Documentario Oasis a rischio, ma Liam Gallagher resta l’ultimo dio del rock nella vita dei Millennial

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19 Febbraio 2019
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È fresca l’ennesima bomba a colpi di tweet tra il Romolo e il Remo della musica: i fratelli Gallagher. Se segui gli Oasis sei un vero Millennial, e di conseguenza hai il cuore rotto a metà dal 2009, anno dello scioglimento della band. Stavolta è Noel che minaccia Liam in previsione dell’imminente documentario Oasis dal titolo As it was, che dovrebbe raccontare questi suoi primi due anni da solista.

 

Liam twitta più di Trump e lo fa in slang, con tanto di bestemmie e sclerate assurde. Così ieri ci ha informato che il fratello intende denunciarlo se nel documentario Oasis si sentiranno le canzoni della band.

Ora, questa è una stupidaggine. Prima di tutto, è vero: è risaputo che l’autore delle canzoni fosse Noel.  C’è chi sostiene che siano sue di diritto. Che Liam le avrebbe solo cantate. Una boiata. Chiunque abbia fatto musica sa che le cose non stanno così. Bei pezzi ok, ma senza quella voce, senza Liam Gallagher il dio del rock, non ci sarebbero stati gli Oasis. Lui su questo ha le idee chiare: «Cosa penso di Noel che fa Supersonic acustica? Chi cazzo vuole sentire Supersonic acustica? Dovrebbe vergognarsi cazzo, capisci?». Più chiaro di così si muore.

Liam Gallagher non fa che dire da anni che vuole tornare negli Oasis, che non gliene frega niente di fare il solista, che non vuole nemmeno sbattersi a scrivere canzoni e che foraggia i suoi autori perché vuole solo salire sul palco e cantare. Non è come Noel pettinato bene e sempre in tv con dei vip a farsi selfie. Liam è uno che va al pub e fa il pazzo. È stato fermo per anni ed è entrato in depressione. Poi non si sa come ha tirato fuori un disco della madonna (As you were?) ed è stato un successo. Non ha niente da dimostrare, non ha pretese. Questo lo rende una mosca bianca in un mondo di wannabe. Liam canta sempre gli Oasis e se fosse per lui canterebbe solo gli Oasis. Liam sono anni che prega Noel di tornare o lo infama perché fa il «groupie di Bono», il Nelson Mandella del pop a cui ha dedicato un prezioso aforisma: “mangerei la mia stessa merda piuttosto che ascoltare la sua noiosissima musica”.

La pretesa di Noel di far uscire un documentario Oasis in cui il fratello non può cantare le canzoni che lo hanno reso celebre è ridicola. Direi patetica. Un complesso di inferiorità così manifesto che ci sono gli estremi per la psicoterapia coatta.

Ma noi non siamo psicologi, siamo solo una generazione di orfani. Ci mancano gli stadi pieni, i cori «I was looking for some action/ But all I found was cigarettes and alcohol» o «How many special people change? How many lives are living strange? Where were you while we were getting high?».

Dallo scioglimento post rissa della band è stato un lungo buio per tutti noi Millennial. Siamo degli spiantati, dei senza bandiere e l’anticonformismo degli Oasis ha rappresentato un motto di ribellione all’interno del pop, della tv, del mondo mieloso anni ‘90 e duemila. E lo ha fatto senza il presomalismo che avevano i Nirvana, o il pallosissimo impegno culturale di Bono Vox & co. Gli Oasis dicevano sempre la verità, litigavano con giornalisti e paparazzi, con le altre band (celebre il “Vorrei che morisse di Aids” dedicato e a Damon Albarn dei Blur), mandavano affanculo i vertici dell’industria discografica mondiale.

Non erano una band, non erano marketing, erano genio puro, sregolatezza. Si menavano sul palco, si scioglievano ogni tre per due, ma tornavano sempre assieme. Noi stavamo li alla tv nel mondo pre 11 settembre a sognare di diventare come loro. Non ricchi, ma cazzuti, coraggiosi. Carpe diem. Sono stati gli ultimi nostri maestri di ribellione.

A prescindere dal documentario Oasis, loro sono talmente coerenti con quest’idea di aggressività, di coerenza rock and roll, che non torneranno mai assieme. Gli Eagles pubblicarono Hell Freezes Over, ovvero “quando l’inferno ghiaccerà”. Era la frase che avevano pronunciato per il loro scioglimento a chi gli chiedeva quando sarebbero tornati assieme. Quindici anni dopo esatti erano in tour. I fan di quella roba da mezzetacche sono stati accontentati, noi che abbiamo adorato l’ultimo dio del rock… no. Ma ci resta la loro musica. Quindi cantate.

P.S. anche per seguire gli sviluppi del documentario Oasis, seguite la pagina Facebook Liam Gallagher Italian Fans, l’unica che traduce tutti i tweet incomprensibili di Liam. Almeno questo regalo facciamocelo.

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