Addio Aretha Franklin: che cosa insegna la sua storia ai (alle) millennial?

16 agosto 2018
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La “queen of soul” se n’è andata a 76 anni nella città di Detroit. Due o tre cose da sapere per non dire cose tipo: «Ah, quella della musichina di attesa della banca!»

Aretha Franklin, la regina del soul, nota per pezzi cult come Respect e Think, è morta a Detroit all’età di 76 anni dopo un cancro al pancreas che l’aveva colpita nel 2010.

La cantante black aveva annunciato il ritiro dalle scene circa un anno fa. La sua vita e la sua carriera sono state intensissime. Ha piazzato 17 successi nella classifica Top Ten degli Stati Uniti nel corso di sette decenni.

L’ultima esibizione di Aretha Franklin: lo scorso novembre ad un gala a New York tenuto in aiuto della Elton John Aids Foundation.

In una dichiarazione, la sua famiglia ha detto: «In uno dei momenti più bui della nostra vita, non siamo in grado di trovare le parole appropriate per esprimere il dolore nel nostro cuore. Abbiamo perso la nostra capofamiglia, la roccia della nostra famiglia, l’amore che ha espresso per i suoi figli, nipoti e cugini non ha mai avuto limiti».

Nata a Memphis come cantante gospel Aretha Franklin è cresciuta nell’ambiente della musica religiosa, guidata da Mahalia Jackson e Clara Ward. L’etichetta discografica Columbia non sapeva bene come inquadrare la sua voce straordinariamente potente. Così ha dovuto faticare per raggiungere l’apice.

Nel 1968 Aretha Franklin diventò famosa in tutta l’America e in Europa come Lady Soul, simbolo di orgoglio nero. Time le dedicò la copertina e ricevette anche un premio da Martin Luther King in persona.

Al simpatico cameo nella commedia cult The Blues Brothers, sono seguiti numerosi successi negli anni Ottanta, tra cui Who’s Zooming Who? e, in coppia con George Michael, I Knew You Were Waiting (For Me).

Nel 2005 è stata insignita della Presidential Medal of Freedom dal presidente George W. Bush, per “aver emozionato milioni di americani”.

Dieci anni dopo ha fatto piangere Barack Obama con un’interpretazione speciale di You Make Me Feel Like a Natural Woman alla cerimonia del Kennedy Center Honors, da lei stessa inaugurato.

Nonostante di recente non trovasse offerte per lei abbastanza interessanti da compositori e autori, le sue ultime esibizioni erano ancora piene di poesia e di capacità di commuovere le platee.

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