Motivi per andare in palestra in inverno? Lo spauracchio del personal trainer

18 gennaio 2018
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Ci siamo! Ti ci è voluto un po’ ma finalmente hai smaltito mentalmente le vacanze di Natale e i relativi bagordi. Hai capito solo ora, a gennaio bello inoltrato, che è arrivato il momento di svoltare, cambiare pagina. Siamo infatti ancora in pieno inverno ma parole quali remise en forme, prova costume, ciccia in eccesso iniziano a diventare una preoccupazione. Eppure…

Peccato che tu, che sei il nostro eroe, sei un geek convinto; un amante della sedentarietà; un ammiratore di Zuck; un seguace della googliness. Per te uno sviluppatore iOS o Android è un eroe; un Aranzulla è un mentore; un algoritmo è pane quotidiano. Ecco, allora, che in questa via crucis della “forma fisica” ti trovi a dover fare i conti con la palestra e con quel losco figuro denominato trainer!

Eccole, allora, le 5 rappresentazioni del trainer che, volente o nolente, dovrai ciucciarti fino a giugno/luglio:

Il messianico: è il trainer che pensa di celebrare una liturgia pagana dedicata ai cultori del fit. I motivi per andare in palestra per lui sono dogmi. E’ colui il quale spende parole di incoraggiamento quali “affonda con lo squat e poi risorgi” e che canta, senza ritegno, il ritornello che fa believe. Lui ci crede, davvero, in questo cxworx che salverà il tuo corpo e la tua anima. Perché nel suo culto 2.0 è la forma fisica a salvare l’anima e non viceversa.

L’anglofono: L’anglofono si esprime con termini quali workout, warm up, fit position, leg extension, hover. E tu, che smaronato a livelli cosmici pensavi di aver “comprato un abbonamento in palestra”, ti trovi a dover fare ripetizioni di inglese per cercare di capire ‘ste spiegazioni.  E il sospetto nasce spontaneo: non è che ‘sto qua ha sbagliato lavoro e voleva fare il prof di inglese? Così, invece dei motivi per andare in palestra, troverai quelli per iscriverti a un corso di inglese.

Il dj mancato: il suo non è un allenamento… è una sorta di balletto sincronizzato in cui, regina della festa, si piazza la release del mese. E tu, che quando dicono release pensi alla canzone “I shall be released” di Bob Dylan che ben esprime la tua voglia di libertà, dici “ma perché!?!”. Tu, sì proprio tu, che sei scoordinato come un gorilla ubriaco; che anche a 16 anni strafatto di sostanze psicotrope non ballavi manco a morire perché eri – e sei – ben conscio della tua assoluta incapacità di comandare i movimenti del tuo corpo; tu che maledici ogni giorno quei 400/800 euro che ti è costata la palestra ti dici “e no! Che due maroni. Mi tocca ballare?” Perché lui, il dj mancato, si sente un David Guetta che guida i suoi adoratori danzanti; lui, il dj mancato, non ha capito che sono le 13.00 a Milano e non le 02.00 a Ibiza.

L’aggressive: e qui ti salta il nervo perché lui, l’aggressivo, per spronarti a fare meglio pronuncia urlando frasi del tipo “ma che ca**o è quella roba! Il culo??? Tienilo giù se no l’addominale non lavora”. E tu, che hai fatto un mutuo per pagare questa cacchio di palestra sentendoti un pezzente, ora cerchi la rivalsa e pensi: “ma brutto cretino… ti sembra di insultare? Manco fossi un programmatore iOS che sta sviluppando l’ultima genialata del secolo. Fly down che sei poi un istruttore di palestra”. Ma poi, passato il nervo, ti rendi conto che lui – l’aggressive – in fondo ti vuole bene e che il suo turpiloquio altro non è che uno sprone a fare meglio. Chapeau.

L’umano: e qui, finalmente, ti imbatti nel trainer “normale”. L’umano che parla prevalentemente in italiano utilizzando il minimo indispensabile d’inglese for dummies; l’autocosciente che sa di essere in una palestra e non in una chiesa o in una discoteca; il morigerato che ti corregge senza piazzarti un bel vaffa ogni secondo. E allora tu lo ami e capisci che forse, trovare i motivi per andare in palestra, è una cosa normale e non da super eroi.

Eccoci giunti alla conclusione di questo racconto dell’orrore. Ti lasciamo con una frase che ti può capitare di leggere in una delle palestre di Milano: “Non chiedere una vita più facile, chiedi di essere una persona più forte”

Una frase che a te, o geek, suona più o meno come : “Il lavoro rende liberi”.

Amen!

E adesso facciamoci un goccetto!