Dio d’illusioni di Donna Tart: un abisso dionisiaco sotto la noia della provincia

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29 Luglio 2019
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Un piccolo college collocato nel ridente – si fa per dire – Vermont è il teatro di una morte misteriosa: a essere ritrovato in mezzo al bosco è Bunny, un giovane di buona famiglia che frequentava solo un corso, quello di greco antico di Julian Morrow. La premessa sembra promettere noia ma Dio d’illusioni di Donna Tart (Rizzoli), per quanto lungo e tortuoso, è un romanzo che cela abissi davvero profondi.

Il dio del titolo è infatti Dioniso, divinità orgiastica per eccellenza, i cui riti purificano e conducono all’oblio.

Ed è proprio alla frenesia dionisiaca che aspirano gli eletti che fanno parte del gruppo del professore Morrow. Ovvero i gemelli Charles e Camilla Macaulay, Francis, Henry e Charles, detto Bunny, a cui si aggiunge presto il protagonista del romanzo, Richard Papen.

A differenza dei membri originari del gruppo, Richard non è ricco e non ha particolari qualità ma viene accettato all’interno della congrega dapprima come un’appendice amorfa ma poi sempre più utile per mantenere gli equilibri.

Ricordiamoci infatti che a un certo punto ci scappa il morto e la perfezione dei classicisti in erba si frantuma miseramente.

 

 

Con questo romanzo Donna Tart mette in scena nel mondo moderno (o quasi moderno, dato che il romanzo echeggia atmosfere anni Ottanta, ovvero contemporanee agli anni in cui l’autrice frequentò il college) il furore dionisiaco di euripidea memoria. A poco a poco la narrazione svela un progetto bislacco degli studenti: quello di rivivere l’ebbrezza delle baccanti dionisiache tramite i loro riti.

Riusciranno a vedere finalmente il dio rivelarsi?

La risposta che ci dà l’autrice è mirabilmente ambivalente, adatta soprattutto a far sorgere delle domande nel lettore. Davvero abbiamo bisogno di una rivelazione divina per dare senso all’esistenza? Davvero un culto, per quanto “pagano” e “arcaico”, giustifica l’omicidio?

Donna Tart semina il dubbio e intrappola il lettore in una sottile rete fatta di allusioni, mistero e visioni, tale che alla fine penserete davvero di aver intravisto Dioniso.

Da leggere se siete cultori del classicismo ma in fondo siete in cerca di emozioni forti.

 

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