La serie Chernobyl spiega perché la mamma smise di cuocere spinaci

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3 Giugno 2019
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Eravamo piccoli e ci colse il terrore del nemico radioattivo invisibile che inquinava pesci, ortaggi e viaggiava con il vento da est

Ed è arrivato anche il momento della serie tv Chernobyl. Siamo sommersi dai pezzi che incensano le serie, ma è vero anche che non ne abbiamo mai abbastanza. Specie se sono piene di tensione, violente, cruente, passionali. Diciamo che ogni mese e mezzo ne trovo una per cui perdere la testa. L’ultimo amore erano stati Peaky Blinders e Sharp Objects. Divorate, più che viste.

Adesso è il turno di Chernobyl che dal 10 giugno sarà anche su Sky Atlantic, ma gli intrippati veri, come ogni buon Millennial che si rispetti, la stanno già divorando in streaming.

Cast eccezionale. Stellan Skarsgård che faceva il professore cattivo in Will Hunting – Genio Ribelle di Van Sant. Jared Harris e Adam Nagaitis che avevano già lavorato assieme per The Terror (mamma mia che bomba anche quello. Se non lo avete visto muovetevi è su Amazon Prime Video) e Emily Watson.

Chernobyl. Il titolo dice tutto. Si inizia con lo scoppio del reattore e si prosegue nei mesi successivi alla catastrofe ambientale più terrificante che l’Occidente abbia conosciuto.

Perché abbiamo la plastica negli oceani, abbiamo visto i gabbiani morire nel petrolio, tutto sì, ma niente ha segnato la nostra infanzia come Chernobyl. LA nube tossica, il latte inquinato, le bonifiche, le evaquazioni, i morti…

La serie tv Chernobyl è potente perché da una doppia visione: quella dell’apparato burocratico sovietico che tenta di insabbiare una vicenda dettata dall’errore umano e quella della gente comune, a cui inizialmente si racconta di un semplice incendio.

Così in tanti portano i bambini a vedere le luci strane nel cielo, mentre su di loro il vento trasporta la cenere tossica. A pochi chilometri i primi esposti alle radiazioni cambiano pelle, vomitano sangue, si contorcono e si dividono tra tentativi di fuga e atti di eroismo.

Sembra un mondo lontanissimo quello di Chernobyl 1986. Gli scienziati lavorano con attrezzature ridicole per i giorni nostri e nonostante sia un film c’è da immaginarsi che la realtà fosse abbastanza così.

Alla fine quei tizi maneggiavano energia nucleare in un paesino sperduto dove i contadini ricordavano la Basilicata degli anni 50. Ed è un parallelismo che ci sta con una Russia sempre più spopolata, con sempre meno nascite e il territorio più grande del pianeta abitato da appena 133 milioni di persone.

La Russia di oggi è un gigante debole, che gode di una fama molto più letale di quella che in realtà può sfoggiare. La Russia della fine degli anni 80, poco prima del crollo del Muro, era l’ultimo baluardo di un’ideologia comunista incarnata da spie, militari, ordini e obbedienza cieca al partito. Lo strascico di un’epoca che stava per finire.

La serie tv Chernobyl racconta tanto, tantissimo di questo scorcio storico. La catastrofe nucleare è la chiave d’accesso alle debolezze di un apparato dominato da incompetenza e gerarchie militari ossessive. Un apparato che in parte è colpevole della tragedia.

Se una serie tv riesce a farvi una lezione di geopolitica e storia contemporanea, vale la pena di guardarla. Non state sprecando il vostro tempo.

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