Il ritorno dei Placebo, con quei pezzi tristi e inkazzati che ci piacevano tanto negli anni 90

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1 Febbraio 2020
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Quando la trap non esisteva c’erano i Placebo e gli scappati di casa non ambivano all’uso della tecnologia se non in modica quantità

Fermi millennial, c’è un regalo in arrivo: un nuovo album dei Placebo. Questo non significa per forza che contenga buona musica, ma di certo vuol dire che li rivedremo in tour e potremo tornare a cantare quei pezzi tristi e incazzati, divertenti, di quando il mondo era ancora governato dalle chitarre.

E non c’erano stronzetti con le trecce o la Lamborghini che ruttavano frasi assurde nei pezzi trap.

Gli anni 90 non moriranno mai, sono come una ventata di Eternity di Calvin Klein, un’essenza che anche se passata di moda sprigiona il suo potere proustiano ogni volta che ti viene al naso.

E se parliamo di musica, di anni 90 (fine) e nostalgia, ogni buon millennial ha avuto una fase Placebo. I Placebo sono stati un ponte verso altri mondi. Non erano striduli e stonati come Cure e Smiths ma in qualche modo ne ricalcavano le atmosfere. Solo che in sottofondo ci avevano piazzato delle chitarre così effettate da sembrare degli elettrodomestici.

Idem per la batteria, e l’effetto era stupendo. Poi, sopra a tutta quella matassa di suoni, c’era la voce androgina e petulante di Brian Molko, un drink dolce e salato allo stesso tempo. Sentivi Pure Morning e la rimettevi daccapo.

TAN-TAN-TAN-TAN… Non ti stancava mai. Ancora oggi l’attacco di quel pezzo è quanto di più fine anni 90 che ci sia. L’Europa non ha avuto il grunge ma ha avuto loro e tutto sommato non c’è andata male.

Se eri un fan dei Radiohead i Placebo rappresentavano una scappatella dark che ti potevi concedere. Anche se ascoltavi i Nirvana, che erano la versione pop e melodica di quelle atmosfere. Ma se eri un godereccio che fischiettava Oasis e simili, avresti sempre avuto tempo per un momento melanconico.

Pure David Bowie si innamorò di loro e su YouTube potete trovare un’emozionante versione di Without You I’m Nothing eseguita dal Duca Bianco con Molko. Ti piaceva Fight Club e la colonna sonora finale dei Pixies? Beh, i Placebo hanno eseguito una versione di Where is my mind? che è meglio dell’originale. C’è poco da dire, è così.

Rispolverate l’album intero su Spotify e perdetevi in Every you and every me, You don’t care about us, Asking for answers o Summer’s gone. Ci sentirete dentro tutta quella roba che accompagnava l’arrivo del nuovo millennio che temevamo avrebbe fottuto i nostri computer o avverato qualche profezia Maya invece si stava solo preparando a cambiare pelle.

Chitarre e campionamenti, delay ed elettronica, riff potentissimi e atmosfere rarefatte. I Placebo erano il lato oscuro di tutto un sound che stava venendo a galla e popolava le pubblicità e i film, comprendeva Beck, Moby, i Chemical Brothers, Massive Attack, Air, band e artisti che fino a poco prima sarebbero stati schifati dagli amanti del rock e che invece venivano accolti come contaminatori positivi.

Insomma, sebbene dopo Black Market Music (2000) i Placebo abbiano inciso prevalentemente roba dimenticabile, niente può togliere loro ciò che sono stati. E un loro ritorno, sebbene probabilmente scarso, può essere un’ottima occasione per ricordarsi da dove viene tutta la roba che ascoltiamo oggi.

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