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Uno, nessuno e cento Ibra: il metafisico campione del futuro

3 Ottobre 2021
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Gli anta.

Compie 40 anni il Dio Odino del calcio, un essere mitologico in grado di cambiare gli esiti di una partita come di due fazioni in guerra. È un millennial come ce ne sono tanti altri, Zlatan Ibrahimovic che ha fatto pace con l’età e ha toccato gli anta.

La fine dei Peter Pan se non fosse che sull’Isola che non c’è ci ha fatto la sua dimora, anzi la sua reggia. Gli auguri si fanno in ritardo perché porta male farli in anticipo, e comunque il 3 ottobre (del 1981) è il suo compleanno. L’uomo dei due mondi capace di farci innamorare del calcio unendo quelli che sono gli elementi tipici dei ragazzini anni ‘80.

Gli esordi di Ibra: più arti marziali, meno calcio

Nato in Svezia, non ama subito il calcio, pratica arti marziali, più vicino a un manga giapponese che a un bambino nato calciando palloni di straccio su una spiaggia a Rio de Janeiro o sulle rive del Rio Grande in Argentina.

Alza la gamba dove non arriva nessuno e qui c’è solo l’Ibra pragmatico che fa leva sulle lunghe leve per fare leva sul mondo come novello Archimede. L’Ibra semantico nasce quando l’Arsenal gli vuole fare un provino, ma lui è lo spavaldo, lo spaccone che non si fa dire da un certo Wenger che prima deve fare il passacarte.

È un cambio di registro mica da poco, prima ancora che Mourinho fosse lo Special One. Non è un caso che i due si ritrovino a Milano e che il primo dica al secondo: «Per te io morirei». Poi c’è la maledizione come tutte le divinità che ti fa vincere tutti i campionati ma non la Champions.

Ibra negli Usa

C’è un prima Ibra e un dopo Ibra in ogni squadra, un’eredità pesante che si sente addosso chi arriva dopo. Ne sanno qualcosa al Barcellona che non possono volare perché con Ibra c’è troppo di tutto: tecnica, qualità e personalità. Via verso il nuovo mondo, l’America per finire la carriera.

Ma il Dio Ibra scopre una cosa nella terra a stelle e strisce che non immaginava, forse. Un tempio del calcio dove il tifoso va allo stadio per fare festa e non il tifoso frustrato europeo che va allo stadio per fare guerra. Sì perché l’Ibra sociologo si scopre fregato da un popolo, quello statunitense, che le guerre se le fa davvero, mentre per gli europei (e non solo per gli italiani) il calcio è un simulacro della guerra.

Il prototipo del campione senza età

Serve una Waterloo, un Napoleon e una terra da conquistare e dove dire io sono il migliore. Perché per dirla alla Elio, “agli americani fondamentalmente” il calcio non interessa; almeno non quello maschile perché il femminile invece piace eccome. Ecco, appunto, poco testosterone per Ibra che vuole tornare in Europa per una nuova ‘campagna’ militare. Rifiuta persino la Cina, l’Ibra etico che non vuole i milamiliardi cinesi, ma una nuova sfida.

La trova al Milan con la stampa che gli dà del bollito. Poi arriva il covid, il ritmo si abbassa e la classe avanza. Per l’eterno Zlatan inizia una nuova vita e il titolo di vicecampione d’Italia a suon di gol. È tempo della pensione? Manco per sogno, in Italia a 40 hai appena finito il tirocinio. E nasce l’Ibra social con i balletti su Tik Tok con la Leotta. Tanti auguri Zlatan, il prototipo del campione senza età.

Foto copertina: profilo Instagram di Ibra

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