Piccole donne, il libro che Louisa May Alcott non voleva scrivere

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22 Gennaio 2020
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Grazie ai film e alle strenne natalizie, Piccole donne nel 2020 è tornato in auge come non accadeva da tempo.

Edizioni speciali del romanzo in traduzione o lingua originale sono state avvistate in ogni libreria e acquistate con altrettanto entusiasmo da lettrici (pochissimi i lettori maschi, anzi forse inesistenti) ansiose di recuperare le memorie di una lettura della prima giovinezza.

Sono anche nati svariati gruppi di lettura sui social e di conseguenza anche il dibattito.

Riassunto breve in italiano

Ma voi sapete di cosa parla questo romanzo? È la storia delle quattro sorelle March che, durante la Guerra di secessione, hanno il padre come cappellano volontario al fronte, una situazione economica precaria ma una madre amorevole e infinite risorse interiori.

Non sono certe perfette anzi: la maggiore, Meg, ha un debole per il lusso ma è anche una brava attrice; la seconda, Jo, sogna di diventare scrittrice ma se vorrebbe essere un maschio per viaggiare e fare quello che le pare; poi c’è Beth, la timida musicista di casa, e infine Amy, artista poliedrica e vanitosetta.

Le quattro sorelle trascorrono un anno all’insegna di un solo obiettivo: migliorarsi a partire dal carattere e dalle loro inclinazioni. Ad affiancarle c’è però Laurie, il nipote del ricchissimo signor Laurence, il vicino di casa burbero e dal cuore d’oro.

Già la trama potrebbe darvi un’idea dei buoni sentimenti di cui è pervaso il romanzo, a parere di molte lettrici di oggi fin troppo sdolcinato, pieno di gattini, atti di carità e sacrifici.

E pensare che la Alcott accettò di scriverlo solo per fare un piacere al padre che, volendo pubblicare delle opere da lui scritte, aveva stretto un accordo editoriale che prevedeva anche dei romanzi scritti dalla figlia.

Tre cose che Piccole donne potrebbe suggerirci oggi

Piccole donne però contiene anche la proposta (forse solo troppo abbozzata) di alcuni modelli di donna e di comportamento diversi rispetto alle convenzioni dell’epoca, pensate per donne senza alcuna autonomia. Ed ecco, allora le tre cose che ci insegna questo romanzo, al netto dei gatti e del miele.

  1. La libertà è anche un fatto economico. Sicuramente era così al tempo della Guerra di Secessione e ce lo dice pure Via col Vento: sei ricca? Allora puoi fare quel che ti pare. Sei povera? Dovrai cercare un buon partito che ti campi, ti vesta e ti nutra oppure dovrai per forza tirar giù le tende del salotto per confezionarti un abito decente.Quindi cosa dovrebbe dedurre chi legge il romanzo oggi, soprattutto se una ragazzina? Dovrebbe capire che l’indipendenza economica, a cui ogni persona oggi può aspirare, è sempre utile per affermare la propria libertà e libertà di pensiero. Non è più necessario sposarsi per avere un futuro garantito, per essere rappresentate in parlamento o avere dei risparmi in banca. Perché se sei tu che provvedi a te stessa dovrai rispondere delle scelte fatte solo alla tua coscienza e a nessun altro. Vi pare poco?
  2. I vaccini sono più utili di quanto non si pensi. Senza fare spoiler, nel romanzo, un personaggio “se la coglie” dopo aver contratto una malattia esantematica (tipo morbillo per intenderci). Se ci fossero stati i vaccini probabilmente Piccole donne avrebbe avuto un altro finale. Quindi… vaccinatevi.
  3. Avere un ideale cui ispirarsi può aiutare. No, non parliamo di discorsi religiosi, anche se Piccole donne alla base ha proprio un discorso filosofico-religioso, ovvero la dottrina trascendentalista. Qui si parla di decidere chi essere e impegnarsi per ottenere ciò che si desidera.
  4. Il lieto fine di un romanzo vende sempre di più del finale triste ma per ogni epoca il “lieto fine” potrebbe essere qualcosa di diverso: al tempo della Alcott il matrimonio delle protagoniste, oggi una vacanza tra amiche ai Caraibi.

 

 

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