Perché il cbd, ovvero il cannabidiolo della marijuana light è una fissa millennial

1 luglio 2018
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Il cbd, ovvero il cannabidiolo della marijuana light piace soprattutto ai trentenni

E all’improvviso arriva il cannabidiolo, il cbd come già lo si chiama comunemente. In poco meno di un anno ha già fatto aprire 200 aziende ma le previsioni parlano di 2mila entro la fine del 2018. Si pensava che il business della marijuana light interessasse i ragazzini e invece Luca Marola, fondatore di EasyJoint, catena di negozi specializzati in prodotti a base di cbd, sostiene che il target sono i millennial, gli over 30. Gente che lavora, vuole fumare una canna per rilassarsi e che un po’ si vergogna a comprare l’erba per strada. Fatturato previsto per il prossimo anno: circa 2 miliardi di euro.

Cos’è il cannabidiolo?

Gli effetti sono differenti, ovviamente. La marijuana light è piena di cannabidiolo, principio attivo benefico e non stupefacente. L’altra, quella illegale può contenere in dosi elevate il thc, il principio attivo dello sballo, ma anche quello della marijuana terapeutica (con funzione analgesica potente), le cui dosi sono stabilite solo ed esclusivamente dai medici. Perché il thc sia sdoganato e legalizzato per uso creativo c’è da immaginare che in Italia debba passare prima molto cbd sotto i ponti. In California e Canada è già legale, qui c’è un approccio al cbd come idea della canna, più o meno come un caffé decaffeinato rappresenta l’idea del caffé. Anche se molti sono convinti che l’erbetta con cbd rilassi veramente molto.

Sommelier

Però siamo in Italia e allora la buttiamo sull’organolettico. Degustiamo, sentiamo odori e balsami, e ne godiamo come di un barolo chinato o un amarone d’epoca. Sul sito della EasyJoint si legge, per esempio che la Seedless 5.8 ha un buon 6 per cento di cbd, ha uno 0,16 per cento di thc (solo se supera lo 0,6% diventa illegale), ma soprattutto ha:  «Grandi cime gremite di tricomi ghiandolari peduncolati. L’estrema cura durante la fase di essiccazione ha lasciato che la resina mantenesse un profumo caratteristico che, assieme ai terpeni in alta concentrazione, rievoca le fragranze della frutta secca. Tra i terpeni presenti troviamo Myrcene, Humulene, Limonene e Ocimene (in minore quantità). Un intricato e sofisticato aroma rende questa selezione tra le migliori del 2017».

Parole che eccitano i millennial, che a breve vedremo probabilmente iscriversi a fumoir urbani molto legali e mainstream. Dove un maestro esperto farà lezione di degustazione dalle 21 alle 22, in fase post ufficio. L’obiettivo è rilassarsi senza benzodiazepine ed evitare di finire in preda di flash psichedelici dall’incerta evoluzione serale.

Il rapper e il cbd

Per ora il ruolo di Bottura della cannabis light spetta a J-Ax che ha esordito da poche settimana con la linea Maria Salvador che richiama un suo successo del 2015. Il suo debutto imprenditoriale nel mondo della cannabis light è avvenuto, a dire il vero senza troppo clamore o polemica, da un paio di mesi in collaborazione con l’azienda Legal Weeds.

La cannabis light di J-Ax, ha il livello di Tetraidrocannabinolo (THC) inferiore allo 0,6%, ed è quindi priva di effetti psicoattivi e, dunque, legale. Ma anche lui o forse il suo staff, si esprime come Antonio Albanese quando rotea il bicchiere di vino: «Una varietà “rigorosa e potente” che sprigiona un mix di aromi dalle fragranze dolci e fruttate e presenta un equilibrato rapporto tra CBD e altri cannabinoidi non psicoattivi come ad esempio CBC e CBG». Tutte ste supercazzole per un prodotto che ufficialmente non puoi fumare e neppure mangiare, ma soltanto usare per una tua personale “collezione” o come, tenetevi forte, profumatore d’ambiente.

La strada del cbd tuttavia non è tutta in discesa: in questi giorni il Consiglio Superiore della Sanità ha espresso il parere contrario al consumo umano del cbd. Risultando però disallineato all’evoluzione mondiale della discussione sul tema; c’è appena stata la legalizzazione della Cannabis da parte del Canada e l’Organizzazione Mondiale della Salute ha annunciato per la prima volta nella storia, l’avvio di una revisione delle proprietà terapeutiche della cannabis con probabile declassificazione della sua pericolosità nelle tabelle internazionali.

Dalle associazioni che puntano da decenni alla legalizzazione della cannabis, intanto partono i comunicati stampa. L’associazione Luca Coscioni, nel denunciare l’arretratezza italiana spiega che la discussione ormai è sull’uso “ludico” o ricreativo e addirittura sul concetto di overdose: «Secondo il rapporto degli esperti dell’OMS  è praticamente impossibile che si possa verificare un’overdose da THC. Una persona del peso di 70 kili, ad esempio, avrebbe bisogno di consumare circa 4 grammi di THC, l’equivalente di 260 spinelli contemporaneamente, per avere un’overdose. (Dati confermati a più riprese anche dalla DEA americana)».

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