Le 11 scene di film memorabili che hanno segnato una generazione di provinciali italiani

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7 Marzo 2018
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Cos’ho capito, finalmente, dopo gli Oscar 2018? Non sono i titoli che vincono premi come il “miglior trucco” quelli che poi ti segnano. Le scene di film memorabili, quelle che davvero ti restano dentro, parlano della provincia italiana. Sono scene più simili a una discussione da bar di paese che a una cena romantica in un ristorante patinato.

Volente o nolente, sono cresciuto in provincia e tra i miti fondativi della mia cumpa ci sono scene di piccoli film che forse non conoscete. 
I grandi colossal americani possono sicuramente trasmetterci emozioni ma i film italiani girati in Italia (Moccia e simili esclusi) parlano di noi, delle nostre strade, e possono entrarci dentro. Ci rispecchiamo di più in ragazzi che non trovano lavoro piuttosto che in un’esplosione di un grattacielo a New York. Le scene di film memorabili che fanno la storia delle compagnie e degli individui hanno quasi sempre un forte accento regionale.

Se Hitchcock pensava che la quotidianità fosse al limite del noioso è però proprio vedendo sul grande schermo le urla di una suocera, o di tossico, che impariamo a riflettere sulla nostra realtà.

Magari i dialoghi non hanno la stessa potenza di quelli di Braveheart o de Il Gladiatore. Spesso sono quasi senza senso, enigmatici e volutamente estranianti, e proprio in questo trovano la loro forza. Vero è che i film sono tutti più o meno datati: forse è proprio la nostalgia a renderli migliori di quello che sono.

 

Ecco a voi quindi 11 scene di film memorabili che spiegano la provincia italiana meglio di qualunque trattato:

 

Radio Freccia – Il credo di freccia

Regia di Luciano Ligabue

 

 

“Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards”

 

Sì lo so che l’ha diretto Ligabue, togliamoci subito il sassolino nella scarpa perché questo film trasuda provincialità.

A 13 o 14 anni il catechista, per prepararci alla confermazione, ci portò il credo di freccia. Finisci obbligatoriamente a chiederti in cosa credi.

 

Paz! – La scena dell’esame al DAMS

Regia di Renato de Maria

 

“Quanto è costato il film? Un sacco di soldi!”

 

Un esame di semiotica, si parla appunto di cinema. Una storia tratta dai fumetti del leggendario Andrea Pazienza.

Come altri film che seguiranno è ambientato tutto a Bologna. Città magica che accoglie da decenni migliaia di provinciali fuorisede da tutta Italia.

 

Lavorare con lentezza – Flusso creativo

Regia di Guido Chiesa

 

 

“L’unica censura ammessa è quella estetica.”

 

I provinciali ce l’hanno con la merda commerciale. PUNTO.

 

 

Santa Maradona – Colloquio di lavoro

Regia di Marco Ponti

 

 

“Il reddito annuo della sua famiglia? La sincerità.”

 

Santa Maradona, ambientato a Torino, si apre con un colloquio lavorativo epico. Auguro a qualsiasi provinciale di dare risposte del genere ad un colloquio.

 

 

Il grande Blek – Cambiare il mondo

Regia di Giuseppe Piccioni

 

 

“Le farfalle nel frattempo andarono al potere!”

 

I provinciali spesso e volentieri ce l’hanno con il sistema, tra le vittime preferite ci sono così insegnanti e poliziotti.

Prima ed unica volta in cui il cantante Lucio Battisti ha concesso l’utilizzo delle sue canzoni in un film.

 

 

Senza Filtro – Monologo sul metallo

Regia di Mimmo Raimondi

 

 

 

“I metalli possono sentire le nostre emozioni.”

 

Sì, il film di J-Ax, esatto. Andava inserito.

 

 

Zora la vampira – I pezzi

Regia dei Manetti Bros.

 

 

 

“Cazzo, tu si che sei sensibile.”

 

Bisogna saper trovare del romanticismo anche davanti ai sorci del Tevere, non solo ai piedi della torre Eiffel.

 

 

Amore tossico – Me piace tanto il c…

Regia di Claudio Caligari.

 

 

 

Un film che doveva essere obbligatoriamente in questa lista. Girato utilizzando attori amatoriali (davvero dipendenti dall’eroina). La provincialità nuda e cruda.

 

 

Ovosodo – Pischello di provincia

Regia di Paolo Virzì

 

“La felicità è la malattia degli imbecilli, chi l’ha detto?”

 

 

Mery per sempre – Dialogo col prof

Regia di Marco Risi

 

 

 

“Io sono Mery, Mery per sempre.”

 

Capolavoro.

 

 

Jack Frusciante E’ Uscito Dal Gruppo – Lettera di addio di Martino

Regia di Enza Negroni.

 

“Se sei un tossico, un handicappato o un albanese, il gruppo ti emargina, ti sbatte fuori.”

 

Un pensiero che qualsiasi provinciale ha avuto. Brividi. Tratto dal romanzo di Enrico Brizzi.

 

Solo perché questi film non sono su Netflix non significa che non esistano e che debbano essere dimenticati.

 

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