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Le sei canzoni di Bruce Springsteen che un millennial dovrebbe conoscere

20 Febbraio 2022
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Ora è sulla cresta dell’onda. Anzi, c’è sempre stato, dal lontano 1975. 

Bruce Springsteen è stato l’artista più pagato del 2021 secondo Rolling Stone, con un guadagno di 590 milioni di dollari. Altri numeri ci suggeriscono che stiamo parlando di uno dei capisaldi del rock dagli anni ’70 sino ad ora: circa 120 milioni di dischi venduti, 65 solo negli USA. 

A breve il suo tour in Italia, Ferrara e Roma stanno aspettando il Boss. Ma le date italiane sono in bilico a causa delle solite restrizioni covid: grande delusione per quei millennial nostalgici desiderosi di un revival di anni d’oro che non hanno mai vissuto, ma che portano avanti una ribellione contro le tendenze trap del momento. Le canzoni di Springsteen sono baluardi di tempi più musicalmente proliferi.

Non solo musica

Non sono tanti gli artisti così carismatici e al contempo profondamente umani. Bruce Springsteen è un animale da palcoscenico che sa bene cosa c’è al di fuori del suo “ring”, e usa i riflettori per parlarne.

Lega rock, folk e country a testi permeati da tematiche sociali creando brani simbolo di una musica non fine a se stessa, ma sfruttata per un’ideologia. Scontato dire che fuori dalla carriera musicale ha concretizzato il suo impegno verso i poveri e gli emarginati con opere di solidarietà, raccolte fondi e beneficenza. Altre gesta, queste, che lo rendono una gloria del “passato” da rispolverare per tutti i genZ socialmente impegnati.

Consigli millennial: sei canzoni di Bruce Springsteen per tutti i mood

Ma quali sono le canzoni di Bruce Springsteen che un millennial dovrebbe conoscere? Escluderemo da questo elenco Born in the Usa, non serviamo di certo noi a consigliarvela.

  • 6. Hungry heart. Al primo ascolto una canzone dolce, orecchiabile, che quasi rievoca una spensierata atmosfera natalizia. Provate ad analizzarne il testo e scoprirete che si tratta invece di un brano malinconico e inquieto, che riflette sui rischi dell’amore nel suo essere una scommessa. “Nessuno vuole stare da solo, tutti vogliono avere una casa e un posto dove riposare”, nel senso che l’amore può essere l’inconscia reazione a una paura?
  • 5. Born to Run. Brano manifesto dell’album con cui Bruce Springsteen è entrato a gamba tesa nella scena musicale statunitense. Nel 1975 ha deciso di infarcire i suoi pezzi di denuncia sociale e valori morali d’ispirazione. Segnato dall’esperienza americana del tempo (parliamo del Vietnam, del razzismo, dell’ingiustizia verso i ceti svantaggiati e della fine del sogno americano) si ribella così, con Born to Run, la canzone della carica
  • 4. The Ghost of Tom Joad. Con un mood molto più folk e country si concretizza l’idea di Bruce Springsteen come “Working class hero”. Una canzone riflessiva e intima, che prende il nome dal protagonista del romanzo Furore di John Steinbeck. Con l’autore condivide la volontà di raccontare la vita degli americani disillusi, dei poveri e dei migranti. Tutto questo con note semplici e con una base scarna: solo così le parole arrivano dritte allo stomaco, senza tante distrazioni.
  • 3. Streets of Philadephia. Il singolo scritto come colonna sonora del film omonimo del 1993. È il brano malinconico e struggente che ha fatto dire a Tom Hanks «Se vuoi avere una scena grandiosa in un film, assicurati che ci sia una canzone di Bruce Springsteen».
  • 2. Thunder Road. Il ritmo cresce costantemente d’intensità, la voce di Bruce Springsteen è profonda, una sorta di atmosfera apocalittica e travolgente domina in tutto il brano. La canzone trasmette un impulsiva voglia di partire e correre, inseguendo quel sogno che si può realizzare solo adesso.
  • 1. The River. Vale la pena di ascoltarla solo per l’armonica, costante ma mai invadente. Malinconia e dolore si uniscono a un tono di nostalgia romantica, “The River’’ parla di come l’ingenuità giovanile si scontri con la vita adulta. Bruce Springsteen si è ispirato alla storia vera della sorella, che da giovane donna rimasta incinta ha affrontato momenti di grande difficoltà, disillusa per aver lasciato andare prematuramente la spensieratezza giovanile.

 

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