La fine del mondo testo: l’inedito apocalittico di Anastasio a X Factor

27 novembre 2018
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La fine del mondo testo: con il suo inedito a XFactor, il cantautore ha tolto le parole di bocca a tutti noi Millennial. Il pezzo di Anastasio sta facendo letteralmente perdere la testa ai giudici e al pubblico del talent show. Cerchiamo di capire il perché.

In questo brano sono spiegati molto bene i sentimenti che proviamo quotidianamente noi Millennial, catapultati in questo mondo completamente pazzo.

Anastasio è una meteora all’interno del programma ed è la prima volta che un concorrente non si trova sul palco di XFactor per le sue capacità canore, ma per la forza comunicativa dei suoi testi.

Il suo non è un genere preciso, non si può considerarlo né rap né pop, è semplicemente un ragazzo con della rabbia interiore che butta fuori attraverso la musica.

 

Di cosa parla La fine del mondo testo? Di un’apocalisse come unica speranza di salvare noi stessi e il mondo.

Nella prima strofa della canzone il protagonista è un ragazzo, come tanti di noi, che da un giorno all’altro si risveglia nel mondo degli adulti… non si è nemmeno accorto come ci è arrivato, è semplicemente lì, e una sfilza di responsabilità, impegni, lavori gli pesano addosso quotidianamente, schiacciandolo piano piano a terra. Ma.. “aspetta, non sono pronto ancora, guardo ancora l’etichetta, non so andare in bicicletta, o fare i 100 all’ora ”.

 

Buttati a calci in questo mondo così diverso, non ci sentiamo pronti. La realtà è che nessuno ci ha mai spiegato veramente come fare, non ci hanno mai fatto un riassunto di come sia la vita vera, o detto che il lavoro è l’unica cosa che ti permette di vivere.

Le mamme dovrebbero raccontare la favola della buonanotte iniziando con: “Ok amore, la vita dei grandi fa schifo, sei stressato per la maggior parte del tempo, non dormi per colpa delle ansie, lavori 12 ore al giorno per avere quattro spiccioli in tasca, molto spesso sarai solo… buonanotte tesoro mio” e vedi come tutto cambierebbe.

Invece noi, abbiamo avuto per tutto il tempo delle pezze sugli occhi, convinti che la vita scorresse beata, a step automatici: un lavoro, tanti soldi, una bella casa, una bella famiglia e delle belle vacanze. Cose normali, che semplicemente accadono come quando perdi un dentino o impari a camminare. Di una cosa siamo conviti, e ce lo spiega La fine del mondo testo di Anastasio, ovvero che siamo diversi dagli adulti lamentosi e artificiosi, adulti da troppi anni immersi nei costrutti sociali per rendersi conto dello schifo che li circonda.

Noi lo vediamo, perché ci stiamo entrando dentro contro la nostra volontà, ma siamo già stanchi ancora prima di partire perché la possibilità di un cambiamento sembra un’utopia: “e se oggi potessi cambiare il mondo, lo farei domani”.

 

Entriamo a far parte di un circolo che qualcun altro ha creato per noi e la nostra rivoluzione è silenziosa e autodistruttiva, ed è spiegata benissimo nella seconda strofa di la Fine del mondo testo: “non mi alzerò mai da questo letto sfatto e zozzo, che mi tira giù sul fondo ed è profondo come un pozzo… e mi ripeto alzati, almeno muoviti, ma ste lenzuola sono come sabbie mobili, non ho manco sonno ma se mi alzo torno ad affrontare il mondo, e sono tempi duri, il gioco lo conosco a fondo, sono debole, lui cambia regole a suo piacimento, e vince sempre lui

In pratica chi avrebbe voglia di svegliarsi ogni mattina per essere lo schiavo di qualche società o azienda che lo tiene in ufficio fino a mezzanotte per poi richiamarlo a lavoro la mattina alle 8? Non è un film dell’orrore, ma la vita di quasi tutti i miei amici Millennial alla soglia dei 25 anni. Ma nessuno reagisce a tutto questo, in silenzio ce lo facciamo andare bene e quando torniamo a casa la sera in metropolitana, attorno a noi la maggior parte delle persone, con le loro cuffiette nelle orecchie, fissa il vuoto per un sacco di minuti, alienati nelle loro bolle.

Avete costruito un mondo di uomini che vivono male e fanno vivere male altri uomini. Ma dov’è la rivoluzione che ognuno di noi desidera?

Per citare Mark Fisher: “E’ più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”. Ed è proprio un’apocalisse quella che ha pensato il nostro giovane cantautore in La fine del mondo testo, un mondo “che esploda, non che finisca lentamente”. E l’immagine finale è bellissima: una folla di gente che salta, accompagnata da dei bassi giganteschi che fanno una musica talmente potente da far sgretolare tutto: i marmi, gli affresci, la cappella Sistina.

Lui sopra un meteorite punta alla terra e vede al rallenty miliardi di persone, sparse nei vari angoli del mondo, che si sono trasformate in una folla danzate di vandali, distruggendo ogni cosa. Insomma, siamo veramente così stufi di tutto quello che ci circonda che la fine del mondo è diventata l’unica soluzione? Probabilmente da qui ai prossimi anni non avverrà né una fine del mondo né un cambiamento drastico, continueremo semplicemente con le nostre vite, aspettando qualcosa che ancora non abbiamo nemmeno capito cos’è.

 

La fine del mondo testo:

Aspetta
non sono pronto ancora
guardo ancora l’etichetta
non so andare in bicicletta
o fare i 100 all’ora

mai corso una maratona
superato ostacoli
non ho mai visto il Napoli di Maradona

e ho le licenze scadute da un pezzo
quella poetica da rinnovare
o levare di mezzo
abbatto la clessidra orizzontale per fermare il tempo
a patto che smettiate di soffiare per cambiare il vento
e il freddo che avanza
l’anima sintetica
l’estetica dell’ansia
e se oggi potessi cambiare il mondo
lo farei domani

non mi rompete il cazzo
con sta fretta di decidersi
lasciatemi non fatemi alzare dal letto
scendetemi di dosso con sta fretta di decidersi
voi
voi non fatemi alzare dal letto
non mi rompete il cazzo
con sta fretta di decidersi
lasciatemi non fatemi alzare dal letto
scendetemi di dosso con sta fretta di decidersi
voi
voi, voi non fatemi alzare dal letto

non mi alzerò mai da questo letto
sfatto e zozzo
che mi tira giù sul fondo
ed è profondo come pozzo
e mi ripeto alzati, almeno muoviti
ma ste lenzuola sono come sabbie mobili
non ho manco sonno ma se mi alzo torno ad affrontare il mondo
e sono tempi duri
il gioco lo conosco a fondo
sono debole
lui cambia regole a suo piacimento
e vince sempre lui
e vince sempre lui

ed acccidenti dovrei darci dentro ancora
in contromano a fari spenti
sfioro i 120 all’ora
ma il mondo mi ignora ancora non lo vedo più
non tira un filo di vento non sento manco l’aria in faccia mentre cado giù
ma io non voglio far finta di niente
se in giro vedo solo e unicamente facce spente ed io
io sogno un mondo che finisca degnamente che esploda
non che si spenga lentamente

io sogno i led
i riflettori e la cappella Sistina
sogno un impianto con bassi pazzeschi
sogno una folla che salta all’unisono
fino a spaccare i marmi
fino a crepare gli affreschi

sogno il giudizio universale sgretolarsi e cadere
in coriandoli sopra una una folla danzante di vandali
li vedo al rallenti
miliardi di vite
mentre guido il meteorite sto puntando lì

io sogno i led
i riflettori e la cappella Sistina
e un impianto con bassi pazzeschi
sogno una folla che salta all’unisono
fino a spaccare i marmi
fino a crepare gli affreschi

sogno il giudizio universale sgretolarsi e cadere
in coriandoli sopra una una folla danzante di vandali
li vedo al rallenti
miliardi di vite
mentre guido il meteorite sto puntando l’

sogno il giudizio universale sgretolarsi e cadere
in coriandoli sopra una una folla danzante di vandali
li vedo al rallenti
miliardi di vite
mentre guido il meteorite sto puntando lì

 

 

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