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Collettivo Mario Rossi per smuovere coscienze con la musica. Intervista ad Andrea Mingardi

4 Luglio 2021
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La musica nel 2021.

Quando nomini Andrea Mingardi non fai un nome a caso, ma ti riferisci a un decano della musica italiana che, negli anni, non ha mai smesso di dedicare la sua arte all’emozione di condividere con la sua gente ciò che ha nel cuore.

In questo periodo così critico per chi fa musica l’artista bolognese ci ha messo la faccia sposando l’idea e il sogno di Alessandro Simonazzi, imprenditore emiliano con una grandissima passione per la musica, il quale ha voluto dare vita a una associazione culturale attraverso l’uscita di una compilation, Collettivo Mario Rossi, per cercare di accendere una luce in fondo a un tunnel decisamente buio e profondo. All’iniziativa, peraltro, hanno anche partecipato altri artisti della zona come Danilo Sacco, Alberto Bertoli e tanti altri.

Abbiamo avuto la fortuna di poter fare una bella chiacchierata con il cantautore bolognese per parlare proprio di questo e, credeteci, anche di tanto altro.

 

Andrea, ci racconti perché hai deciso di partecipare a un’iniziativa di questo tipo?

Guarda, la cosa nasce proprio dal cuore di Alessandro Simonazzi, imprenditore che si occupa di tutt’altro, ma che ama profondamente la musica e vivendo in una zona dove hanno visto la luce figure importanti per il rock italiano come il Liga, Vasco e tanti altri, ha pensato bene di mettere in piedi questo progetto che vuole non solo aiutare i giovani musicisti emiliani, ma anche mettere ancora di più in evidenza una situazione professionale dove famiglie, persone e via dicendo si sono ritrovate in ginocchio e pressoché indifese.

 

Ovviamente ti riferisci allo stop pressoché totale che in questo periodo di pandemia hanno vissuto gli eventi di carattere musicale, vero?

Ma sì, perché, sai, chitarristi, cantanti, batteristi, performer e, più in generale, tutti coloro che ruotano attorno a momenti come quello dei concerti si sono ritrovati bloccati con un effetto domino incredibile che ha ridotto al lumicino le forze di questa gente. E, purtroppo, la situazione non promette bene.

 

Quindi non confidi molto nella tanto sbandierata ripartenza per i live?

Beh, diciamo che la perplessità è forte, credimi.

 

E perché, secondo te, le cose potrebbero non esser così positive?

Vedi, proviamo a fare un ragionamento assieme: la pandemia ha reso precarie le finanze di tutti gli italiani i quali oggi si ritrovano a dover fare i conti con ristrettezze assolutamente importanti. Il mio ragionamento è semplicissimo: se prima avevi la possibilità, che ne so, di fare un migliaio di paganti oggi, ben che vada, ne fai 500 quindi ecco che tutto l’indotto ne risente. Poi, se vuoi, possiamo anche parlare dei club che erano motivo di respiro per quella piccola manovalanza musicale, diciamo così, che arrotondava il proprio quotidiano con serate varie. Ecco, cosa resterà di tutto questo?

 

Quindi temi che ci saranno troppe saracinesche, diciamo così, che non si rialzeranno più a livello di locali?

Eh certo, ti faccio anche l’esempio dei miei splendidi musicisti. Al netto delle serate che facevano con me, serate che sono restate ferme come ben puoi immaginare, ognuno di loro aveva un proprio mondo parallelo dove lezioni, piccoli progetti live itineranti per i locali della regione, eccetera, consentivano una serenità e delle entrate tali da poter vivere abbastanza tranquillamente ed ecco perché ho deciso di mettermi in gioco con quest’idea.

 

Ecco, per tornare a bomba, raccontaci come parte il tutto.

Allora, un giorno Luca Anceschi mi fece incontrare Alessandro Simonazzi il quale aveva quest’idea, decisamente utopistica, di creare il progetto Collettivo Mario Rossi. Un sogno, diciamo pure così, che mi ha letteralmente ipnotizzato e oggi poter condividere un sogno del genere, magari imbastire discorsi legati a principi, filosofie et similia fa sì che la gente ti guardi come se fossi uscito da un ospedale psichiatrico, però debbo dire che proprio questo confronto sereno e allo stesso tempo molto profondo, mi ha fatto scattare la molla.

 

Puoi raccontarci meglio la storia del Collettivo Mario Rossi?

Beh, come ti dicevo prima, proprio il ragionamento di Simonazzi, il quale sostiene che siamo un po’ tutti dei Mario Rossi o dei Giovanni Bianchi, mi ha colpito e soprattutto mi ha fatto ragionare su un concetto che sostiene che solo l’uno percento degli abitanti di questo pazzo mondo è vincente, il restante 99 risulta perennemente secondo e sta lì ad attendere che i cosiddetti vincenti ci dicano cosa è giusto o sbagliato e come si debba fare.

 

Quindi il Collettivo Mario Rossi vuole fare da stimolante per le coscienze?

Esattamente, vedi, proprio in questi ultimi maledetti 18 mesi abbiamo visto come le masse non siano carne da macello, bensì carne da ascolto e proprio con la compilation che abbiamo fatto uscire vogliamo cercare di smuovere le coscienze in maniera tale da stimolare le persone a ragionare con la propria coscienza, con il buon senso.
Bada bene, qui non si parla assolutamente di politica, ma di filosofia, molto.

 

Agganciandoci proprio a questo, tu sei una persona che non si nasconde dietro a un dito e che, molto naturalmente, racconta e si racconta incappando alle volte, a livello social, in qualche discussione che, inevitabilmente, può sfociare in acredine, cosa pensi di questo status delle cose nel quale è piombata la società?

Eh, per dare una risposta di un certo tipo ci vorrebbero tre giorni sai? (Sorride, ndr).
Diciamo che, secondo me, in questi 18 mesi di isolamento in casa, di grandissima solitudine, dove le persone troppe volte si sono trovate sole, si è identificato nel social quel momento di sfogo e di cattiveria del quale sembra non poter più fare a meno e, credimi, l’impunità che proprio l’anonimato del social garantisce ha dato coraggio a persone le quali, altrimenti, non si sarebbero mai esposte. Detto questo, però, debbo dire che su tanti commenti/feedback che ricevo quotidianamente, a me piace molto scrivere e raccontare, pochissimi sono sfociati in discussioni brutali. Posso dire che la maggior parte delle volte mi ritrovo a confrontarmi con persone che restano magnifiche nel loro modo di dimostrarmi affetto e grande rispetto.

 

E il Collettivo Mario Rossi, tra le sue finalità, vuole proprio spingere verso un confronto/realizzazione delle idee più vero, giusto?

Eh, certo. Forse, di primo acchito, questo progetto può sembrare una cosa leggera, che scivola dalle spalle come acqua fresca perché, oggi come oggi, tutto quello che non è tangibile, l’arte, la musica, le emozioni, viene dipinto come superfluo. E invece io credo fermamente che il nostro disco, il nostro sogno, può diventare di fondamentale importanza proprio per quelle giovani generazioni che hanno il diritto di potersi giocare le proprie carte nel percorso della vita.

 

In ultima analisi, tu sei un artista navigato, hai sulle spalle decenni e decenni di esperienza, ma ti spendi come non mai per i più piccoli, professionalmente parlando, ti senti un po’ una mosca bianca?

Vedi, io ho toccato con mano, all’inizio della mia vita artistica, ciò che ha significato il rock. Vedi, proprio quella corrente musicale lì ha fatto si che i ragazzini iniziassero a fare delle domande. Ai miei tempi ti veniva detto un no e dovevi accettare e stop. Proprio il rock, con la sua energia e i suoi contenuti, hanno stimolato il chiedere perché no. Ora, questi 11 brani contenuti nel disco prodotto da Alessandro Simonazzi, che non smetterò mai di ringraziare, hanno la presunzione di fare un po’ da scarica energetica per stimolare i ragazzi a prendere coscienza del loro esser vivi e, soprattutto, per cercare di uscire da questo maledetto bozzolo di solitudine dove, purtroppo, in troppi sono caduti!
Vengo dalla gavetta più tosta e mi viene spontaneo, oggi, mettere al servizio dei ragazzi ciò che la mia esperienza mi ha insegnato.

 

Beh, ovviamente la speranza è che il collettivo Mario Rossi possa fare l’effetto che vi siete prefissi. Ci si vede in qualche piazza per gustare un po’ di sano groove suonato live, ok?

A tal deg! Ne abbiamo bisogno tutti e io, per primo, ho la necessità di tornare a vivere il palco con i miei musicisti e con la mia gente che da sempre mi segue e con la quale gli scambi di idee sono preziosi come l’aria che respiriamo!

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