Milano Design Week 2018, un bilancio: il turismo a Milano è ufficialmente diventato cool

3 maggio 2018
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Il Salone Internazionale del Mobile di Milano 2018 (o Milano Design Week 2018) è diventato una sorta di Expo concentrato. E quest’anno ha confermato che il turismo a Milano è ormai considerato cool in tutto il mondo. Sono lontani i tempi in cui era più che altro una meta per commessi viaggiatori e le guide turistiche consigliavano di fermarsi non più di una mezza giornata.

A una settimana dalla sua conclusione possiamo fare un bilancio più distaccato. La città è stata letteralmente invasa, in molte zone era difficile camminare.

La manifestazione è nata nel 1961 sulla scia dell’esposizione di Colonia dell’anno precedente. Dopo sei anni divenne internazionale e a cadenza biennale. Dal 1991, annuale. Dopo pochi anni è stata dichiarata la più importante a livello mondiale, battendo Colonia. L’ “autunno” della prima ruggente manifattura italiana post 2000 non ha fatto registrare un calo di interesse per la manifestazione. Anzi, le presenze si sono moltiplicate. Invece le Milano Fashion Week hanno oscurato, fino a una decina di anni fa, quelle di Parigi per diventare, ormai, nuovamente ancillari.

Complice il fenomeno del Fuorisalone, la kermesse del Design è oggi un appuntamento non solo frequentato dagli operatori del settore ma un vero e proprio fenomeno di massa. Se il turismo a Milano è ormai una tendenza internazionale, la settimana nel mobile è il suo tripudio.

L’esposizione ufficiale, infatti, si tiene sempre nella Fiera di Milano (oggi a Rho). Tante aziende, sia piccole che grandi, hanno iniziato ad esporre anche in altre location della città, soprattutto aree ex-industriali. Si sono così via via creati dei “distretti” del design. Il più famoso, e il primo, è il Tortona Design District, attorno a alle vie Tortona/Savona/Forcella, diventato negli anni addirittura a traffico limitato nei giorni della manifestazione. Il più innovativo e di moda è, però, da qualche anno, il Lambrate Design District, sorto attorno a via Ventura.

Il 2018 ha fatto registrare un vero e proprio boom delle presenze, tanto da definire la città meneghina “hub del design mondiale”.

Milano, già dall’Expo, sta vivendo una nuova fase, inedita, in cui è divenuta meta di turismo non solo di affari ma semplicemente di svago, come Firenze o Venezia.

La Milano Design Week è stata un’occasione in più per venire nella capitale economica d’Italia.

Difficile riuscire a definire quali fossero i visitatori per ragioni esclusivamente professionali e quali fossero i curiosi o gli appassionati. Pare che ci siano state quasi 500000 presenze totali. Una bella accelerata per il turismo a Milano. Complicato fare una stima precisa perché la città ha registrato il tutto esaurito, tantissimi milanesi hanno messo in affitto una stanza o, addirittura, solo il divano. Molti hanno lasciato il proprio appartamento e sono andati a dormire da amici. I prezzi, infatti, erano da capogiro, tariffe anche quadruplicate. I visitatori hanno, allora, affollato le località circostanti, addirittura Torino. Il capoluogo piemontese è collegato benissimo tramite l’alta velocità: in tre quarti d’ora si arriva e, nonostante il biglietto, dormire nella città piemontese è stato comunque un risparmio.

Si sono visti anche tantissimi camper e roulotte, molto diffusi all’estero, poco comuni per quanto riguarda il turismo a Milano. Almeno fino a qualche anno fa. Nel weekend sono arrivate anche colonne di macchine dalle province e dalle regioni e dalle nazioni vicine, sia per fare una giornata che una serata che una settimana. I numeri reali sono, quindi, a mio avviso, molto superiori.

Divano by Samer Al Ameen

Anche la Moda ha preso d’assalto il business del Design. La presenza di un crescente numero di operatori internazionali nella settimana del Mobile, con una contestuale decrescita di interesse per la Milano Fashion Week, ha portato tanti marchi ad “approfittare” del fenomeno. Di anno in anno hanno “spostato” molti eventi proprio in questi giorni per godere della cassa di risonanza data dalle presenze internazionali. Dovendo inventarsi qualcosa che avesse vagamente a che fare col design si sono sbizzarriti nei progetti più strani. Ma va bene anche “firmare” una tazzina da caffè pur di stare nel sistema.

Purtroppo una certa “Moda” ha portato con sé anche uno stile di pubbliche relazioni più che discutibile, in cui i proprio stessi ospiti sono bistrattati o messi in classi diverse come abbiamo già raccontato in passato.

Tiffany Home & Accessories collection, ad esempio, ha voluto dare “inizio” alla settimana con un cocktail negozio in piazza Duomo. C’erano ben 4 “classi” di inviti, un vero record: ore 19:00, 19:30, 20:00, 21:00. Visto che non si vedono affatto Arbiter Elegantiarum nel panorama degli specialisti di PR, ci sono state tantissime gaffes. Si è, allora, fatto sapere che non erano classi ma un ordine in base all’età: alle 21:00 il cocktail “giovane”. Giustificazione risultata…ehm, strana, agli occhi di ultracinquantenni invitati in tarda serata. In una certa Milano la domanda della domenica era: “A che ora sei invitato?”. Pare che un ricco milanese fosse furibondo che il compagno (stagista) fosse stato invitato ore prima e lui in coda… La battuta che circolava era che ci fosse anche un turno delle 23:00 che, magari, avrebbe aiutato a sbarazzare.

La più grossa caduta di stile si è però avuta con la festa di Audi. Evento decisamente affollato, con un taglio molto diverso da quello dell’anno precedente. Al primo piano del chiostro vi era una cena, visibile dalla massa degli invitati di serie B. La cosa più sgradevole era che sono state inviate le hostess a chiedere ai partecipanti (più eleganti presumo) di accomodarsi alla cena qualora fossero stati invitati. Al ché bisognava rispondere: “No, non son degno”. Strategia di comunicazione non solo contraria all’etichetta ma, sopratutto, un boomerang mediatico.

Da segnalare la festa de L’Officiel Hommes da Brioni, bel via vai di persone, molto elegante.

Altro marchio di moda maschile, Ermenegildo Zegna, ha fatto l’evento più affollato da gente divertente (complice la pr Natasha Slater).

Giorgio Armani si è, come sempre, distinto: ha presentato nel suo negozio in corso Venezia la collezione dedicata alla Design Week. Il re degli stilisti ha accolto i suoi ospiti personalmente con la consueta classe e discrezione. Del resto non è un marchio “alla moda” ma che “fa la moda”.

Il progetto più affascinante è stato quello di Dolce&Gabbana con Smeg: oggetti bellissimi dal design unico.

Les Copains ha avuto l’idea più brillante, ha ospitato nello spazio di via Manzoni la mostra collettiva Freestyle a cura della geniale Chiara Guidi.

Erano talmente tanti gli happening che era impossibile andare a tutto, alcune zone per il traffico e la folla erano off-limits. Soprattutto la zona di via Tortona/Forcella. Nonostante le belle esposizioni la sera era inavvicinabile, nessun evento rilevante da segnalare quindi.

Per quanto riguarda il design in senso stretto l’evento più atteso era quello di Kartell, come ogni anno del resto. Farvi almeno un passaggio è stato davvero un must.

Bella la location dell’esposizione INHOUSE del designer libanese Sameer Al Ameen: la sua casa/studio a Porta Venezia con vista della Madonnina è stata trasformata per dieci giorni in un punto di incontro à la page. Alla serata conclusiva ci sono stati anche Barbara d’Urso (stranamente non in TV), Cristiano Malgioglio, Paola Marella ed Alex Pacifico. Si passava dall’arabo, al russo o al francese come dal rosé alla vodka.

 

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