Catalogo dei MILLENNIAL #91 Sergio Sylvestre. La tua enciclopedia dei millennial

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26 Giugno 2020
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Chi è Sergio Sylvestre, e gli effetti di una gaffe in diretta tv

NOME Sergiofeld Sylvestre (Sergio Sylvestre)
LUOGO NASCITA Los Angeles (Usa)
DATA NASCITA 5 dicembre 1990
SETTORE Musica
NAZIONALITÀ Statunitense
MILLENNIAL FACTOR Globale

Chi è

L’eco della sua magnifica voce in quello stadio vuoto. Alcune indecisioni. Poi pochi secondi di silenzio. Assordante e imbarazzante. Una dimenticanza – «emozione», dirà lui – che può cambiare il destino di una carriera ‘ancora in rampa di lancio’. In bene o in male non è dato sapersi. Di certo di Sergio Sylvestre non si era mai parlato così tanto come dopo la sbavatura durante l’esecuzione dell’inno di Mameli per la finale di Coppa Italia post Covid-19.

Una ‘notorietà improvvisa’ per l’omone afroamericano. Lui che, nonostante la vittoria della quindicesima edizione del talent show Amici di Maria De Filippi e anche la partecipazione a Festival di Sanremo, era stranamente rimasto confinato al servizio di un pubblico di nicchia. Sebbene il ‘prodotto’ proposto dal millennial sia realmente diverso dal ‘solito’. Probabilmente migliore. E il suo ‘Fratelli d’Italia‘, errori e gaffe a parte, ne è stato un assaggio: merito della gran voce, una rarità nel panorama italico.

Quel mini concerto senza pubblico non è stato il miglior biglietto da visita, ma il dato sicuro è che quell’esibizione ha catturato l’attenzione di migliaia di nuovi ascoltatori. Tutti desiderosi di capire un po’ più a fondo il lavoro di quel Big Boy – come il nome del primo successo di Sergio Sylvestre – alto quasi 2 metri e 10. Nuovi fan che non sono però bastati a oscurare gli altrettanto numerosi detrattori. In breve tempo, il gigante di origine messicane e haitiane che si è innamorato dell’Italia per caso, si è ritrovato sotto attacco.

I classici leoni da tastiera, giustificati dai soliti noti, che puntavano il dito sul fatto che a intonare l’inno ci fosse uno straniero. E per giunta nero e impaziente di alzare il pugno a fine esibizione in sintonia con la lotta contro il razzismo che si è riaccesa dopo la morte di George Floyds. Un tiro al bersaglio contro uno che anche da piccolo aveva dovuto vedersela con i bulli, durato fin troppo. Insulti ai quali questo americano innamorato anche dell’Italia dei suoi critici più agguerriti ha risposto con un bel: «Va bene così perché me ne fotto».

Una tiritera che alla fine di tutto è servita soprattutto per alzare il livello di notorietà di Sergio Sylvestre, difeso anche da diversi suoi colleghi. Un passaggio che forse si rivelerà importante per il futuro di questo millennial. Uno che col fisico che si ritrova, tra altezza e stazza, te lo immagini come buttafuori in un locale salentino – cosa che ha fatto – e che invece finisce a cantare al Samsara Beach di Gallipoli. Perché il suo talento più grande non è la mole ma la voce. Non va temuto ma va ascoltato.

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