Congiura dei pazzi: ecco ciò che devi sapere per parlarne in giro

14 novembre 2018
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Tra storia e fiction, la Congiura dei Pazzi affascina i millennial. Ma occhio agli stravolgimenti della sceneggiatura…

La Congiura dei Pazzi gran finale dello sceneggiato tv I Medici 2 su Rai 1 è stata una cospirazione nata dalla famiglia di banchieri fiorentini de’ Pazzi. L’obiettivo era sconfiggere l’egemonia dei Medici con l’aiuto del papa, della Repubblica di Siena e il Regno di Napoli. La congiura portò all’uccisione di Giuliano de’ Medici e al ferimento di Lorenzo il Magnifico. Ma non pose fine al potere mediceo su Firenze.

La Congiura dei Pazzi, ai danni della famiglia Medici riuscì tuttavia a eliminare un membro importante della famiglia e portò a conseguenze pesanti nella politica italiana sul finire del Quattrocento. Tra gli studiosi c’è chi pensa che lo scrittore Luigi Pulci, amico stretto di Lorenzo il Magnifico, appena avvenuta la congiura abbia deciso di cambiare il finale del Morgante, opera satirica che stava scrivendo, raccontando la scena violenta della strage di Roncesvalle, che in effetti ricorda la Congiura dei Pazzi e la morte dell’amico.

Tante congiure molto onore?

La famiglia Medici, aveva subito congiure per secoli: Cosimo de’ Medici fu esiliato per motivi politici per un anno, mentre suo figlio Piero scampò all’agguato di Luca Pitti sulla via per Careggi.

Dal 1469 Firenze era governata dai figli di Piero, Lorenzo e Giuliano, che allora avevano venti e sedici anni. Lorenzo de’ Medici seguiva la politica con la stessa passione di suo nonno Cosimo, cioè controllando tutte le magistrature da dietro le quinte, attraverso uomini fidati.

Un papa poco misericordioso

Papa Sisto IV Della Rovere, eletto al soglio pontificio nel 1471, aveva manifestato la volontà di mettere le mani su diversi territori fiorentini. Lo faceva per i suoi nipoti, tra i quali il nobile Girolamo Riario, e per portare avanti le costose opere romane, come la ristrutturazione della Biblioteca Vaticana. Poi era preoccupato dalle mire espansionistiche dei Medici verso la Romagna.

L’ostilità ai Medici, passò attraverso quello che oggi chiameremmo appalti: la famiglia fu sbattuta fuori dall’amministrazione dei soldi vaticani, di cui cominciarono a occuparsi i membri della famiglia dei Pazzi.

Il Magnifico attese il momento per vendicarsi di questo affronto. L’amministrazione delle finanze pontificie portava prestigio e ricchezza, per esempio con lo sfruttamento delle miniere di allume dei Monti della Tolfa. Era usato come fissante per la tintura e per i colori delle miniature, e le miniere dei Monti della Tolfa, erano le uniche in Italia, garantiva quindi il monopolio della sostanza necessaria nella produzione tessile e libraria.

Negli anni precedenti la Congiura dei Pazzi le due famiglie fiorentine, pur rivali, si erano imparentate con il matrimonio tra Guglielmo de’ Pazzi e Bianca de’ Medici, sorella maggiore di Lorenzo il Magnifico.

A provocare la rissa pare sia stata la questione dell’eredità di Beatrice Borromei, moglie di Giovanni de’ Pazzi. Dopo la morte del suo ricchissimo padre Giovanni Borromei, Lorenzo fece promulgare una legge retroattiva che privava le figlie femmine dell’eredità in assenza di fratelli, facendola passare direttamente ad eventuali cugini maschi. Così Lorenzo Il Magnifico evitò una notevole crescita del patrimonio dei Pazzi.

Le tensioni tra le due famiglie crebbero quando Lorenzo rinfacciò ai Pazzi di aver prestato al papa 30mila ducati perché suo nipote avesse la Contea di Imola, pericolosamente vicina a Firenze. Ciò violava i diktat di Lorenzo, che aveva negato il prestito al papa e convinto le banche toscane a non concederglielo.

Organizzazione della Congiura dei Pazzi

L’idea fu di Jacopo e Francesco de’ Pazzi. pensavano che una volta eliminati i Medici, la guida di Firenze sarebbe spettata a Girolamo Riario. Il papa trovò altri appoggi esterni: la Repubblica di Siena, il Re di Napoli, oltre alle truppe dalle città di Todi Città di Castello, Perugia e altri territori pontifici. Raccomandò di evitare spargimenti di sangue: si trattava ovviamente di un pro forma, di cui i congiurati se ne fregarono altamente, dato che i due Medici, dovevano essere fatti fuori

Il responsabile dell’omicidio fu nominato Giovan Battista Montesecco, il quale  era un condottiero non un sicario e si rifiutò di seccare i Medici, per di più in chiesa durante una funzione.  Così se ne occuparono due preti meno esperti in fatti d’arme, Stefano da Bagnone e il vicario apostolico Antonio Maffei da Volterra. Una lettera cifrata, scoperta di recente, prova con certezza il coinvolgimento di Federico da Montefeltro, Duca d’Urbino, che ai congiuranti fornì truppe per 600 uomini.

Il piano

Il piano concordato in marzo nelle stanze del Palazzo Apostolico, prevedeva che, se la Congiura dei Pazzi avesse funzionato, Lorenzo Giustini, legato pontificio, e Gianfrancesco Mauruzzi da Tolentino, avrebbero portato le truppe del Riario alle porte di Firenze: 2000 uomini e diversi cavalieri, a disposizione dell’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati e di Francesco de’ Pazzi.

L’obiettivo iniziale era avvelenare Lorenzo e Giuliano de’ Medici durante un banchetto a Villa Medici di Fiesole il 25 aprile 1478, per celebrare l’elezione a cardinale del 18enne Raffaele Riario, nipote di Sisto IV.

Dell’avvelenamento, erano incaricati Jacopo de’ Pazzi e Girolamo Riario, che avrebbero dovuto versare il veleno nei piatti destinati ai Medici. Quel giorno, però,  Giuliano non si sentiva bene e l’impresa fallì e  fu rimandata al giorno successivo, durante la messa in Santa Maria del Fiore.

La messa che fu fatale a Giuliano

La domenica alla messa si recarono i Medici e i congiurati, essendo però Giuliano ancora indisposto, Bernardo Bandini (il sicario destinato a Giuliano) e Francesco de’ Pazzi decisero di andare a prenderlo personalmente. Nel percorso dal Palazzo Medici a Santa Maria del Fiore, si legge che i congiurati abbracciavano a tradimento Giuliano per vedere se indossasse una cotta di maglia.

Ma lui aveva un’infezione a una gamba ed era uscito senza la solita protezione sotto le vesti. Quando arrivarono in chiesa la messa era già iniziata. Mentre tutti erano inginocchiati, si scatenò il vero e proprio agguato: il Bandini si avventò su Giuliano, colpendolo alla schiena, poi corse verso Lorenzo, mentre Francesco de’ Pazzi infieriva con il pugnale sul corpo di Giuliano, in un lago di sangue. ma Lorenzo il Magnifico riuscì a fuggire.

La vendetta del popolo

Jacopo de’ Pazzi aveva sottovalutato la reazione del popolo fiorentino. Quando si presentò in Piazza della Signoria gridando “Libertà!“, non fu acclamato ma assalito dalla folla. Un movimento popolare che si accaniva contro i congiurati. Le truppe del papa e delle altre città si insospettirono e Jacopo de’ Pazzi uscì da Firenze portando la notizia del fallimento della Congiura dei Pazzi.

La fine per i congiurati fu tragica: poche ore dopo Francesco de’ Pazzi, ferito, e l’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati erano stati impiccati dalle finestre del Palazzo della Signoria. I fedelissimi ai Medici scatenarono  una caccia all’uomo, feroce e fulminea.

Tutti impiccati!

Pochi giorni dopo, anche Jacopo de’ Pazzi e Renato de’ Pazzi, che pure non era coinvolto nella congiura, furono impiccati; i loro corpi furono gettati nell’Arno. Bernardo Bandini riuscì a fuggire dalla città, arrivando a rifugiarsi a Costantinopoli, ma fu scovato e giustiziato. Il suo cadavere impiccato venne ritratto da Leonardo da Vinci.

Lorenzo il Magnifico non provò mai a calmare la rabbia popolare, e fu dunque vendicato senza sporcarsi le mani. I Pazzi furono tutti arrestati o esiliati e i beni confiscati. Si vietò di apporre il loro nome su tutti i documenti ufficiali.

La guerra

Dopo i moti e la rappresaglia il Papa scomunicò Lorenzo de’ Medici chiedendo la liberazione dei prigionieri. Siglò un’alleanza con Regno di Napoli e Repubblica di Siena: il governante fiorentino doveva arrendersi. Al no dei Medici, le forze della coalizione si  invasero la Repubblica di Firenze nel giugno del 1478, occupando Castellina in Chianti, Radda in Chianti, Casole d’Elsa, Certaldo, Castelfiorentino ed infine la Fortezza di Poggio Imperiale. Le operazioni si protrassero fino agli accordi di pace del 13 marzo 1480.

Le scaramucce

Le scaramucce iniziate con la Congiura dei Pazzi durarono fino a quando l’invasione ottomana delle Puglie portò l’attenzione nel Sud Italia. La questione doveva essere chiusa per cause di forza maggiore e restituendo ai Medici i loro possedimenti in cambio di appoggio finanziario e invio di truppe militari per contrastare l’attacco turco.

La pace

Lorenzo poté così accentrare il potere nelle sue mani: le assemblee comunali e la struttura della Repubblica furono sottomessi a un consiglio di 70 membri, costituito da persone fidate, che dovevano rispondere solo a lui. Lorenzo del Medici poi riuscì a far pace con Alfonso e con papa Sisto. In entrambi i casi usò la cultura e l’arte come ambasciatori di Firenze e della sua necessaria libertà e indipendenza. A Napoli giunsero ben presto Giuliano e Benedetto da Maiano, Antonio Rossellino, e gli artisti fiorentini affrescarono a Roma la nuova Cappella Sistina tra il 1481 e il 1482.

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