Prima «per me un Moscow Mule» e poi «posso scroccarti una paglia?». Perché l’alcol chiama sempre il fumo?

Sappiamo resistere alle tentazioni?

5 agosto 2017
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È estate, le notti sono hot e per socializzare senza social si trinca e si sfumazza. E le due cose sempre insieme. Ecco perché

Alzi la mano chi, dopo uno shot non è azzannato dalla voglia di una siga. La domanda sorge spontanea: perché l’alcol e il fumo vanno a braccetto? Semplice, si compensano ripetendo un antipatico modello comportamentale tipico delle dipendenze. L’85% degli alcolisti sono anche dipendenti dalla nicotina. Ecco le ragioni più significative:

Dopo una serata alcolica, quando ci mettiamo alla guida ci accendiamo una sigaretta. C’è una spiegazione a questo rito, ossia l’alcol procura sonnolenza mentre la sigaretta ci tiene svegli. Ma c’è di più…sia nicotina che alcol favoriscono il rilascio nel nostro corpo di dopamina, il celebre ormone della felicità. O meglio, il fumo abbassa la dose di dopamina, mentre l’alcol la aumenta. Di conseguenza ordiniamo un altro drink e successivamente ci accendiamo un’altra sigaretta.

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Grazie a questi due fantastici e inseparabili amici si attiva una zona del cervello nota come “centro della ricompensa”; ci sentiamo compiaciuti, appagati e soprattutto siamo più socievoli, abbiamo la sensazione che potremmo sedurre perfino Chiara Ferragni. No, forse lei no.

Comunque, abbiamo chiesto a Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore della Sanità e Vice Presidente di EUFAS l’European Federation of Addiction Societies, ha spiegato il perché di questa reazione psicologica. Si comincia con una fase di sperimentazione; quando siamo giovani vediamo questi due usi (o meglio abusi) come un mezzo di aggregazione con gli amici, con cui si condivide e divide tutto. Dopodiché, diventa una trasgressione e poi…purtroppo un’abitudine.

Le conseguenze non sono solo a livello neurologico, ma anche sanguigno: L’alcol è un vasodilatatore e abbassa la pressione, mentre il fumo è un vasocostrittore, aumenta la pressione e il battito cardiaco.

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Insomma c’è da valutare seriamente se convenga davvero continuare con queste due abitudini così false amiche del giovane nottambulo. Basta dire una volta «è più forte di me» ed ecco che l’impulso si impadronisce di noi. Alterando lo stato di coscienza e portando quindi a compiere gesti di cui poi qualcuno ci presenterà il conto. Tipo: tradire la propria donna lasciando tracce macroscopiche come mozziconi di sigaretta, svelare a chiunque la località segreta dove tengono gli alieni atterrati ad Arezzo nel ’61, perdere le chiavi di casa di mamma e papà che sono a San Pietroburgo in gita con il Cral mentre cercate di pagare le paglie alla macchinetta.

No, a parte gli scherzi, occhio al binge smoke/drinking: se alla polizia interessa principalmente che non siate al volante, ci sono almeno un centinaio di cose che in condizioni normali il cervello vi direbbe di non fare. Sulle conseguenze del sesso da ubriachi, per esempio, vi basterà poco per individuare i rischi, in primis dar fuoco al materasso. E la passione qui non c’entra.

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