Essere millennial e medico termale: apprendistato con la Morte

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10 Novembre 2017
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Di fronte ad una donna, il medico è forse l’unica creatura in grado di esordire con un “prego, si spogli” senza beccarsi prontamente una denuncia. Per questo sono diventato medico. Che volpe. Solo un aspetto, nei miei infiniti e maldestri anni di studio, non avevo considerato: l’Età delle pazienti. Ovvero la condanna del medico termale.

 

Per quanto concerne la paziente-tipo, c’è un’età per spogliarsi e rendere felice il medico, e c’è un’età per spogliarsi e fargli meditare l’idea del suicidio. Non tanto per l’aspetto in sé di un corpo che magari solo quarant’anni prima era stato desiderato da tutti i ragazzi del quartiere, quanto per la conseguente angoscia tutta mentale e tutta inventata per il tempo che se ne va, la fuggevolezza delle cose, la Morte che ti guarda negli occhi. Si sta come d’autunno, nel reggitette, le tette: uno-due-cento sospiri, ti distrai un attimo, e le tette sono cadute. Con le tette che poggiano a terra, gli occhi delle signore provano di tanto in tanto a guardare il cielo, dove dovrebbe riposare l’Eternità.

 

Le più ardite sperano in un’immortalità terrena, e allora vanno alle Terme. Due strisce di fango termale qua e là (i più maligni sostengono che sia un primo – umidiccio – approccio all’inumazione) ed eccole ancora lì, redivive, arzille. Io ho il potere di far risorgere le vecchiette, perché sono il Sacro Medico Termale, il Santone delle Terme. Si potrebbe insinuare che in un’ipotetica scala della Gloria Sanitaria, dove nel punto più alto, un gradino sopra Dio, stanno i Chirurghi, io mi collochi sotto il gradino più basso, sepolto da mefitiche esalazioni. Ma non è così. Cari miei, io faccio tornare in vita le mummie, datemi un pezzo di Santa Teresa d’Avila, una reliquia a caso (che ne so, un femore), e vi risuscito la Santa. E via di ardore mistico! Ma c’è un problema. A conti fatti sono Dio, è vero, quasi un Chirurgo, ma le nonnine non lo capiscono.

Quando inizio la sessione di visite ambulatoriali, fuori dal mio studio da medico termale tutto biancore e puzza di zolfo, scalpitano decine e decine di gambette impazienti gonfie o rinsecchite. Le schiene son così ricurve e attorcigliate da far sembrare le nonnine impegnate in una partita di bowling, pronte a far scivolare, verso di me, tante sfere perfettamente tonde e luccicanti. Vedo le sfere, ed in esse il Destinio, mio, loro, vostro, di tutti. Niente di buono. Vacillo un po’, birilletto sperduto, ma subito mi rimbocco le maniche del camice, perché dopotutto sono un Medico Termale. Colui che combatte il Tempo a badilate di fango, colui che è più vicino all’eternità di qualsiasi prete e ne è appena più distante di un becchino. Loro continuano a non capirlo, sbraitano, sbuffano guardano con aria di sfida. Mi gioco la carta della seduzione, “ma che bella cotonatura che s’è fatta!”, eccedo in smancerie per conquistarle, “posso offrirle una mela cotta?”, ma niente da fare. Solo una volta una vecchietta è caduta ai miei piedi: era un ictus.

 

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