Analisi del testo Davide: come Gemitaiz evolve rimanendo fedele a sé stesso

13 novembre 2018
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Più di 45 milioni di stream su Spotify e la presenza nella classifica Fimi da 29 settimane: Davide è uno dei singoli più ascoltati del 2018.

Il brano Davide è estratto dall’omonimo album di Gemitaiz e, per chi ancora non lo sapesse, il titolo è autoreferenziale: il vero nome di Gemitaiz è infatti Davide De Luca. Davide è l’esempio di come un rapper possa evolvere e dare un’impronta diversa al proprio lavoro, rimanendo comunque fedele a sé stesso.

Gemitaiz sa di andare fuori dai soliti canoni con un disco che contiene tracce più introspettive, ma lo fa lo stesso, dandosi al martirio musicale, in modo figurato e non. Per portarsi avanti sulle critiche Gemitaiz si dà direttamente fuoco, sulla copertina dell’album. Ed è fuoco vero, niente Photoshop, Gemitaiz si fa incendiare in una viuzza in zona Rogoredo e rimane acceso per una ventina di secondi, mentre Sha Ribeiro scatta e fa nascere l’iconica foto.

Il titolo dell’album, e probabilmente anche del singolo, non è stato scelto per dare un connotato intimista al tutto ma un po’ a casaccio: un mese prima dell’uscita, il titolo del disco non c’era ancora e, quando un amico ha fatto notare a Gemitaiz che nelle tracce pronunciava spesso il suo nome, si è accesa la lampadina. Quindi rilassatevi, Gemitaiz non è diventato tutto d’un tratto un cantante intimista-indie.

Davide è sì piuttosto riflessiva, ma non così crepuscolare come sembra, anzi Gemitaiz e Coez raccontano una visione della vita piuttosto adulta e oggettiva: le difficoltà ci sono, ma si possono prendere con una certa filosofia. C’è della distanza dalla “vecchia” vita di Gemitaiz dove a farla da padrone erano i temi del baratro e della depressione, soprattutto se si fa il parallelo con Scappo via, brano presente nel mixtape Qcvc 5, che viene ripreso da Gemitaiz in apertura di Davide. Scappo via era senza prospettiva, tutto un crogiolarsi nel dolore, mentre ora, potremmo quasi azzardare che Gemitaiz stia meglio. Ma per esserne certi dovremmo chiederlo al suo analista.

In mancanza di questa possibilità, ci accontentiamo di guardare un po’ dentro Gemitaiz con il testo di Davide:

“Davide come sta?” me lo hai mai chiesto?
Chiama un’ambulanza frate fai presto
Che il sogno che 
avevo non è mai questo
Mi sa lo sai il resto
Che ti scrivo pure oggi
Mi chiedo dove ti appoggi
Che fai dopo esci con me
Così giriamo come gli orologi
Un po’ come quando non c’erano i soldi
E vivere così non era un obbligo
Non ci sono nodi nel mio pettine
Ma c’ho il nome su qualche proiettile
Non ho la disciplina che ci metti te
Se per me la mattina qua sono le 23
Faccio la borsa, venti magliette, poi le cartine, le sigarette
Tanto qualcosa la scordo sempre
Ne ho una già girata da accendere
Tu ricordati e vienimi a prendere

La prima quartina ricorre nei testi di Gemitaiz: è presente in Scappo via (del 2014) e in Dancing with the Devil (2015) e, proprio per farlo notare, con «mi sa lo sai il resto» Gemitaiz si rivolge direttamente ai suoi ascoltatori di lunga data, che hanno riconosciuto la citazione.

In Scappo via al posto di «mi sa lo sai il resto» c’è «mi sveglia mi prende a calci e poi mi dà il resto». Il mood è decisamente più pessimistico, e quella che Gemitaiz racconta è una situazione difficile, sull’orlo della disperazione, in contrasto netto con la vita che racconta di fare ora. Si potrebbe dire che Scappo via e Davide, estremamente autobiografiche e intime, tracciano a distanza di quattro anni il cambiamento nella vita del rapper. Se nel 2014 domina il tema della morte «mi hanno inciso il nome sulla lapide» e della depressione «qui si vive bene non l’ho mai letto», in Davide troviamo un maggior equilibrio.

Assieme all’equilibrio però c’è la fama, con tutti i contro del caso. Anni fa tutto era più complicato, ma anche nella situazione attuale ci sono difficoltà «Un po’ come quando non c’erano i soldi e vivere così non era un obbligo». Gemitaiz rimpiange i tempi in cui poteva girare tranquillamente per strada senza essere fermato dai fan. In Scappo via Gemitaiz diceva «vivere male non ha prezzo» mentre la fama un prezzo ce l’ha. Quello di non riuscire più a vivere una certa quotidianità e di dover continuamente perseguire la qualità. Creando nel rapper un certo stress.

E vienimi a prendere
In mezzo alla polvere
Ricordi non c’erano soldi, c’eravamo io e te
I sogni più grossi dentro
Nuvole tossiche
In fondo ci ho visto qualcosa
Pensavo che fossi te
E vienimi a prendere
In mezzo alla polvere
Ricordi non c’erano soldi, c’eravamo io e te
I sogni più grossi dentro
Nuvole tossiche
In fondo ci ho visto qualcosa
Pensavo che fossi te
Pensavo che fossi te

Il featuring con Coez nasce dopo che Gemitaiz ascolta in anteprima qualche traccia di Faccio un casino e ne viene subito colpito, butta giù una bozza di canzone e chiede a Coez di partecipare. Venti minuti dopo Coez manda un messaggio vocale a Gemitaiz con il ritornello. Fosse tutto così facile nella vita. Ma i due sono collaboratori di lunga data e l’intesa è scontata ma perfetta.

Nel ritornello continua il riferimento a un tempo passato in cui le relazioni e il rapporto con la musica erano molto più semplici e immediati, anche ingenui. Ora i meccanismi del successo e della carriera hanno stravolto quel mondo difficile ma carico di speranze, in cui ci si sdraiava sui divani a fumare e a fare «i sogni più grossi» sul futuro.

Non sconfiggi la vita
L’ho imparato col tempo
Se la capisci può farti contento
La prendo per mano e balliamo un lento
In una stanza senza pavimento
Scusa è così che mi sento
Sono una specie di esperimento
Aspetto due ore e ritento
Ma tanto c’ha sempre il telefono spento
La legge di Murphy
La pelle coi graffi
In camera con le emozioni che mi prendono a schiaffi
Chi sa che non ne parlo
Perché c’ho il cuore che è la pista di Montecarlo
Fumo questo missile che riuscirebbe a bucare il marmo
È il mio segreto per stare calmo
Torno a casa la notte
Ma so che non ho sonno
Il letto mi inghiotte
Lo sa che non dormo
Fossi in un film sarebbe un film horror
E quelli finiscono sempre con un morto

Nella seconda strofa viene fuori la parte più adulta del pezzo, quella in cui Gemitaiz ammette che non riuscirai mai a capire la vita ma «può farti contento» lo stesso. E lo dice con l’immagine evocativa di un lento ballato in una stanza senza pavimento, qualcosa di dolcissimo e senza sicurezze, un salto nel vuoto che però può anche renderti felice. Gemitaiz commenta queste barre in un’intervista a La Stampa e racconta: «Non hai modo di fermare certi eventi, puoi solo cercare di capire. Da un certo punto in poi la vita te la fai da solo, ci sono variabili, ma gettare la spugna è sempre sbagliato».

Gemitaiz ammette le sue debolezze e le sue paranoie, il suo segreto per stare calmo (segreto per modo di dire, dai) e quando sembra aver fatto cento passi avanti, arriva il solito pessimismo «il letto mi inghiotte» a furia di pensieri negativi. Alla fine però il cerchio si chiude con un po’ di ironia sui film horror e con il super orecchiabile ritornello di Coez.

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