After life serie tv, evviva l’humor nero che non risparmia vecchi e bambini

Avatar
10 Aprile 2019
525 Visualizzazioni

In After life serie tv, Tony (Ricky Gervais) fa il giornalista per un quotidiano gratuito locale. Per affrontare la morte della moglie (Kerry Godliman) esaspera il suo già notevole cinismo, litiga più o meno con tutti e vagheggia il suicidio, convinto che se proprio deve vivere tanto vale dire e fare tutto ciò che gli passa per la mente.

Nonostante il cognato Matt (Tom Basden), direttore del giornale in cui lavora, cerchi di stargli accanto, Tony non fa mistero del suo disprezzo per le notiziucole che pubblicano e per il conseguente, generale disinteresse dei lettori.

Tuttavia il giornale all’inizio è l’unico luogo che riesce a distrarlo dal pensiero della moglie, grazie agli improbabili colleghi e alle notizie che si ostina a riportare.

I sei episodi della prima stagione di After life serie tv sono permeati da humor nero e sarcasmo che non risparmia nessuno, vecchi, bambini bulli e grassi, vedove o prostitute.

Quello che colpisce è la capacità di Gervais di dare vita a un personaggio che incarna in fondo una parte di tutti noi, quella più spaventata e timorosa della solitudine.

Allo stesso tempo i personaggi di contorno, quasi tutti emarginati o con scarsa considerazione di sé, diventano per Tony dei punti d’appoggio verso l’accettazione del dolore.

Abbiamo la “professionista del sesso” Daphne (Roisin Conaty), il tossicodipendente Julian, la vedova (Penelope Wilton) e infine l’infermiera del padre (Ashley Jensen).

Menzione speciale infine proprio al padre di Tony, l’attore David Bradley (che forse ricorderete meglio come Gazza, il temibile guardiano della scuola di Hogwarts), che pur con pochissime battute ha una capacità interpretativa grandiosa.

Se anche voi siete cinici dal cuore tenero interrompete per un attimo la vostra lotta contro questo mondo di gattini bellini e coccolosi e guardate questa serie.

 

LEGGI ANCHE:

Ecco la serie tv dedicata alle baby squillo dei Parioli

Chi è Marie Kondo, la riordinatrice dei millennial su Netflix