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Fottutamente ecologico: perché dobbiamo diventare veri materialisti

28 Giugno 2021
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I millennial consigliano  The Minimalist: A Documentary About the Important Things su Netflix.

Il documentario di Joshua Millburn e Ryan Nicodemus, conosciuti come “The Minimalist”. Generalmente si pensa che i minimalisti vogliano vivere con un solo cambio di vestiario, in una casa con una sedia, una tazza e una lampada.

In realtà il minimalismo, come viene presentato dai registi del documentario è una linea di pensiero molto semplice e genuina che si contrappone alle tendenze ultra consumistiche della società odierna.

Secondo il punto di vista di Joshua Millburn esiste un modello comune basato sull’inseguimento di uno status sociale irraggiungibile. Qualcuno lo chiama ancora  sogno americano, ma sembra essersi trasformato in un bisogno disperato di osservare e fantasticare sulla dispendiosa vita altrui. “Keeping up with the Johnses”, o meglio with the Kardashians, direbbero in molti.

Tuttavia non è IL modello, è UNO dei tanti possibili. Assimilare e capire questo concetto rende liberi di scegliere lo stile di vita che più fa per noi.

Accumuliamo senza sosta

Accumuliamo senza sosta, le parole di Juliet Schor (PHD economista e sociologa): «Siamo troppo materialisti se pensiamo all’accezione comune della parola in sé, ma non lo siamo abbastanza se pensiamo al suo significato. Dobbiamo diventare dei veri materialisti, cioè dobbiamo avere a cuore la materialità degli oggetti. Invece viviamo in un mondo in cui i beni materiali sono importanti solo per attraverso il loro significato simbolico. Attraverso il “piolo sociale” su cui ci posizioniamo all’interno della gerarchia comunitaria, lasciamo che pubblicità e marketing determino la nostra scelta e il nostro gusto. E il nostro accumulo».

Non riutilizziamo, compriamo

Gli oggetti perdono di valore, non ne conosciamo l’origine la storia e il futuro destino. Ci sembra che nascano sugli scaffali dei negozi e dei supermercati. Comprare il prodotto nuovo è più comodo e conveniente. Noi non riutilizziamo, noi buttiamo via.

Non riutilizziamo perché comprare il prodotto nuovo è spesso più comodo e conveniente. Buttiamo via, e, in questa continua linea retta NEGOZIO-CASA-PATTUMIERA, siamo macchine addestrate a essere sempre alla ricerca di qualcosa da comprare, qualcosa di nuovo, così, tutto ciò che già possediamo diventa vecchio, superfluo, privo si significato e ci avvolge in un’aurea di insoddisfazione.

Il tenore di vita dei cittadini occidentali è il migliore mai registrato nella storia dell’umanità. Allora perché siamo così pervasi dal desiderio di avere di più?

Rick Hanson, phd neuropsicologo

Siamo in grado di comprare a qualsiasi ora del giorno perché i beni materiali sono sempre disponibili e costano sempre meno. Questo è permesso dalla loro bassa qualità, dallo sfruttamento manifatturiero e dal depauperamento delle risorse di quei paesi dove si paga il prezzo più tragico dell’inquinamento ambientale.

Un livello ideale di CO2 in atmosfera è 280 ppm, il limite che definisce il pericolo è 350 ppm. Nel 2021 abbiamo quasi raggiunto i 420 ppm. Pensate quanto è impattante la quantità di emissioni causata dai combustibili necessari per portare avanti l’economia del consumo, per la produzione e la distribuzione di oggetti che mai ci sono serviti e mai ci serviranno.

«Quando a forza di risparmi voi riuscite a comprare l’auto dei vostri sogni, io l’avrò già fatta passare di moda». Così esordisce Fréderic Beigbeder, pubblicitario per professione. «Riuscirò a farvi sentire sempre insoddisfatti – continua Beigbeder – perché il Glamour è il paese dove non si arriva mai. Vi drogo di novità, farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità».

Perché la gente felice non consuma.

 

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