Recensione Elite serie tv: ora Dawson’s Creek è sieropositivo e pippa coca

27 ottobre 2018
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Se La casa di carta aveva dato nuova vita alla serialità di stampo iberico, Elite serie tv conferma che i prodotti di Netflix non sono più solo appannaggio di sceneggiatori americani o inglesi, ma che sta prendendo piede una nuova scuola.

 

Elite è una serie che noi Millennial forse guarderemo pensando al liceo e constatando la differenza dall’edulcorata adolescenza mostrata da serie come Dawson’s Creek, dove il massimo dello scandalo era costituito dal rubare il fidanzato all’amica e avere avuto un padre in prigione. Dimenticate tutto ciò perché qui invece si fa sul serio.

La serie racconta un omicidio e la ricerca del colpevole all’interno dell’esclusiva scuola di Las Encinas (il cui punto forte sembra essere la piscina olimpionica e il ritorno, apparente, all’insegnante prevalente). La scintilla narrativa è data dall’arrivo di tre studenti provenienti da una scuola di periferia che rappresentano tutto ciò che l’elitaria Las Encinas ripudia: la diversità, gli stranieri, la povertà.

Tra i protagonisti di Elite serie tv, mutuati da La casa di carta, ritroviamo Miguel Herrán decisamente meno romantico rispetto a Rio, Jaime Lorente alias Nano, a cui ormai appioppano solo ruoli da delinquente con discreta sfiga, e Maria Pedrez nei panni di Marina, una ragazza ribelle e problematica ma lontana dalla mentalità della sua classe sociale.

Se a prima vista Elite serie tv potrebbe sembrare un mix improbabile tra Pretty Little Liars e Gossip Girl più altri drammi adolescenziali, a una più attenta visione propone temi e riflessioni interessanti: corruzione, sieropositività, differenze sociali e pregiudizio, sdogana il sesso tra adolescenti (etero e non) oltre a un certo disincanto e cinismo degli stessi, che agiscono in modo molto più spregiudicato rispetto agli adulti che li circondano.

Tra gli studenti di Las Encinas solo due o tre spiccano per doti morali e temperamento e non possiamo non citare Nadia (Mina El Hammani), una ragazza palestinese che si ritrova a dover scegliere tra la religione e la possibilità di frequentare la prestigiosa scuola, e Guzman (Miguel Bernardeau), ricco figlio adottivo di un costruttore corrotto, che da bullo si redime grazie all’amore per la nuova arrivata.

Il tentativo glam alla Gossip Girl non è molto riuscito, nonostante le numerose feste piene di colori rutilanti, ménage à trois tra sedicenni e spolverate di cocaina, complice una colonna sonora che fa temere a ogni pie’ sospinto uno sconfinamento verso Paso Adelante.

Riuscitissimo è invece l’intreccio e il mistero che vi terranno incollati allo schermo fino alla fine.

Probabilmente ci sarà una seconda stagione, dato che scoprire il colpevole non è sempre sinonimo di giustizia, quindi rimanete sintonizzati perché di sicuro continuerete a sentirne parlare.

 

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