E-sport e professione gamer, quando il videogioco diventa un lavoro ben pagato

Marcello Masciarelli 31 Gennaio 2021
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Una palla e nasce il gioco. Con le regole evolve in sport. Con la disciplina e il tempo diventa lavoro.

Quando si pensa al calcio e al calciatore professionista spesso ci si scorda che tutto ruota intorno a un gioco. Quando mi viene detto che i videogiochi non possono essere sport “perché sei seduto”, ricordo sempre a chi mi parla che anche gli scacchi sono uno sport.

Atleti del futuro, pro gamer, ma da seduti

Come ogni sport che si rispetti, anche i videogiochi hanno incominciato, già dalla loro nascita, a creare competizione tra i giocatori. All’inizio, tutto rimaneva tra le mura di casa, tra amici o nelle sale giochi quando volevi raggiungere il 1° posto e scrivere il nome a tre lettere che ti avrebbe rappresentato nella classifica del cabinato.

Successivamente, le aziende stesse incominciarono a promuovere eventi competitivi sui titoli di loro produzione. Già nel 1980 la Atari organizzò il primo torneo di Space Invaders negli Stati Uniti, che fu anche il primo evento di E-sport su grande scala. È incredibile che nel 2018 la finale mondiale di League of Legends abbia superato in visualizzazioni il SuperBowl, uno degli eventi più seguiti a livello mondiale. Tutto questo grazie ai Pro Gamers.

E-sport, quanto guadagnano i pro gamer?

Un giocatore professionista, come ogni atleta, dedica tempo e risorse per competere ai massimi livelli in una categoria di videogiochi o solo su alcuni titoli. Il pro gamer non è una figura nuova nel panorama videoludico, ma grazie alla diffusione di internet e, successivamente, all’avvento delle piattaforme di streaming e al potenziamento tecnologico delle piattaforme di gioco, questa professione sta esplodendo in questi ultimi anni.

Faker, una delle star degli E-sports, guadagna intorno al milione e mezzo di dollari l’anno, e questo senza contare gli introiti di sponsorizzazioni e streaming. Queste cifre possono apparire esagerate, ma bisogna tenere conto che dal 2015 l’audience degli E-sport è cresciuta circa del 20% ogni anno rispetto l’anno precedente, oltre al fatto che Faker nel suo campo è uno dei migliori. Se andassimo indietro nel tempo alla nascita del calcio e dicessimo alla gente di allora quanto guadagna Cristiano Ronaldo per correre dietro a un pallone nel 2020, ci riderebbero in faccia.

E-sport, l’Italia ha le sue star: Stermy e Pow3r

Quando parlo di “star” nel mondo videoludico non mi riferisco ai creatori di GVC e agli Youtubers, ma a tutte quelle persone che hanno intrapreso la strada degli E-sports, professionisti nel loro settore e atleti competitivi. Stermy e Pow3r, giusto per citare alcuni nomi, sono tra i migliori pro gamers che l’Italia ha da offrire e, in futuro, molti altri giovani talenti porteranno in alto il nome del nostro paese, visto che sempre più giovani stanno cercando di intraprendere questa carriera.

In tempi di covid-19, lockdown, restrizioni e coprifuoco, i videogiochi, oltre che essere un ottimo passatempo, stanno creando una nuova generazione di pro gamers in Italia, la nazione che, insieme alla Spagna, è il paese europeo in cui il gaming competitivo è cresciuto di più nell’ultimo anno e mezzo. Sicuramente questa crescita porterà dati interessanti nel futuro prossimo.

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