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Europei? No, meglio la Copa América

Calcio o fútbol?

Questa settimana iniziano gli Europei di calcio, vissuti quasi come un fastidio e un obbligo da molte società e parecchi tifosi. Niente a che vedere con il fascino e l’attesa che permeano la Copa América, che inizia lunedì 13 giugno: non si ancora chi la trasmetterà in Italia e a dirla tutta nemmeno se si svolgerà davvero.

Un’incertezza sui diritti televisivi più che comprensibile, non soltanto perché Sky e Dazn sono probabilmente più impegnate a darsi battaglia per la prossima stagione di Serie A. La Copa América infatti è stata in forse sino a pochi giorni fa: a fine maggio Colombia e Argentina hanno comunicato di non potere più ospitare la manifestazione causa covid.

In poche ore la Conmebol (la Federazione Calcistica Sudamerica) ne ha annunciato lo svolgimento in Brasile, «merito dell’agilità e della capacità decisionale del Governo Brasiliano in un momento fondamentale per il calcio sudamericano», come ha affermato il presidente della Conmebol Alejandro Domínguez.

Mentre scriviamo questo articolo si conoscono soltanto data e sedi della partita inaugurale e della finale, tutto il resto è ancora da definire! Impensabile, incredibile, pazzesco: un episodio che sicuramente avrà un suo posto d’onore nella storia di questo trofeo unico.

 La Copa América non è l’Europeo

Perché la Copa América è qualcosa di unico? Innanzitutto perché il calcio in Sudamerica è vissuto in maniera viscerale, quasi folle: un continente dove nascono di continuo talenti che appena possono si trasferiscono in Europa. Ne consegue che le Qualificazioni per i Mondiali e la Copa América sono un’autentica festa, l’unico modo per ritrovare i migliori giocatori non soltanto di Argentina e Brasile ma anche di Cile, Colombia, Uruguay.

Non soltanto Messi e Neymar Jr, ma anche Suarez e Cuadrado. Non c’è l’intensità dei derby tra Boca e River, tra Flamengo e Fluminese, tra Nacional e Peñarol, non si raggiungono i picchi di tensione della Copa Libertadores, ma anche questo trofeo continentale sa regalare emozioni ad alta intensità, materia per cuori forti, per chi ama il calcio oltre il sacrosantissimo tifo per la propria squadra del cuore.

Il torneo di calcio continentale più antico del mondo

La Copa América è nata nel 1916: è la più antica manifestazione calcistica continentale per nazioni. Il primato mondiale appartiene alle Olimpiadi, dove il calcio debuttò nel 1900. I Mondiali sarebbero arrivati nel 1930, gli Europei soltanto nel 1960.

È grazie alla Copa América che abbiamo memoria della prima nazionale passata alla storia, l’Uruguay, vincitore di sei delle prime dieci edizioni: la celeste si sarebbe poi aggiudicata i Giochi Olimpici nel 1924 e nel 1928 e i Mondiali del 1930. Per una nazione che adesso vanta 3 milioni e mezzo di abitanti – probabile che ad inizio secolo fossero molti meno – un primato non da poco.

Sempre grazie a questo torneo abbiamo testimonianza della prima superstar calcistica globale: il brasiliano Arthur Friedenreich detto El Tigre, che vinse con il Brasile l’edizione del 1919. Si narra che non abbia mai sbagliato un calcio di rigore in una carriera nella quale gli vengono ascritti 1239 gol in 1329 partite!

 

Pelé e Maradona non hanno mai vinto la Copa América

La Copa América è un trofeo che non fa sconti a nessuno. Pelé e Maradona non lo hanno mai vinto: O Rey l’ha disputata soltanto nel 1959, Maradona tre volte. Una maledizione che perseguita anche Messi, il cui rapporto tormentato con la nazionale argentina potrebbe essere risolto soltanto con la psicanalisi o con qualche rito esoterico; la pulga ha vinto sì le Olimpiadi nel 2008 a Pechino, ma per il resto è ancora a bocca asciutta: una sanguinosa finale mondiale persa nel 2014 e altre tre in Copa Amèrica (2007, 2015 e 2016). Il sortilegio sarà spezzato finalmente quest’anno?

Le storie nella storia della Copa América

Fece invece in tempo ad aggiudicarsi il trofeo sudamericano Alfredo Di Stefano, da molti addetti ai lavori ritenuto il più grande calciatore di tutti i tempi: la vinse nel 1947. Nel 1949 avrebbe contribuito a creare una sorta di Super Lega ante litteram, divenendo di fatto un apolide calcistico e precludendosi la possibilità di giocare in qualsiasi nazionale. Nessun Mondiale lo vide mai in campo, senza che tutto questo gli abbia impedito di diventare una leggenda.

Un altro argentino ricorda invece la Copa América come un incubo: il centravanti Martin Palermo nel 1999 riuscì a sbagliare ben tre rigori nella stessa partita, contro la Colombia: se ce ne fosse stato un quarto, avrebbe tirato anche quello. E pensare che la porta colombiana non era più difesa da René Higuita, forse il primo portiere nella storia ad usare i piedi come se non meglio delle mani, una qualità più volte dimostrata con il suo celeberrimo el escorpión, nonché il primo estremo difensore a segnare un gol in Copa Amèrica. In quale altro palcoscenico sarebbe potuto accadere?

 

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