Le parole sono importanti. Dell’utilità e del danno degli anglicismi in italiano

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23 Dicembre 2017
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E se gli anglicismi in italiano fossero un cancro linguistico? Io non ascolto Ed Sheeran e non conosco Andrea Boccelli  – se non per le battute sulla sua cecità – ma quando in un pub (1° anglicismo) nella classica discussione da bar (2° anglicismo) mi hanno detto che hanno duettato mi sono precipitato ad aprire il video del pezzo in questione. Avendo saputo che il cantante statunitense aveva inserito delle parti vocali in italiano volevo capire che effetto avesse sul mondo questa lingua, cantata, nel 2017.

 

Non è certo il primo caso di duetto internazionale ma le reazioni ed i commenti riescono ancora ad emozionarmi. Il mondo ama l’Italiano e poche parole possono ancora far venire la pelle d’oca.

Resta una delle lingue più studiate al mondo, non ci sono classifiche esatte e precise ma essere vicini ai numeri della Cina e superiori all’India è incredibile se consideriamo la minor spendibilità professionale nel mondo lavorativo. Siamo appena 60 milioni, meno di una persona su cento è italiana, ma abbiamo la lingua più romantica del mondo.

Noi, di contro, giorno dopo giorno, letteralmente, la scalfiamo e la deturpiamo, offendendola per ignoranza. Soprattutto, gli anglicismi in italiano proliferano come funghi.

Il mio è un umile tributo alla guerra combattuta da Annamaria Testa da diversi anni e molte delle idee qui di seguito sono sue.

I Millennial utilizzano termini inglesi a iosa e, almeno da quando è uscito Narcos, anche le espressioni spagnole abbondano. Hi, let’s go, prendiamo un drink, c’è il suo live sabato, suona al party, yes, don’t worry, fake, oh my god ecc.

Questo miscuglio è orribile e disfunzionale. Lo facciamo perché siamo dei provinciali, ci crediamo in questo modo più interessanti e spesso per pigrizia abbiamo smesso di cercare il termine esatto italiano. Questo porta ad un appiattimento linguistico – e quindi concettuale.

Per essere più smart ed efficienti, si ottiene l’effetto opposto: la frase diventa meno comprensibile. L’italiano ci aiuta, infatti, a essere più precisi e suggestivi se andiamo oltre il solito sole, cuore e amore. Con i termini giusti possiamo stimolare in chi ci ascolta (o ci legge) emozioni e sensazioni ben definite. I nostri sinonimi hanno un potere enorme. Altroché anglicismi in italiano. Dobbiamo convincerci che i termini stranieri non dicono di più ma spesso dicono di meno. Siamo noi che gli attribuiamo un senso.

 

Non utilizzare parole italiane le renderà presto arcaiche e la lingua di Dante sarà da buttare.

Da questo utilizzo sconsiderato, si finisce per promuovere la città di Roma, patria della lingua latina con il motto raccapricciante “roME & YOU”. Unica capitale al mondo che storpi il suo nome per il pubblico.

Noi siamo la lingua che parliamo, la nostra parola da forma al pensiero e se parliamo confuso pensiamo allo stesso modo.

Forse sono la persona meno adatta di tutta la rivista sullo scrivere un articolo sulla nostra cara lingua, ma ahimè mi tocca. Scrivo perché odio chi scrive target, concept e reference nelle presentazioni e usa la parola strategy come se strategia fosse una parolaccia, non siete smart e non vi reputo dei losers ma proprio degli SFIGATI.

 

Possiamo accogliere i termini stranieri che non esistono in italiano, parole che sono uniche e possono arricchire la nostra lingua ma non sostituire le parole italiane con sinonimi stranieri (magari per risparmiare a dir tanto una sillaba).

 

Quindi voi Millennial, scrittori di questa rivista (non magazine), e anche voi lettori, a scialacquare anglicismi in italiano non siete cool. Siete solo, più probabilmente, pigri ed ignoranti.

Dovete pensare a chi vi ascolta: se parlate a italiani parlate in italiano, se parlate a degli inglesi parlate inglese. Se parlate con gli amici parlate in dialetto.

 

Sull’argomento non posso che citare Dargen D’Amico uno che le parole le sa usare per davvero:

“Le parole da usare, sempre quelle, l’arte è cambiare l’ordine”.

 

A chi è dalla mia parte, voglio ricordare che a chiunque dirà “here we are” noi risponderemo che ci siamo, per aspera ad astra.

 

Note:

Annamaria è una consulente della comunicazione ed esperta di creatività. Alla professione di consulente per le imprese affianca una intensa attività di scrittura come blogger e saggista e oltre vent’anni di docenza universitaria.

 

 

 

Il discorso illuminante di Annamaria Testa al TEDxMilano https://www.youtube.com/watch?v=Wr2YJoQeYsE

 

Uno dei video delle tante challenge di #dilloinitaliano realizzate

https://www.youtube.com/watch?v=wp95R8noR6U

 

Questo è uno dei video commoventi di #dilloinitaliano l’iniziativa promossa con successo tre anni fa da Annamaria Testa: https://www.youtube.com/watch?v=UmqN-XxkBQE

 

300 parole da dire in Italiano, per cominciare

https://nuovoeutile.it/300-parole-da-dire-in-italiano/

 

E, dopo esserti fatto la tua idea sugli anglicismi in italiano, LEGGI ANCHE: Dove sono finiti i ribelli? Quelli che criticano Gandhi, quelli che non dicono spoiler?