Parole parole parole testo: come Mina profetizzò l’amore dei Millennial strafatti di fumo

8 ottobre 2018
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Parole Parole di Mina è una canzone scritta nel 1972 ma in realtà attualissima perché parla di una tipica storia d’amore tra due fidanzati Millennial.

 

Mina è tornata: non di persona ovviamente, è ancora lì in Svizzera a continuare il suo esilio. Ma il suo spirito e le sue canzoni sono sempre presenti in mezzo a noi.

Con un disco uscito quest’anno, e l’intero numero di Ottobre di Vogue dedicato a lei, Mina si riconferma l’ icona intramontabile e la musa raffinata che tutto il mondo ama.

Per festeggiare i suoi 60 anni di carriera e i 40 anni di addio alle scene anche noi Millennial, che non abbiamo vissuto i suoi anni d’oro, vogliamo renderle tributo, con il nostro pezzo preferito: Parole Parole.

Il brano è stato scritto nel 1972, in pratica quando il romanticismo esisteva ancora e per i fidanzati era normale sussurrarsi parole dolci al chiaro di luna. Ma se contestualizzassimo Parole Parole ai giorni d’oggi, il risultato sarebbe un pochino diverso.

 

Togliamo per un attimo le smancerie a cui non siamo più abituati, è molto evidente di cosa parla Parole Parole: due fidanzati passano la serata assieme, una cena fuori e poi di nuovo a casa. Stanchi si siedono sul balcone, lui fa su una canna e insieme la fumano. Inizia a fare subito effetto, così tanto che quando lui guarda la sua ragazza gli sembra di vederla per la prima volta:

Parole parole parole testo:

“Cara, cosa mi succede stasera, 

ti guardo ed è come la prima volta.” 

La trova più bella, più giovane, più simpatica. E’ evidentemente strafatto, ma lei ancora di più. Addirittura lo vede trasformato e quindi gli chiede:

Che cosa sei, che cosa sei, che cosa sei”

 

“Non vorrei parlare.” Risponde lui in Parole, Parole di Mina, ed in effetti chi ha voglia di parlare dopo aver fumato? è uno sforzo mentale troppo impegnativo.

 

“Cosa sei?” Lei ancora non riesce a distinguere la sua figura, tutto gira. Prova ad avvicinarsi, gli tocca la faccia, tenta di tracciare i contorni del suo viso con le dita: “Ok quello è un naso, quella è una bocca”. La situazione è un po’ imbarazzante, “Chi cavolo mi ha venduto questo fumo schifoso”, pensa lui. In ogni caso deve dire qualcosa, se vuole concludere, non può tornare a casa in bianco. Di colpo si ricorda della frase che ha letto sui Baci Perugina quella mattina, la tira fuori dal taschino e cerca di leggerla senza farsi notare, oltre ad essere strafatto è anche un idiota:

 

“Tu sei la frase d’amore cominciata e mai finita.

 

Lei d’un tratto ritorna in sé – le donne hanno la speciale capacità di tornare lucidissime quando è il momento di rompere le palle a qualcuno. Gli strappa il foglietto dalle mani, guardandolo schifata: “Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai, proprio mai. “

 

Comunque lui cerca di farle capire che può essere un poeta anche senza l’aiuto dei Baci Perugina, insomma prova il tutto per tutto.

Parole parole parole testo:

“Tu sei il mio ieri, il mio oggi, Il mio sempre, inquietudine”.

Quest’ultima parola gli scappa, perché è evidentemente sotto pressione per lo sguardo minaccioso di lei. Ma da bravo temerario riattacca:

“Tu sei come il vento che porta i violini e le rose”

 

“Caramelle non ne voglio più” Con questa frase lei cerca di fargli capire non solo che ormai la fame chimica non le viene più, ma anche che non è più una bambina, che i tempi in cui si faceva ammaliare con parole dolci sono finiti, ora sa quello che vuole e ha capito che lui non è in grado di darglielo. E’ in dubbio perché non sa se continuare questa storia oppure farla finta, tutti i suoi errori le passano davanti agli occhi.

 

“Certe volte non ti capisco” Lui in tutto ciò sta pensando che è totalmente pazza e che mai, nemmeno una volta, le ha comprato delle fottute caramelle, perché la fame chimica l’avevano sempre sedata con le patatine, lei si sta inventando di tutto pur di non passare la notte con lui. Ma lei continua imperterrita nel suo monologo solitario e inizia a blaterare cose senza senso sui violini e sulle rose:

Parole parole parole testo:

“Le rose e i violini 

questa sera raccontali a un’altra –tipica frase che usiamo per ingannare i nostri fidanzati-

violini e rose li posso sentire 

quando la cosa mi va, se mi va 

quando è il momento 

e dopo si vedrà”    

 

“Una parola ancora”. Lui ci spera di poter salvare la situazione ma ormai è troppo tardi la paranoia ha preso il sopravvento su di lei. Qualsiasi cosa verrà usata contro di lui. Ma, poi.. per cosa? Non ha fatto nulla di grave, ma noi donne siamo così: se se ne va lo accuserà di averla lasciata sola, se rimane gli griderà di andarsene, se sta zitto lo accuserà di non avere personalità, se parla, le sue parole, non saranno mai quelle che vuole realmente sentire.

Parole parole parole testo:

“Parole, parole, parole 

Parole, parole, parole 

Parole, parole, parole 

Parole, parole, parole, parole, 

parole, soltanto parole 

parole tra noi.”

 

Insomma alla fine di questa storia possiamo dedurre che quel fumo faceva proprio cagare.

 

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