Recensione dell’album di Achille Lauro: un pezzo ok, ma con 10 muori

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20 Aprile 2019
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Amo Rolls Royce e Achille Lauro. Ho cantato a squarciagola il pezzo durante il Festival e mi sono gasato per i paragoni con il primo Vasco. Ma c’è un dato di fatto: il singolo è ok, l’album no.

Lauro è perfetto per i nostri tempi, contamina il mondo della moda, dell’intrattenimento, del cool. Ma, cazzo, è negato a cantare. Questo va detto con onestà. Lo reggi per due pezzi, ma per dieci nemmeno se ti legano. 

Un singolo è la sua misura, un album non ha senso. I pezzi sono messi assieme forzatamente, senza gusto o con poca spinta. Spesso la voce è brutta, eccessivamente da patata in bocca e romanesca, biascicante. Tranne un paio di canzoni manca l’atmosfera. Mi piacciono i testi monosillabici ma dovrebbero essere applicati su pochi singoli, solo il salvabile, un po’ come ha fatto Liberato.

Noel Gallagher diceva: <fanculo il tuo doppio cd, oggi nessuno ha tempo di ascoltarlo>. Questo pochi anni fa, ormai la misura giusta per un cantante è il singolo. Cinque minuti.

Perché ascoltare 1969 e i suoi dieci brani? Sminuisce il personaggio, lo rende uguale a tutti gli altri e nonostante la ricerca abbozzata in pezzi come Zucchero non ne esce bene.

Lauro è comunque un fuoriclasse e Cadillac e Delinquente lo dimostrano. Fosse un disco tutto così spaccherebbe. Lui deve sberciare questo pop finto punk, così funziona! C’ha un che dei Prozac+ ma con stile. “Figlio di un dio figlio d’un bar, non mi far litigare” è una frase da stampare sulle magliette. 

Buone anche le intuizioni anni 80, vaporwave e sognanti come Sexy Ugly.

lo dice lo stesso Lauro: la trap sparirà e con lei i cantanti stonati come Sfera, Gemitaiz e compagnia bella. Gente che non si può sentire. Per questo lui usa le chitarre, si rende conto che serve l’armonia per emozionare la gente.

Non è questione di demonizzarli o non capirli questi trap boys: il fatto è che sono scarsi. Poi che abbiano una valenza antropologica è chiaro, che siano uno specchio dei nostri tempi pure. Ma chi cavolo la canta quella merda sotto la doccia? I decenni passati sono inzuppati di robaccia kitsch e barocca ma anche il più scarso dei cantanti doveva essere intonato, il che rendeva semplice l’ascolto.

Lauro stona anche con l’autotune, è così imbarazzante che perde di credibilità nonostante i testi siano buoni e poetici. Ma lo senti che blatera esatonalmente…e cambi pezzo. 

E nonostante tutto mi piace. Ripeto: Cadillac e Delinquente valgono l’ascolto.

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