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Un Banksy, un Rammellzee, un Invader e un Obey all’asta: il futuro della street art sono i salotti?

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23 Novembre 2020
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Uno dice street art e pensa ai marciapiedi sporchi di vernice colata da un muro appena reso unico da un “creatore”.

Niente di più lontano dalla realtà. Il futuro di quell’espressione così popolare d’interpretare l’arte, amatissima dalla nostra generazione millennial, sembra destinato altrove. Magari al salotto di un palazzo borghese, alla villa di un miliardario in riva al mare o alle pareti di un museo in espansione verso “l’esterno”.

Un’indicazione arriva per esempio dall’asta di Artcurial in arrivo per il 16 dicembre prossimo. Tutta a base di pop art e street art. Nella sede milanese della casa d’aste è esposta una selezione di opere che la casa d’aste francese metterà in vendita a Parigi.

Il Banksy messo all’asta a Parigi

L’asta comincerà da un pezzo di uno degli artisti più in voga e ricercati del momento, noto soprattutto per la sua street art e per la sua misteriosa identità. «Abbiamo un Banksy – ha detto all’agenzia Askanews la direttrice della sede milanese, Emilie Volka – che ovviamente è conosciuto moltissimo. Questa in particolare è una stampa sulle tonalità del grigio degli anni Duemila dieci, firmata. Quindi la prospettiva di un buon rilancio è notevole, perché ultimamente Banksy sta registrando aggiudicazioni incredibili».

Accanto a Banksy si trovano poi opere di altri artisti noti e apprezzati moltissimo anche dai più giovani. Per esempio Shepard Fairey (Obey), celebre per il poster a sostegno della campagna di Barack Obama, che qui presenta un ritratto pop di un’icona dei diritti come Angela Davis. C’è pure un lavoro a spray di Rammellzee o un catalogo con copertina a mosaico di Invader. Artisti con i quali i millennial e i Gen z si sono confrontati almeno qualche volta nella vita.

L’asta d’arte ai tempi del lockdown

È certo che aste come queste sono l’emblema del cambio di rotta verso il quale un certo tipo di opera d’arte sembra indirizzato. Ma accanto ai temi prettamente artistici, in tempo di pandemia e lockdown è interessante capire come sta cambiando il modo di vendere all’asta, in assenza di compratori in sala. «Sarà diverso dal solito – ha spiegato la direttrice – perché vedere i rilanci delle persone in sala mette sempre un po’ di adrenalina, sia a chi osserva sia a chi vuole acquistare il pezzo».

«Ci stiamo adoperando con i social, con video – ha concluso Emilie Volka – cerchiamo di entrare un po’ di più nelle case dei collezionisti, per fare sì che questo amore per l’arte, che sia street art o arte antica, non svanisca in questo periodo che spero finisca il prima possibile».

Artcurial sta puntando sul digitale per tenere vivo l’interesse del pubblico e dei potenziali compratori. Un bene per gli artisti e quindi per l’arte, probabilmente anche per quella che una volta nasceva e moriva in strada. Chi può dirlo.

 

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