Il peggio della storia di Sanremo: tutti i capolavori trash delle passate edizioni

2 febbraio 2019
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Eccovi i geni incompresi del Festival: una playlist meravigliosamente orrenda per ripercorrere i punti più bassi (cioè più alti) della storia di Sanremo.

 

Il 5 Febbraio partirà la sessantanovesima, esatto, SESSANTANOVESIMA, edizione del Festival di Sanremo 2019, ovvero il Festival della canzone italiana.

Come sappiamo tutti, si tratta di una gara canora in cui gli artisti più sfigati del panorama musicale italiano fanno sentire le loro ultime canzoni, sperando di convincere la giuria over 80 dell’Ariston e sbarcare il lunario.

Nonostante  ciò viene ancora propinato da anni come una tradizione immancabile per noi italiani, come la festa della repubblica… se non di più. Al Millennial importa poco o nulla di quello che succede sul palco dell’Ariston. Per noi, Sanremo è sempre stato la versione noiosa e incanutita del Festivalbar, che invece era una figata. Ovviamente, la nostra generazione è condannata all’infelicità, per questo il Festivalbar lo hanno tolto nel lontano 2007, mentre la storia di Sanremo risale a SESSANTANOVE anni fa.

Il Festival cerca ogni anno di essere perfetto, i direttori artistici curano ogni particolare in maniera maniacale sovraccaricandosi di ansia e tensioni per poi annunciare agli uffici stampa che: “Senza dubbio, questo, sarà l’anno delle Belle canzoni. La musica sarà al primo posto”.

Ovviamente non è mai così, e ogni anno aspettiamo quella nota stonata che rovini la sinfonia generale: dalla polemica politica alla lite tra due cantanti alla performance trash. Tutti elementi che per tutta la storia di Sanremo sono sempre stati molto più interessanti delle solite canzonette.

Ricordate quel video in cui Pippo Baudo salva un tizio che si voleva suicidare dalla balaustra del teatro? Ecco, questa sì che è pura arte, un capolavoro dell’intrattenimento in grado di rendere il festival un minimo interessante.

Ma il vero problema è la giuria. Assolutamente incapace di dare delle votazioni sensate, fa vincere ogni anno la canzone più smielata, quella a sfondo religioso o sociale. Eppure nell’arco della storia di Sanremo sono saliti sul palco dell’Ariston  alcuni dei migliori geni incompresi della storia della musica Italiana, che purtroppo, a causa della loro genialità, non sono riusciti a sfruttare al pieno l’occasione finendo in un tristissimo dimenticatoio. Insomma, erano troppo per il festival della banalità.

Vi propongo qua sotto una classifica che tenta di riesumare queste personalità peculiari. Ma, attenzione: queste canzoni sono le uniche della storia di Sanremo che davvero vi piaceranno tantissimo.

 

Jo Chiarello: Che brutto Affare

 

Jo Chiarello, in questa canzone di Sanremo 1981, ci insegna come reagire ad una delusione amorosa. Si tratta di una donna che è appena stata mollata ed inscena la propria personale vendetta. Ogni momento dell’esibizione è geniale: dalla camminata sculettante e orgogliosa con cui sale sul palco alla voce da gallina stridula che tira fuori il secondo dopo. Per tutta la performance Jo Chiarello è presa dal il tipico esaurimento nervoso che contraddistingue noi donne alla fine di una storia. Cerchiamo di emanciparci ricoprendo il nostro ex fidanzato di insulti ma allo stesso tempo appariamo ridicole e palesemente frustrate: vedi le espressioni facciali quando canta: Scemooo, non sei nemmeno la metà di un man”.

 

Maria Grazia Impero: Tu con la mia amica

 

Stessa storia di Jo Chiarello ma versione rock e, per quanto possibile, ancora più schizofrenica. Ma ci si può vestire da Cow Girl a Sanremo? Genialissimo… come il lancio di cappello iniziale e il calcio roteante.

 

Leo Leandro: Caramella

 

Nel 1993 saliva sul palco Leo Leandro. Di lui si  sono – inspiegabilmente – perse tutte le tracce, è rimasto un illustre sconosciuto sia prima sia dopo il festival, alcuni pensano addirittura che non sia mai esistito e si tratti solo di una visione ancestrale. La sua canzone “Caramella” parla del suo amore per una ragazzina di sedici anni.

Come sia possibile che questo individuo sia salito sul palco dell’Ariston non ci è ancora chiaro. E ogni cosa di lui ci fa pensare a un individuo pericolosissimo: dal cappellino alla pancia che strabocca dai pantaloni ai denti storti e marci.

I punti geniali dell’esibizione: l’assolo buttato a caso di oboe al min 1.39.

Il coro obbligato a cantare: “caramella alla pera, che merendera” come se fosse tutto normale.

L’eccitazione di Leo Leandro che aumenta sempre di più fino alla fine della canzone in cui simula strani movimenti di bacino.

 

Giorgia Fiorio: Se ti Spogli

 

Tu sei topo, sei graffiti, hai cappelli come viti, tu sei tosto, “tu sei come una piscina dove il cielo è trasparente”, “Sei la nebbia nella sera che mi cade nella gola”. Cantava così la 17enne Giorgia Fiorio a Sanremo 1984, con la sua voce da tabagista 50enne.

Il testo è basato su una serie di complimenti improbabili, per convincere il partner a spogliarsi.

I punti geniali dell’esibizione: Giorgia riesce ad essere sensuale e totalmente inquietante allo stesso tempo.

Lollipop: Batte Forte

 

Le Lollipop in questa performance sembrano me e le mie amiche quando dopo quattro gin cerchiamo di imitare le Spice Girl, Britney Spears o Madonna, fallendo miseramente.

Questa canzone è geniale perché è in grado di imbarazzarti come poche cose fanno, non riesco ancora a capire bene il perché: sarà il ritornello batte forte, il balletto ridicolo, gli outfit delle ragazze, le espressioni facciali o la platea completamente impassibile davanti a tutto questo.

 

Povia: Vorrei Avere il Becco

 

Questa canzone l’amavo da bambina, “Più o meno come fa un piccione, l’amore sopra il cornicione”, cantavo con un po’ di vergogna. Ora, riascoltandola dopo molti anni, la mia reazione è stata solo una: “Oh Cazzo”. Fine.

 

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