Biohackers, la serie Netflix conservata nel DNA. Ma perché?!

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14 Settembre 2020
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Biohackers è la prima serie tv che sia mai stata sequenziata in un frammento di DNA artificiale.

Per il lancio Netflix ha diffuso un video nel quale si spiega come sia stata trasformata in una successione di basi azotate. Queste basi hanno poi composto un vero e proprio frammento di DNA, conservato in provetta.

 

Infatti il DNA ha la capacità di immagazzinare una quantità di informazioni infinitamente superiore rispetto a qualsiasi altro supporto e pure per un periodo di anni enorme.

Le potenzialità della biotecnologia e della potenza di conservazione dati da parte di organismi dotati di DNA, si era già vista nella serie distopica 3%, dove il sistema che reggeva l’isola degli eletti altro non era che un biocomputer.

Peccato che al lancio sensazionale non corrisponda una serie altrettanto riuscita.

Trama

Una studentessa di medicina, Mia (Luna Wedler), viene ammessa al corso universitario della professoressa Tanja Lorenz (Jessica Schwarz).

Per guadagnarsi l’accesso ai laboratori, Mia sia avvicina a Jasper, assistente della Lorenz. Ma nel farlo scopre che entrambi lavorano a un progetto di intervento sul genoma che ha delle implicazioni etiche dubbie.

Scissa tra la ricerca della verità e il desiderio di vendetta per la morte del fratello gemello, Mia si trova invischiata con i biohackers mettendo a rischio anche la sua vita.

Tematiche

La serie prova a mescolare il tema della ricerca genica a fini medici e quello dell’eugenetica.

Negli ultimi anni diverse serie tv hanno indagato sempre più spesso il legame tra scienza e tecnologia, evidenziandone pro e contro (a partire da alcuni episodi di Black Mirror a documentari come Selezione innaturale). Biohackers prova a tenere insieme entrambi i fronti, con scarsi risultati.

La serie è davvero molto veloce, appena sei puntate, il che è un pro se consideriamo come sono trattati i temi e un contro perché i personaggi sono caratterizzati in maniera quasi caricaturale.

Si passa dai coinquilini svitati ma geniali, al fidanzato scienziato-pazzo per finire con la dottoressa Lorenz, che pare il coacervo di tutti i mali.

Non si riesce neanche a empatizzare con la protagonista, che viene dipinta come geniale ma risulta solo una maestrina prima della classe, dotata della rara qualità di avere un organismo inattaccabile dalle malattie. Per la durata delle sei puntate Mia manipola chiunque, si dipinge come una vittima ma se ne infischia altamente di provocare dolore in chi la circonda.

Anche a livello scientifico le nozioni dei creatori della serie sono un po’ confuse. Le sequenze di DNA sono lette e interpretate con una facilità che rasenta il ridicolo. Giusto per capirci: i caratteri primari e secondari del nostro fenotipo non sono così palesemente deducibili solo osservando la sequenza genica (come fa credere la serie).

La sintesi di antidoti alle malattie sembra semplice come bere un bicchier d’acqua e altrettanto la manipolazione genica sugli embrioni.

Giudizio

Per fortuna la realtà è ben diversa e meglio regolamentata, ma con questa trama e un a scrittura talmente semplicistica Biohacker ha perso una possibilità.

Per finire l’idea del DNA come contenitore potenzialmente infinito di informazioni, ripresa dal lancio della serie, non è affatto nuova. Infatti già in 3%, serie Netflix distopica, un organismo vegetale marino era utilizzato come biocomputer che reggeva le sorti dell’isola degli eletti.

Ecco, rimpiangendo quell’isola, il consiglio è di non sprecare tempo a guardare Biohackers.

 

 

 

 

 

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