Gli smartphone sono i nuovi tarocchi, un esoterista Millennial ci spiega perché

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17 Giugno 2019
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Maurizio Temporin, classe 1988, è un esoterista millennial. A 30 anni ha già pubblicato il suo settimo libro: Arcana, il castello dei destini sbagliati, un romanzo iniziatico, potremmo paragonarlo a Le Metamorfosi di Apuleio.

Arcana è il tuo settimo libro. Raccontaci degli altri.

Il primo libro l’ho scarabocchiato sui banchi della prima liceo durante le lezioni più noiose, cioè tutte. Non pensavo che sarei diventato uno scrittore all’epoca, sinceramente non avevo nemmeno mai desiderato di pubblicare, ma una serie di misteriose sincronicità, che oggi mi appaiono come eventi inevitabili, mi hanno portato qui a Mondadori dove tutti mi fanno veramente sentire a casa. Di libri ne ho scritti una quindicina e 7 hanno visto la luce al neon delle librerie. Ho cominciato con Rizzoli a 16 anni pubblicando Il Tango delle Cattedrali, poi con Giunti e la saga di IRIS fiori di cenere, approdando poi in Mondadori con IF la fondazione immaginaria. Libri molto diversi tra loro, ma che hanno come comune denominatore il “realismo fantastico”.

Alla base c’è quindi un ossimoro. Il prossimo sarà Arcana, è il caso di dire che il nome è già tutto un programma… 

In realtà Arcana è il nome del mio gatto. Vuol dire antico e misterioso, come lui, appunto. Il romanzo, che sicuramente coinvolge uno strano felino, parla però di tarocchi. Questi sono sempre stati usati per conoscere il futuro, ma se qualcuno sapesse usarli per cambiare il passato? Una ballerina di tango che non sente il dolore, un chirurgo estetico col debole per il gioco d’azzardo, una ragazzina misantropa, uno stunt-man masochista e un wedding planner dalla doppia personalità.

Cinque sconosciuti, cinque persone troppo ferite e sole, disposte a tutto pur di ricucirsi addosso una speranza… Anche ad accettare misteriosi inviti, come quello di Ermete, un anziano in sedia a rotelle che vive in un castello tra le nebbie del Nord Italia. Il vecchio, che sostiene d’essere un mago, li ha scelti per farli diventare personificazioni di altrettanti Arcani Maggiori, allo scopo di creare un vero e proprio mazzo vivente, capace di modificare gli eventi. Ospiti e prigionieri della sua follia scopriranno fin dove sono disposti a spingersi pur di rimediare ai loro errori, anche a costo di non capire più quali siano i confini tra realtà e immaginazione.

Cosa rappresentano per un Millennial come te i tarocchi? Cosa ci raccontano nel terzo millennio?

Io non credo nella magia, ma nei suoi effetti sì. Non credo nei tarocchi, ma nella loro efficacia sì. Può sembrare un paradosso, ma chiarisco subito l’equivoco: la mia personale visione della realtà vede l’universo come un oceano sconfinato di pura coscienza impersonale che alcuni chiamerebbero energia ed altri ancora materia. Questo sconfinato campo unificato di cui facciamo parte, e di cui fanno ovviamente parte i tarocchi, è, per sua definizione, una connessione totale, l’internet primordiale. Ne consegue che ogni cosa sia interconnessa e reciprocamente influenzata, come i riflessi di due specchi messi faccia a faccia.

L’uso dei tarocchi, per me, è un modo di specchiarsi. Sono solo carte con disegnati degli archetipi, è vero, ma, se chi li utilizza è in uno stato di disponibilità, è facile assistere a straordinari fenomeni sincronici. Come dice la tavola smeraldina “così in alto come in basso”; quello che ci succede dentro è quello che succede fuori da noi. Quindi cosa ci raccontano nel terzo millennio? Quello che hanno sempre raccontato. Il nostro presente. Oggi la meccanica quantistica sta prendendo il posto dell’esoterismo, ma la sostanza non cambia. Asimov diceva: “Qualunque scienza sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Forse i tarocchi oggi sono i nostri smartphone…

Un approccio quantistico ai tarocchi quindi: già nel momento in cui osservi e chiedi lumi su un tema, già allora tale fenomeno verrà modificato dall’osservazione stessa

Sì, proprio così! Se qualcuno ha confidenza con il concetto di frattale… Ho un video realizzato per spiegare il concetto: un finto cinegiornale che i protagonisti del romanzo vedono appena arrivati al castello.

Come hai iniziato ad accostarti a questo mondo?

Ho avuto delle esperienze particolari con sogni lucidi e OBE (esperienze fuori dal corpo) che hanno spostato la mia visione delle cose da un piano materialista a uno molto possibilista. Da lì ho cominciato a interessarmi di vari argomenti apparentemente slegati tra loro, come la meditazione, l’alchimia, l’ufologia e le più svariate teorie scientifiche. Un mare decisamente sconfinato in cui è facile affogare e sopratutto confondersi. Il 99% delle informazioni che si riescono a reperire è confuso e fazioso, per cui ho dovuto dedicare tanto tempo all’esplorazione e alla comprensione di una conoscenza (tutt’altro che occulta) che sembrerebbe esistere nel profondo di ognuno di noi. Insomma, ho fatto e sto facendo, il mio personale viaggio iniziatico che i tarocchi, con le loro 22 tappe, descrivono alla perfezione.

Avendo tu fatto il tuo attuale lavoro fin da bambino non ti si può chiedere “cosa farà Maurizio da grande”, tipica domanda posta ai trentenni di oggi. Meglio quindi dire “progetti per il futuro”?

Oppure, visto che siamo in contesti quantistici, dove i gatti dentro alle scatole sono contemporaneamente vivi e morti, “cosa farà Maurizio da bambino”? Giocare. Quello che ho intenzione di fare è di divertirmi ed esplorare lo spazio fuori e dentro di me. In fondo la vita è un giro di giostra e non ce la faremo mai ad uscirne vivi, quindi tanto vale prenderla giocando. Giocare è una cosa serissima. Adesso sto cercando di fare un film basato su Arcana, tanto che la sceneggiatura scritta insieme a Tiziana Troja è già pronta da un pezzo. Come regista ho un po’ di cortometraggi e videoclip alle spalle, mi sembra il momento adatto per un lungo.

Arcana è in tutte le edicole dal 18 giugno. Per chi vuole conoscere Maurizio ci sarà una presentazione del libro a Milano il 2 luglio alle 19 al “Mondadori Store” di piazza Duomo.

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