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«Vi spiego perché solo il calcio batte il coronavirus». Intervista a Paolina Saulino

1 Maggio 2021
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Il  calcio batte il coronavirus. Come? Il focoso dibattito sulla Superlega è stato l’unico argomento in grado scalzare il monopolio del coronavirus.

Il progetto della Superlega è naufragato in appena 48 ore dal suo annuncio. Io però di calcio non so nulla, così ho fatto qualche domanda a una persona ferrata sull’argomento: Paolina Saulino, che mi ha dato il suo punto di vista e mi ha raccontato la sua grande passione con la sua proverbiale schiettezza.

Per chi ancora non la conoscesse, Paolina è diventata un’influencer molto popolare grazie a video sagaci e sexy in cui parla di calcio, che hanno spopolato sul web. A partire dal primo lockdown le sue dirette su Instagram sono state seguitissime. Condivideva quelli che chiama «tutorialetti» infarcendoli di colorati neologismi: «puchiaccame», «pallame», «conigliame», e via discorrendo, per riferirsi a genitali e pratiche sessuali.

 

Perché la Superlega è stato l’unico argomento che in un anno ci ha distolto dal coronavirus?

Tutti hanno parlato della Superlega perché il calcio è lo sport più popolare in Europa e avrebbe avuto delle ripercussioni su tutti i campionati europei, che hanno visto dalla sera alla mattina in un momento già di crisi la possibilità di subire un’altra mazzata enorme. Mi fa abbastanza ridere chi crede che il progetto della Superlega sia stato interrotto per la volontà dei tifosi. Sono stati i governi dei vari Stati, in special modo il Regno Unito, che ha nella Premier League il campionato più importante del mondo, a fare pressione sulle società affinché si ritirassero dalla Superlega.

The Millennial

 

Di solito, nei programmi di calcio, le donne fanno da sfondo e magari non ne capiscono granché. Tu condividi passione e competenza e le misceli con sensualità, ironia e malizia: come mai hai deciso di parlare di calcio così?

È una questione strategica. Ho già detto che il calcio è lo sport più popolare del mondo, io lo seguo e lo seguirei a prescindere, quindi in termini di marketing ho soltanto e banalmente unito ciò che più piace al pubblico medio: calcio e sesso. Io mi rispecchio molto nell’italiano medio, se devo produrre contenuti lo faccio su un argomento che mi piace e che faceva già parte della mia vita.

 

Com’è nata la tua passione per questo sport?

Mah! È molto semplice: mi piacevano e mi piacciono i calciatori. Nessuna passione filosofica. Mi piacciono molto gli uomini, mi piacciono quelli con i corpi belli, le gambe grosse, intelligenza cinestetica e stop. Li guardo con piacere, ho sempre guardato le partite e apprezzavo la fisicità dei ragazzi. Secondo me è un bel vedere. È la cosa più interessante che c’è in tv, il calcio. Qualche professorone può dire che ci distoglie dai problemi reali? Io francamente ho bisogno anche di quello. Ripeto, è l’unica cosa, il calcio, per cui vale la pena stare dinanzi al televisore. Poche cose sono realmente interessanti nelle tv e trovo tutto molto banale, soporifero, idiota e anti evoluzionista… Si pensi ai programmi della D’Urso e a una serie di siparietti di gossip e chiacchiericci: il nulla cosmico, la morte del neurone.

Il calcio mi dà stimoli, in tutti i sensi. Vedo persone che hanno obiettivi e si mobilitano attivamente per raggiungerli. Vedo esultare per vittorie e piangere per sconfitte. È una messa in scena molto umana, molto più femminile di ciò che si pensi. C’è passione, sentimento. Lo trovo uno sport educativo e seguirlo, secondo me, ti sprona a imitare i comportamenti agonistici del combattere in nome di un traguardo. Il calcio è formativo e si contrappone al piattume involutivo della tv, dove si parla di “cose non cose”, di fatti che non accadono, di supposizioni e puttanate, invece dei ragazzi che corrono su un manto erboso mi raccontano storie con le azioni. Fatti, non parole. Se l’arte si ispirasse di più al calcio sarebbe davvero una rivoluzione. È quello che ho cominciato a fare io, ho solo bisogno di andare avanti ed essere aiutata, sono arrivata a un punto che da sola sono andata velocissima, ma ora ho bisogno di essere sostenuta per andare lontano.

The Millennial

 

Donne e calcio: tra pregiudizi e indifferenza

Perché si pensa che alla donne non piaccia il calcio o non lo capiscano? Dove sta il cortocircuito dal tuo punto di vista?

Non lo so. La maggior parte delle persone hanno così tanti limiti mentali e non, che non saprei da dove partire per risponderti. Ti rispondo alla Mr Mourinho: “no è problema mio”. Le persone non sanno chi sono, che fanno, cosa realmente desiderano. Sono ben pochi coloro che sanno veramente che vita stanno vivendo, per cui si nascondono dietro frasi fatte, luoghi comuni, leggende metropolitane e immaginari collettive, per crescere e morire senza aver avuto mai un punto di vista. Molte persone nella pratica non hanno più dignità delle vacche. Non usano cervello, scopano per riprodursi, mangiano e cagano, che ti aspetti?! Stranamente invece posso dirti che da questo punto di vista i calciatori sono intelligentissimi, hanno un’intelligenza di vita e di animo che farebbe invidia a tutti i dottoroni che si autoproclamano intelligentoni.

 

Segui anche il calcio femminile? Quali sono le grandi differenze che noti tra questo e quello maschile?

Seguo poco il calcio femminile. Ripeto, sarò banale, davvero mi piace guardare giovani uomini sudati che corrono e sono forti. Sono molto femminella in questo. Apprezzo molto il calcio femminile e le calciatrici, e chissà che non lo seguirò di più ma per me si presta molto meno ai doppi sensi. Sessualmente mi viene in maniera del tutto spontanea recitare la battuta erotica se penso alle azioni dei ragazzi, ma solo per questo.

 

La differenza sostanziale sono i SOLDI.

Ovviamente gli stipendi, purtroppo è questo: una cosa di mercato. Il calcio femminile è seguito di meno, per ora, e ci sono meno soldi coinvolti, semplicissimo. Mi fa piacere a tal proposito ricordare il caso della nazionale cilena che da poco si è qualificata per i giochi olimpici. Quando hanno iniziato il loro percorso non percepivano un euro dalla Federazione. Si allenavano, lavoravano e studiavano, e dopo lunghe battaglie hanno preteso e ottenuto le stesse condizioni degli uomini.

Oggi il miglior portiere del calcio mondiale femminile è una cilena che gioca nel Paris Saint-Germain (Christiane Endler, N.d.A.) e giocherà le semifinali di Champions League.
Speriamo di poter assistere a molte altre storie simili. Sono certa che presto le cose cambieranno, anche perché le ragazze si stanno mobilitando particolarmente, hanno tutta la mia stima. Se dovessi, col tempo, acquisire più potere e credibilità, farei anche io qualcosa di concreto per il calcio femminile italiano.

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