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Diamanti Grezzi: quando due millennial firmano un film tanto ansiogeno quanto azzeccato

4 Febbraio 2020
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Adam Sandler spadroneggia nella parte di un newyorkese ebreo venditore di gioielli. Ricco ma miserabile, antipatico ma col sorriso, aggressivo ma passivo. Questa sorpresa di Netflix è da non perdere.

Diffido sempre dall’algoritmo quando cerca di spacciarmi qualcosa in base ai miei like, ma ogni tanto ci prende. Mi sono approcciato così a Diamanti Grezzi appena arrivato su Netflix.

Non so abbastanza di cinema per scrivere un pezzo critico su questo film ma so essere uno spettatore. E come spettatore quello che cerco è l’intrattenimento. I registi sono due fratelli nati nel 1984 e nel 1986, i Safdie Brothers. Due Millennial veri.

Beh, Diamanti Grezzi è lo show per eccellenza. Due ore inchiodato allo schermo con relative palpitazioni di ansia per una trama che a tratti è quasi incomprensibile. I primi venti minuti non capisci niente, una musica in sottofondo inquieta ogni cellula del tuo corpo.

Adam Sandler spadroneggia nella parte di un newyorkese ebreo venditore di gioielli. Ricco ma miserabile, antipatico ma col sorriso, aggressivo ma passivo. Un ludopatico vero e proprio con smanie di protagonismo. E un ego spropositato.

È talmente su di giri che pensi sia la cocaina il leitmotiv del film, invece non ce n’è traccia. La forza del film è questa trama sospesa in cui si insegue per qualche giorno la vicenda del protagonista. Un manipolatore, perfido coi suoi simili, tutti inquinati quanto lui.

Gli uomini di questo film sembrano degli insetti a caccia di soldi, ma piano piano la trama si rivela ed escono fuori appunto i Diamanti Grezzi, il lato umano di ogni singolo. Tutti, chi più chi meno, combattono contro se stessi e sono causa del proprio male.

Troppo distratti dallo scintillante mondo materiale per curarsi le proprie ferite. Troppo inconsapevoli, quindi isterici, malati, sempre insoddisfatti. Fai un sacco di soldi con una scommessa ma non ti basta e rischi tutto per averne ancora di più.

Metti in pericolo te stesso e i tuoi cari ma la brama di possesso è talmente alta che non ci fai caso. Così Adam Sandler vi porta di fronte a un personaggio letterario vero e proprio, qualcosa che resterà.

È quanto di più annoying vedrete sullo schermo. Howard, questo è il nome del protagonista, è uno che ti strappa gli schiaffi dalle mani e ti fa bestemmiare. Gli spaccheresti la faccia tu stesso se potessi. Ricorda Bartleby di Melville per l’ostinata ottusità e il vuoto interiore.

Siamo di fronte a un nuovo prototipo di anti eroe, l’uomo disprezzabile da cui prendere le distanze ma a cui sei indissolubilmente legato. Un modello che il cinema degli ultimi anni ha investigato a fondo, da Walter White a Saul Goodman (Breaking Bad), a Lo Sciacallo di Gyllenhaal.

New York è popolata di mostri che vivono in tuguri anche quando sono ricchi e non esiste altro valore che il soldo. In pratica Diamanti Grezzi è un film di denuncia, senza che ci sia bisogno di denunciare nessuno.

Uno spaccato sulla nostra società imbegata in gigantesche cazzzate piuttosto che nel curare le proprie ferite. Ma non c’è giudizio, anzi c’è uno spettacolo da guardare senza mai premere pausa. Basta la scena perché ognuno tragga la sua conclusione.

Diamanti Grezzi non è il solito thriller, non è un noir, non è un film comico, non è un film d’azione. È girato prevalentemente in interni con gente vestita male che compra gioielli da migliaia di dollari e scommette su partite di basket.

Dentro ci trovate pezzi di realtà come Kevin Garnett dei Celtics o il rapper The Weeknd, che interpretano loro stessi. Questa zona confinante tra il cinematografico e il reale è la chiave del film, che si svincola da ogni genere narrativo raccontando semplicemente la realtà. Una realtà dove ci sono tanti mostri e bisogno di redenzione. La nostra. Una vera bomba.

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