi che possa succedere una cosa del genere?

Già successo e secondo me succede alla grande. Logico, si cerca di non farlo trapelare ma, dai bassifondi degli uffici stampa ai membri tecnici…non è così assurdo che ci si ritrovi a lavorare per due antipodi concorrenti.

– Quanto sono reali i tre poli narrati in Caffè Voltaire?

Assolutamente, tutti reali: l’uomo di sinistra inspiegabilmente atlantista e innamorato di Obama e di tutto ciò che luccica. L’oste del popolo che si circonda delle fasce più deboli e rivendica il diritto alla porchetta ma si fa le foto nella vigna, baluardo della borghesia e dei benestanti più affermati. Infine l’antipolitica, anti-compromesso e anti tutti che però poi si allea prima con la destra e poi con la sinistra, pur di tenersi stretto il tanto bistrattato potere.  

– Come è possibile tutto ciò, secondo te?

Senza entrare in tecnicismi e senza parlare in politichese, è più semplice di quanto sembra. L’opposizione non maneggia i fondi pubblici, li maneggia il governo.

Per questo l’opposizione raccoglie consensi ad ogni passo falso della maggioranza, perché tra il dire e il fare ci sono di mezzo i soldi. I soldi li hai e ne puoi disporre una volta che arrivi dove sono arrivati tutti gli altri cattivoni.

– Quindi alla fine hanno ragione quelli che dicono sono tutti uguali?

No, il contrario. E di vitale importanza non farsi sedurre dall’astensionismo perché se tu non ti occupi di politica, poi la politica si occupa di te.

Quello che è certo è che si dovrebbe sempre fare attenzione a che cosa sono i proclami di  propaganda e quale legge viene approvata.  La cessione fideistica a una parte politica spesso ti da in omaggio anche i paraocchi.

Esempi pratici: non basta dire “stop omofobia” e fare i post su Instagram con gli arcobaleni ma creare un’aggravante per i reati volti specificatamente alla sessualità o all’identità di genere. Altro esempio pratico? La sinistra me la  sono sempre immaginata occuparsi di integrazione quando invece non solo non se ne occupa affatto ma anzi, si è tenuta la legge peggiore che sia mai stata fatta in materia di immigrazione.

E se non mi abroghi i decreti sicurezza, è un dato di fatto che strizzi l’occhio alla dx. Quindi non sono i politici a essere tutti uguali ma le scelte politiche.

– Non sei un po’ stufa di questa politica da social?

Assolutamente no e ti spiego il perché. Guardo con molto ottimismo ai social come strumento e come lo stanno usando le nuove generazioni.

Parlo quindi sia dei Millennial che dei loro fratellini e figli.

Senza il video dell’omicidio di Floyd non sarebbe successo nulla. Quell’uomo probabilmente sarebbe morto di attacco cardiaco o di Covid-19.

Loro non solo hanno documentato e diffuso l’accaduto, ma si sono organizzati attivamente per dire “queste cose non vanno bene”. Poi purtroppo si è un pò perso il focus centrale, ma questo può succedere quando così tante persone si muovono spontaneamente, all’improvviso.

– Quindi pieno potere ai social e a chi li sa usare?

Sì, perché ce lo stanno dimostrando alla grande. Non tollero questa narrazione di nullafacenti col telefono in mano e chiappe sul divano. I nostri ragazzi sono scesi in piazza trascinati da una ragazzina svedese e hanno creato  il Friday for future.

Avevano già creato in precedenza il movimento Black lives Matter nel 2012 a seguito dell’assoluzione di un vigilante che aveva ucciso un ragazzo nero e minorenne senza apparenti motivazioni.

I Millennial hanno usato i social positivamente e ti dirò di più, saranno loro a salvarci il culo.

Courtesy Laura Campiglio su Twitter (@lacampiglio)

– Pensi ci saranno dei capovolgimenti considerevoli anche a livello personale e relazionali, ad esempio nella vita privata?

Certo, io ne sono un esempio. Io credo nel matrimonio ma non inteso come vivere insieme. Al contrario mi sono sposata ben due volte e due volte sono diventata mamma ma non ho mai convissuto totalmente con i miei mariti.

La distanza è fondamentale, laddove si possa. Anche perché al giorno d’oggi è sempre più frequente trovare qualcuno non proprio a chilometro zero ma al contrario, che può abitare in un’altra città. Il mio attuale marito è romano, io sono milanese. Non abbiamo mai fatto un trasloco vero e proprio. Il fine settimana si monta su un treno e ci si ritrova. Spesso andiamo in vacanza anche con il papà della mia prima figlia, tutti insieme appassionatamente.

Dove c’è amore (e risorse) si può vivere serenamente a prescindere dai mattoni o dal proprio passato.

Il vero progresso, sempre secondo me, non è la convivenza senza matrimonio ma il matrimonio senza convivenza. Per noi donne soprattutto l’indipendenza economica e gli spazi sono fondamentali per fare IL salto.

– Quindi non bisogna trovare l’altra metà della mela. Bisogna trovare un altro splendido frutto che si sposi bene con il nostro gusto? L’avevo intuito anche dal romanzo, l’amore arriva all’improvviso e senza particolari colpi di fulmine o intensità emotiva.

Sì, ce lo insegna anche Anna. In questo romanzo l’amore ha un ruolo assolutamente marginale. Difatti il personaggio maschile fa comparsa col rumore dello sciacquone.

Ogni storia fa il tagliando ogni cinque anni, ha poco senso ipotecarla per paura e scarse previsioni nel futuro.

Un personaggio invece assolutamente biografico è invece il nonno.

Mio nonno non mi parlava mai di aspetti filosofici della vita ma di cose pratiche. Mi insegnava a parlare di soldi e mi spronava a formarmi. Contrariamente a quanto percepito nell’odierno mondo del lavoro, non è volgare pagare di soldi.

Dovrebbe essere la prima domanda da porre al datore di lavoro. I soldi non sono ineleganti, sono importanti perché necessari per costruire qualsiasi cosa. Accompagnati, logicamente, da un buon cervello ma, senza quelli non hai concretezza.

Io quando andavo a trovare il nonno entusiasta per le mie collaborazioni come giornalista, volavo altissimo sui principi e l’etica della vita. Lui mi tirava giu e mi diceva “Sì, ma con quali soldi?”.

Dobbiamo tirarci fuori da questa mentalità e io ancora adesso ho difficoltà a parlare di soldi. I soldi sono il fondamento, sono la concretezza con la quali puoi gestirti.

– Ho letto il tuo libro in un pomeriggio da quanto era piacevole e scorrevole, poi mi sono immaginata innumerevoli scene. Sarebbe perfetto per un film, non trovi? Si presta tanto.

È in lettura da qualche produttore, speriamo! 

– Con la speranza di tornare alla normalità e il desiderio di vedere un film di Caffè Voltaire ci salutiamo. In ultima battuta, dimmi cosa hai tratto da questa esperienza della quarantena per il Covid-19 ?

Quello par soprattutto su Instagram e Facebook è che tutti hanno riscoperto il senso della vita, il piacere delle piccole cose.
Io no. Io ho scoperto che mi piace andare al bar con le amiche, ma lo sapevo già.

LEGGI Caffè Voltaire

“Je suis tombé par terre,
C’est la faute à Voltaire,
Le nez dans le ruisseau,
C’est la faute à Rousseau”

Sono caduto giù per terra, è colpa di Voltaire.

Il naso nel ruscello, è colpa di Rousseau!

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