Che cos’è davvero la svastica? Origini e significato del simbolo del terrore

27 Gennaio 2022
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Troppo piccoli per viverla, troppo grandi per non averla ereditata. La paura del fanatismo antisemita è insita anche in noi millennial che non l’abbiamo toccato con mano.

Quanti di noi conoscono le vere origini e il significato della svastica, il simbolo nazista per eccellenza? Quanto può essere potente un’ideologia? Tanto da trasformare un simbolo di benessere nell’incarnazione del male assoluto. Parliamo della tristemente celebre croce uncinata e dei suoi significati inaspettati.

La Swastika

Su- (prefisso): buono, bene;  asti: coniugazione del verbo;  -ka (suffisso): diminutivo.

Swastí in sanscrito significa “successo”, “benessere”. Da qui nasce swastika (स्वास्तिक), che ci suona proprio simile al nome di quello che per antonomasia è l’emblema del male.

Potrà parere strano che nella sua accezione originaria assumesse significati come “oggetto propizio”, “bardo che dà il benvenuto”, “incrocio di strade o “gesto di incrociare le mani o le braccia sul petto”.

Che significato aveva in origine il simbolo della svastica, prima che il Führer ne facesse il suo baluardo dell’orrore? 

Per molti un simbolo del cielo

Il simbolo della svastica trova le sue origini in tempi ben lontani. La sua presenza è stata attestata a partire dal Neolitico in una quantità inenarrabile di zone dell’Eurasia. Greci, Etruschi, Romani, Cristiani, Bizantini… Tutti hanno adorato la croce dai bracci piegati e la sua funzione propiziatoria.

Le si attribuiva un’accezione allegorica e spirituale ben precisa o, per meglio dire, un valore simbolico “polare”. Si pensava emulasse le fattezze dell’universo e il moto di rotazione delle costellazioni intorno al Polo Nord. Il lato in cui si piegavano i bracci definiva il verso di rotazione di quel movimento divino.

E oggi?

Lasciamo da parte il nostro consueto delirio eurocentrista e ricordiamoci che non tutto il mondo è Francia, Italia, Germania e Inghilterra. Nonostante quelle due “banali” lineette piegate a noi incutano un discreto terrore, esistono numerosi culti religiosi (sorprendentemente più vicini a noi di quel che si creda) che vedono nella svastica un simbolo tutt’ora spiritualmente “denso”.

  • È facile imbattersi in rappresentazioni del Buddha con una svastica al centro petto, di fianco al cuore: nel buddismo rappresenta l’infinito che caratterizza la sua coscienza;
  • Per l’induismo simboleggia i quattro Veda, i testi sacri in sanscrito, e i quattro volti di Brahmā, il Dio supremo. Rappresenta anche la porta d’accesso ai vertici extracosmico ed intracosmico dell’universo;
  • Da non sottovalutarne anche il mero potenziale decorativo. Per i musulmani la svastica è un elemento geometrico semplice ma armonioso, ottimo per valorizzare opere architettoniche come le moschee. Nella calligrafia araba rappresenta la “pietra angolare”, il pilastro celeste e terrestre;
  • Per cristianesimo ed ebraismo la svastica simboleggia il centro del cielo, il polo nord dove si insedia il Trono di Dio;
  • In molti culti sciamanici della Mongolia e della Siberia la svastica è un segno propiziatorio di contatto con l’universo e le sue dimensioni trascendentali.

Origine ottimista, epilogo infelice

Come ben sappiamo tutte queste congetture armoniose sono collassate in un finale quantomeno tetro.

Furono elaborate (discutibili) teorie teosofiche che identificavano la svastica come simbolo della pura razza ariana. Prima è stata sfruttata come baluardo da alcune violente confraternite antisemite, poi dal Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori e della Germania nazista di Hitler.

Non dobbiamo stupirci che il romanzo fantapolitico distopico di Philipp Dick si intitoli proprio “La svastica sul sole”. Il male fatto ombra su ogni forma di luce e di speranza. 

Tarantino se la gioca invece in chiave ironica con la scena cult di un Brad Pitt soddisfatto per il suo bassorilievo inciso a coltello (se non cogliete il riferimento recuperate Bastardi Senza Gloria).

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