#Losapevanotutti: il curioso caso delle molestie nel mondo indie

5 dicembre 2018
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Il 20 novembre è scoppiato un giro di accuse di molestie sessuali nel mondo della musica indie in Italia e la situazione sembra ancora confusa. Non è chiaro se ci siano delle denunce ufficiali, né come si stia procedendo, ma una cosa si sa: la forza delle ragazze che hanno lanciato l’#losapevanotutti non è passata inosservata.

La mobilitazione di queste donne è partita nottetempo, dal momento in cui Federico Fiumani, cantante dei Diaframma, ha dichiarato in un post su Facebook i motivi per cui si è rifiutato di suonare al Supernova Festival di Genova: «Io non suono nei Festival organizzati da gente che picchia le donne». Molti hanno identificato la persona a cui Fiumani si riferisce in Emanuele Podestà, organizzatore del Supernova Festival, che si tiene annualmente a Genova. A calcare il palco nomi importanti della scena indie italiana: Baustelle, Brunori Sas, Canova, Cosmo, The Zen Circus, e molti altri. Podestà, qualche giorno dopo ha però contrattaccato: “Io dico che questa è diffamazione, che mi tutelerò nelle opportune sedi, in realtà ho già parlato con i miei avvocati. Io non ho condanne, non sono andato a processi particolari”.

Sta di fatto che quando la notizia ha cominciato a circolare, sui social si è scatenata una mobilitazione generale. In particolare l’associazione che si occupa di parità, Bossy Italia, fondata da Irene Facheris, ha lanciato l’hashtag #losapevanotutti, incoraggiando le donne coinvolte a condividere le loro storie, a denunciare, per poi raccogliere le testimonianze in forma anonima all’email losapevanotutti@gmail.com. A sostegno delle ragazze un team di avvocati, per fornire assistenza legale alle vittime e portare la questione in tribunale. Sul sito di Bossy, a una settimana dall’accaduto si legge in proposito:

«Stiamo leggendo tutte le testimonianze che ci vengono inviate al nostro indirizzo email (losapevanotutti@gmail.com) e le stiamo organizzando e suddividendo per agevolare il lavoro degli avvocati che hanno deciso di collaborare con noi. Ci stiamo appunto confrontando con i nostri avvocati per stabilire la migliore strategia. Il quadro che si sta delineando è agghiacciante, ma sappiamo purtroppo che non si tratta di un caso isolato: il problema è un intero sistema e il nostro obiettivo è dare supporto a tutte le vittime che si rivolgeranno a noi»

Ma la rete di solidarietà creata delle donne va oltre. Giornaliste, influencer, donne parte dell’ambiente musicale, toccate o meno in modo diretto dall’argomento, si sono spese a sostegno dell’iniziativa di Bossy, diffondendo l’hashtag #losapevanotutti. Tra di loro Carlotta Vagnoli, sex columnist, giornalista e blogger, che ha collaborato all’ideazione dell’hashtag. Carlotta ha spiegato la situazione in una diretta sul suo profilo Instagram: tutti ne avevano sentito parlare nell’ambiente ma non ci avevano dato credito fino in fondo, fino a quando «è successo tutto questo e solo nelle prime 12 ore ho ricevuto quasi un centinaio di testimonianze». Carlotta racconta del sostegno di molti artisti della scena indie, tra loro anche Colapesce e Lodo, attuale giudice di X Factor.

L’appello alla base di #losapevanotutti è semplice e inclusivo e il suo messaggio va oltre questo singolo caso: denunciare è fondamentale, anche per chi sapeva e non ha mai parlato, è il momento di fare qualcosa. Non importa per quali motivi non si era arrivati a parlarne pubblicamente, non importa che tu sia uomo o donna ma «si tratta di fare la cosa giusta». Carlotta Vagnoli conclude così: «Bisogna fare nomi e cognomi altrimenti non cambia niente. Le ragazze continueranno ad avere paura e tutto sembrerà normale, ma essere chiusa in una stanza non è normale, essere afferrata per strada, sentirsi a disagio in casa propria non è la normalità. Voi del mondo dell’arte e della musica, distaccatevi da questo».

 

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