Amico Fragile, la canzone che racconta come si divertivano i radical chic in Sardegna

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8 Novembre 2019
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Agli albori della vita smeraldina, con Amico Fragile Fabrizio De André sbugiarda l’atteggiamento fintamente aperto delle élite.

Amico Fragile è considerato uno dei testi più ermetici di Fabrizio De André. Per molti l’illuminazione, la sua comprensione, è arrivata soltanto quando è uscito l’album dei tributi al cantautore genovese, nei primi anni Zero, Faber. Qui i più importanti cantautori, in un concerto memorabile nonostante lo zampino di Fabio Fazio, si alternarono suonando i grandi successi di De André. Ma è stato probabilmente quello scelto da Vasco Rossi a emozionare di più.

L’Amico fragile di Vasco comincia con il racconto recitato di quanto aveva dichiarato Fabrizio De André e riportato in un libro, Passaggi di tempo di Doriano Fasoli e Fabrizio De André: «Ero ancora con la mia prima moglie, fui invitato una sera a Portobello di Gallura, … in uno di questi ghetti per ricchi della costa Nord sarda. A un certo punto mi chiesero di suonare. Io ho tentato di dire: “Perché piuttosto non parliamo”. Era il periodo che Paolo VI se n’era venuto fuori con la faccenda … degli esorcismi. Insomma dico: “Parliamo un po’ di quello che sta succedendo in Italia…”; nemmeno per sogno, io dovevo suonare. Allora mi sono proprio rotto i coglioni, mi sono ubriacato sconciamente, ho insultato tutti, me ne sono tornato a casa e ho scritto Amico fragile».

Questo pezzo, molto amato dal suo autore, esprime la volontà di mettersi in gioco e in discussione e ribadire il valore della libertà e della ricerca. «Amico fragile è l’elogio della sconfitta di chi ha scelto nello stesso tempo il ruolo dell’inquisitore e dell’eretico, del sacerdote e della vittima sacrificale, del moralista e del libertario», scrive Ezio Alberione, in Fabrizio De André. Accordi eretici.

Amico fragile è la denuncia di una ipocrisia, quella che oggi definiremmo radical chic, fondata sulla volontà di apparire aperti e di cooptare chi si oppone ai potenti in una sorta di alleanza impossibile o improbabile tra periferie e centri residenziali, tra classe borghese e piccolo borghese o operaia, tra ricchi illuminati e poveri ignoranti.

Fabrizio De André era noto per le sue posizioni anarchiche, un punto di vista che gli ha sempre consentito una totale libertà di giudizio e di creatività. Ma che gli ha anche provocato ostracismo nel pensiero dominante della sinistra degli anni 70. Molte furono per esempio le critiche all’album La Buona Novella, scritto dopo lo studio dei Vangeli Apocrifi.

Ma se il filo conduttore di Fabrizio De André è la lotta al conformismo ipocrita e alla sua capacità di sopraffazione, Amico fragile è la sintesi estrema di un pensiero: è autobiografica e racconta il “suo” ambiente di riferimento, quella Sardegna incontaminata presa d’assalto dalle élite.

Quella raccontata è una festa finto trasgressiva, dove si ostenta anche il dolore, alla stregua di Anche i ricchi piangono, la perdita dei figli a causa della droga, il cesareo fresco, l’ambizione di donne che ti fanno intendere che te la darebbero per avere accesso al dorato mondo dello spettacolo. Fabrizio De André amava molto il pezzo e lo proponeva in tutti i suoi concerti, a volte modificando il finale che diventava spesso: “per raggiungere un posto che si chiamasse / Anarchia” invece dell’originale “Arrivederci”.

Evaporato in una nuvola rossa (è l’immagine scelta per descrivere lo stato di ebbrezza vissuto quella sera)
in una delle molte feritoie della notte (il ripostiglio di casa in cui il cantante si nascose per scrivere la canzone. Nemmeno la moglie riusciva a trovarlo)

con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo, “Se mi vuoi bene piangi “
per essere corrisposti (ammissione di una atteggiamento forse un po’ passivo aggressivo con cui De André racconta il suo disagio di quella sera. Ma tutta la canzone è anche la riflessione sulla fragilità dei rapporti umani, ma, nello stesso tempo, sulla necessità di averne e quindi sul senso di vuoto che nasce quando questi vengono meno o restano superficiali),

valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo “Mi ricordo”:
per osservarvi affittare un chilo d’erba
ai contadini in pensione e alle loro donne (in queste parole c’è chi intende l’erba come marijuana)

e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.

E poi sospeso dai vostri “Come sta”
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo “Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
“Lo sa che io ho perduto due figli”
“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell’ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.

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Fonte: LyricFind
Compositori: Fabrizio De Andrè
Testo di Amico fragile © Universal Music Publishing Group

 

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