La lunga notte del Coronavirus che censura il divertimento, una lettera per riflettere

Redazione
3 Marzo 2020
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Perché ci sembra del tutto naturale archiviare il bisogno di scatenarsi, far casino, divertirsi e innamorarsi, di notte e soprattutto nelle discoteche?

Mi chiamo Lorenzo Tiezzi. Ho 48 anni e per campare faccio l’ufficio stampa / storyteller (una parolaccia per dire ‘raccontatore’). Mi occupo soprattutto di discoteche, locali, musica, dj, etc. Ho clienti soprattutto nel Nord Italia, per cui in questo momento, con i locali chiusi per Coronavirus, lavoro poco.

Per passione e per marketing porto avanti AllaDiscoteca.com, un blog / Instagram magazine che racconta il divertimento italiano, un argomento che interessa poco ai media e a tutti coloro che non fanno tardi e/o non si divertono da decenni.

Se la musica elettronica da ballo si ammanta di “cultura” e di sponsor in eventi metropolitani oppure diventa un evento “top” in festival internazionali (Tomorrowland, Coachella), un po’ ‘fa tendenza’.

Sennò niente. Quello che fanno i ragazzi di sera e di notte, purché non crei problemi di ordine pubblico (la tragedia di Corinaldo, incidenti stradali, etc), agli adulti per bene mica interessa… Tanto ci pensiamo noi discotecari a farli divertire.

E quindi cosa faccio, in questa bella situazione? Decido di lanciare una newsletter settimanale dedicata proprio a questo tipo di divertimento serale e notturno, legata al mio blog AllaDiscoteca. Non solo discoteche, ovviamente, ma anche dj bar, ristoranti con musica, concerti che fanno scatenare, ricchi premi, dj guest & cotillones.

Ogni venerdì da oggi 28/02/20 addetti ai lavori, appassionati e gli sfortunati giornalisti che ho in rubrica con la mia agenzia (ltc – lorenzo tiezzi comunicazione) riceveranno una newsletter discotecara.

Perché forse, con i locali nel Nord Italia chiusi causa Coronavirus e pure quando le disco fanno centinaia di migliaia di presenza weekend, di divertimento non si parla abbastanza.

Oggi, con il Coronavirus, si parla delle famiglie, che hanno addirittura diritto al rimborso delle spese per le gite scolastiche non fatte. Si parla degli hotel, che restano aperti. Dei teatri e del cinema, che hanno filiere produttive sempre in qualche modo finanziate dallo Stato, lo stesso stato che invece tassa alla grande l’intrattenimento.

Si parla dello stop dei concerti di musica pop rock, un altro grave problema, sia pure meno grave di quello dei locali, perché almeno su Spotify le canzoni di Vasco ed Eminem si possono ascoltare, mentre quelle di J Balvin, in Italia, vivono quasi solo di sera, quando sono ballate…  Si parla pure di  #milanononsiferma, con il mitico Beppe Sala e il suo grande video social.

La colpa del silenzio sulla notte e sul divertimento, è, sia chiaro, anche di chi opera in un settore in cui la comunicazione non è carente, è totalmente assente. Andrebbe bene così, tanto chi fa divertire dopo una certa ora è abituato a lavorare nell’ombra.

C’è però un problema, quello che mi ha spinto a scrivere queste parole, forse incasinate ma sentite. È che vedo crescere, nel disinteresse di noi adulti, una generazione di ragazzi  spaventati dal presente e dal futuro, dal cambiamento climatico, da un paese, l’Italia, in declino economico e demografico.

Certo, in discoteca e di giorno non creano problemi, ma siamo proprio sicuri che vada bene così?  In un paese così, sembra del tutto naturale che non abbiano poi bisogno di scatenarsi, far casino, divertirsi e innamorarsi, di notte soprattutto in discoteca, visto che tutti gli altri luoghi pubblici sono chiusi dopo una certa ora.

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