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Il ritiro di Michael Jordan e i 5 momenti che i millennial non dimenticano

13 Gennaio 2022
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I 5 momenti storici di sua “Altezza Aerea” che i millennial ricorderanno e che i genZ devono ricordare.

Il 13 gennaio del 1999 avviene il secondo ritiro di Michael Jordan considerato il più importante dei tre (il primo avvenuto nel 1993 dopo la morte del padre e in modo definitivo nel 2003). Il 1999 infatti segnò la fine di un’era per il basket e per gli appassionati della nostra generazione categoria #ballislife.

In ogni sport è presente un Goat (Greatest Of All Time), un titolo che viene conferito a pochi atleti nel loro ambito. Se dovessimo parlare di boxe abbiamo Muhammad Ali, nel golf Tiger Woods, nel calcio Pele o Lionel Messi e così via…

Nel basket possiamo concordare che a dare un volto allo sport, per amanti e non, è stato il grande Michael Jordan aka The Goat, Air Jordan e infine His Airness dal suo famosissimo film Space Jam.

Data la sua notorietà non vi racconto dei suoi 5 titoli Mvp con i Chicago Bulls, delle due medaglie d’oro giocando per la nazionale americana e del suo record Nba per la media di punti per partita in carriera rispettivamente: 30,12 nella Regular season e 33,4 nei Playoffs.

Ma vorrei ripercorrere con voi i 5 momenti storici che hanno reso un uomo l’icona che ha ispirato generazioni e grandi atleti: dal Mamba Mentality di Kobe Bryant allo Strive for Greatness di Lebron James, per citarne un paio.

1. Il tiro della fine di un nuovo inizio

1982 finale del campionato nazionale che vede la squadra universitaria di Michael, la Unc (University of North Carolina), contro la Georgetown.

Siamo a 32 secondi dalla fine e Georgetown è in vantaggio di un punto (61 – 62), la Unc cerca di distrarre i difensori da Michael cercando un modo di isolarlo riuscendo nell’intento, quando esattamente al 17° secondo egli compie il primo dei tanti miracoli, segnando il canestro della vittoria e vincendo così la nazionale.

Un tiro importante per Jordan in quanto, come lui stesso ha dichiarato nella serie documentario The Last Dance: «Il tiro che trasformò il mio nome da Mike a Michael Jordan».

2. Slam Dunk contest

1988, siamo al famosissimo evento Nba All-Star Weekend dove i migliori atleti (gli All-Star della Lega) si sfidano in una gara di schiacciate, tiri da tre e una sfida a squadre tra gli atleti della East-side e gli atleti della West-side, ma quello che sarà considerato poi come il main event della serata è proprio il leggendario duello tra MJ e Dominique Wilkins degli Atlanta Hawk nello Slam Dunk Contest.

Un duello che rimarrà negli annali della storia, dove Jordan vinse per due punti rispetto a Wilkins (147 – 145) con la memorabile schiacciata dalla linea del tiro libero.

3. “The Shot”

Nel 1987 avveniva un momento indimenticabile per i fan dello sport che afferma ancora una volta la perseveranza di Jordan.

Siamo alla semifinale di Playoffs, precisamente gara 5, che vede i Bulls di Michael Jordan contro i Cleveland Cavaliers di Craig Ehlo in parità (2-2) e si contendono la finale. I Cavs sono in vantaggio con punteggio 100 – 99, mancano tre secondi alla fine, abbastanza per MJ per crearsi spazio dal difensore Ehlo e segnare così il punto della vittoria dalla linea del tiro libero mandando così a casa i Cleveland Cavaliers e i suoi Bulls in finale. Da notare la foto sopra, il contrasto tra la disperazione di Ehlo e l’esultanza di Mike.

Il tiro che successivamente verrà rinominato “The Shot”, uno dei più celebri buzzer-beater del Goat. La storia si ripeterà nel 1993 sempre contro Cavs con un “The Shot – parte 2”.

4. L’alzata di spalle

Oramai conosciamo Mike attraverso le sue schiacciate e le giocate da sotto canestro ma cosa dire dei suoi tiri dalla lunetta? Beh basta vedere cosa ha combinato nel 1992.

Durante la gara 1 che vede i Bulls vs Portland Trail Blazers, Michael Jordan riuscì a stabilire il record di 35 punti nei primi 2 quarti con sei tiri da tre punti affermando così la sua completezza e padronanza nei fondamentali.

Ed è stato proprio dopo il sesto tiro da tre che Jordan fece la sua famosa “alzata di spalle” un gesto iconico che vale mille parole.

5. L’ultimo tiro

Non poteva mancare nella lista l’ultimo canestro della sua carriera.

Era il 1998 al Delta Center di Salt Lake City nello Utah. Siamo a gara 6 della finale, I Chicago Bulls sono in vantaggio (3-2) contro gli Utah Jazz di John Stockton e Karl Malone (considerati allora il duo più temuto in Nba). Mancano venti secondi alla fine della partita e vede Utah in vantaggio di un punto, quando MJ riuscì a strappare dalle mani di Malone il pallone ed esattamente a 7 secondi, sua altezza area con un crossover e stepback riuscì a liberarsi del suo difensore Malone e a tirare portando in vantaggio i Bulls.

Successivamente il disperato tentativo di Stockton con un tiro da tre non bastò a salvare la squadra finendo il match con un punteggio di 87-86 proclamando così i Bulls campioni Nba per la sesta volta.

Non voglio fare l’ennesimo paragone Jordan/Lebron in quanto inutile in questo caso, per citare l’ex compagno di Lebron, Dwyane Wade:

Si succederanno generazioni sempre più giovani. E dimenticheranno Michael Jordan come noi dimenticheremo Karim Abdul Jabbar.

Ma vorrei concludere dicendo che le vecchie foglie cadono e marciscono ma diventeranno il nutrimento per le nuove generazioni di foglie.

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