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Il rifugiato premio Nobel per la letteratura: Abdulrazak Gurnah

8 Ottobre 2021
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«Per la sua intransigente e compassionevole penetrazione degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel divario tra culture e continenti» recita la motivazione dell’Accademia Svedese, che ha deciso di assegnare il Nobel ad Abdulrazak Gurnah.

Chi è Abdulrazak Gurnah il neo Nobel per la letteratura?

Abdulrazak Gurnah è un autore britannico di origine africana. Nato nel ’48 nell’isola di Zanzibar, all’età di 18 anni è stato costretto a fuggire dalla sua terra d’origine perché apparteneva al gruppo etnico di origine araba, oppresso e perseguitato da parte del regime di Adeid Karume.

È quindi emigrato in Inghilterra, più precisamente a Canterbury (“quella dei racconti di Chaucer”, per chi ha studiato letteratura inglese ), dove ha continuato gli studi fino ad ottenere un dottorato.

Ha iniziato a scrivere da ragazzo, a 21 anni, poco dopo il suo arrivo in Inghilterra. Ha vissuto una vita all’insegna della cultura e della letteratura, insegnando all’università, curando volumi e scrivendo romanzi, attività che nel 2021 lo hanno portato a realizzare il sogno, la vittoria del Nobel per la letteratura.

Di cosa parla Abdulrazak Gurnah

Con i sui romanzi racconta e sensibilizza. Gurnah è stato un rifugiato, e chi meglio di un rifugiato può trasmettere le sensazioni di chi intraprende un viaggio di riscoperta e di speranza? I suoi romanzi parlano di migrazione, di sradicamento, di appartenenza e di memoria.

Parla con la voce di chi ha vissuto e vive sulla propria pelle la sensazione di sentirsi diviso tra due culture, in bilico tra la paura per il proprio passato e la speranza per un nuovo futuro, indeciso se vivere le proprie memorie con nostalgia o se considerarle traumi da seppellire. Queste sono emozioni che accomunano la maggior parte dei rifugiati.

Basti pensare a come ci si sente cambiati dopo un qualsiasi viaggio, quando si percepisce di aver scoperto qualcosa in più di sé stessi e di aver messo in discussione i propri valori. E quelli sono viaggi che facciamo per scelta, per scoprire nuovi luoghi e nuove culture, ma soprattutto sono viaggi da cui possiamo tornare indietro. Immaginiamo con quanta violenza possa segnare il viaggio migratorio, intrapreso per paura di perdere la propria vita o per scappare dal degrado e dalla povertà.

Come ce lo racconta? Oltre a ispirarsi al classico Shakespeare, come ogni buon letterato inglese fa, prende ispirazioni anche dalla tradizione araba, dalle “Mille e una notte” e dal “Corano”. Ebbene sì, la letteratura araba non è così noiosa, non si parla solo di Allah.

Perché dobbiamo conoscere il nuovo Nobel per la letteratura?

Dobbiamo superare alcuni preconcetti tipici dei nostri cari boomers. Non è (sempre) colpa loro, ma è una questione anagrafica: la migrazione prima non era una tematica all’ordine del giorno.

Bisogna però far attenzione, non si deve ricadere in analisi superficiali o in retoriche inutili. È il momento di creare una discussione fondata, che si basi sulle testimonianze di chi ha realmente vissuto certe esperienze.

Autori come Gurnah ci aiutano: non è necessario leggere trattati accademici noiosi e tecnici, leggiamo piuttosto un romanzo, che tramite una narrazione avvincente ci informa e ci allena a una maggiore sensibilità.

«Molte di queste persone vengono per necessità e anche perché hanno qualcosa da dare. Non arrivano a mani vuote. Molte hanno talento ed energia», dice. E una di queste è proprio Abdulrazak Gurnah.

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