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Djokovic ha perso: i millennial si fermano all’ultimo record da battere nel tennis?

È come assistere alla stesura di una pagina di storia, ma quando lo sai in anticipo difficilmente accade. La verità è che le cose succedono quando meno te le aspetti e che parlare di un accadimento storico prima ancora che si verifichi è utile quanto masticare una gomma.

Insomma, tutto questo per dire che Djokovic non ce l’ha fatta, ma noi l’abbiamo guardato lo stesso sperando di vedere la storia in diretta. È un po’ come sapere chi è l’assassino in un film giallo, osservare tutte le mosse del maggiordomo essendo convinti sin dall’inizio che alla fine sarà lui il colpevole.

L’assassino non è Djokovic

Lo guardiamo aggirarsi negli androni con fare malandrino, se non addirittura sospetto servire in tavola pietanze che alla meno peggio sono come minimo avvelenate. Lo vediamo di nascosto sicuri che prima o poi userà il coltello da cucina per pugnalare l’ignaro ospite alle spalle e invece no.

Il colpevole in questa storia non è manco il giardiniere, ma proprio uno che non c’entra niente. Nella finale degli Us Open di tennis l’unico record battuto è quello personale di Medvedev, il russo capace di conquistare il suo primo slam nel giorno in cui Djokovic avrebbe potuto vincere tutto: il 21esimo titolo di uno slam record assoluto e realizzare quel gran slam maschile che non si verificava dal 1969.

Il russo Medvedev ha battuto Djokovic

Invece, assistiamo alla seconda volta di un russo in terra statunitense dopo l’exploit del 2000 di tal Safin che a 21 anni gridava al cielo che avrebbe frantumato ogni primato. Classe 1980, era il primo tennista della Grande Madre Russia a vincere in America e per giunta battendo Pete Sampras, il più americano dei giocatori americani.

Erano quindi 21 anni esatti che un russo non vinceva gli Us Open, ma c’erano in realtà molti indizi perché questo accadesse. Il fenomeno Medvedev, 11 anni più giovane di Djokovic, si presentava in finale come numero 2 del mondo ragion per cui il più accreditato e forse l’unico in grado di battere il numero 1 del ranking Atp. Inoltre, il giocatore russo arrivava da un periodo di forma incredibile condito da vittorie fluide e convincenti.

La fine della generazione millennial nel tennis?

Se qualcuno doveva proibire il grande slam, questo qualcuno non poteva che essere Medvedev. Eppure, il 12 settembre 2021 ci ha regalato comunque quello che possiamo considerare il finale della generazione millennial del grande tennis. Con 20 titoli del grande slam vinti ciascuno e un grande slam (addirittura slam d’oro visto che nel 2021 si giocavano pure le olimpiadi) appena sfiorato e svanito di un nulla, possiamo dire di aver assistito alla fine di un’era.

Stiamo parlando di Djokovic, Federer e Nadal, il triumvirato che per circa 18 anni ha dominato i campi da tennis di tutto il mondo. Da bravi millennial hanno spazzato via le generazioni precedenti con armi mai utilizzate prima a questi livelli: alimentazione e nuove tecniche di allenamento. Oltre a questo, le nuove leve si affidano anche a bravi psicologici che nello sport siamo soliti conoscere come Mental coach.

Non che Djokovic non ne abbia mai fatto ricorso, ma i giovani iniziano subito un percorso di supporto mentale fin dalle prime battute della carriera. È evidente come in finale, l’altra sera, a Djokovic siano saltati prima i nervi e poi le corde della racchetta, mentre il buon Medvedev non dava alcun segnale di nervosismo e anzi si nutriva di quello avversario.

E se il grande slam rimane nelle mani di un signore ottantenne di nome di Rod Laver, ultimo a esserci riuscito in campo maschile, il prossimo potrebbe ricadere nelle mani di uno zoomer dal dritto incandescente e dal rovescio sibillino.

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