5 buoni motivi per dire di sì a una serata in escape room

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3 Maggio 2019
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Le Escape Room sono delle stanze a tema dalle quali si può uscire solo indovinando degli enigmi. Prendono piede in Italia nel 2015, partono da Torino e si espandono presto a macchia d’olio, tanto da diventare oggi gioco di tendenza. Addirittura, l’ambiziosa Milano si vanta di possedere la più grande Escape Room di Europa.

Lo scorso fine settimana ho avuto (finalmente) modo di partecipare a un gioco in un’escape room. Scrivo finalmente tra parentesi perché in realtà non era una cosa che mi ispirava particolarmente: venire chiusa a chiave in una stanza angusta non è la mia prima opzione per un pomeriggio di svago. E invece…

Prima di entrare nella stanza viene fatto un breve brief per creare la giusta atmosfera e ingaggiare i partecipanti. La stanza dove siamo stati chiusi era ambienta a Salem: d’improvviso veniamo catapultati nell’epoca in cui le streghe venivano bruciate sul rogo. Come si gioca? Nella stanza ci sono una serie di indizi, enigmi, tranelli da risolvere – ogni volta che si capisce come aprire uno scrigno o la porta di un armadio, si guadagnano nuovi indizi. Scopo ultimo è quello di risolvere tutti gli enigmi in 60 minuti per guadagnarsi la libertà.

Ecco cos’ho imparato: 5 buoni motivi per organizzare una escape room.

1. Stuzzica la logica!

Per chi ha un pensiero logico ben sviluppato sarà sicuramente stimolante muoversi in una stanza alla ricerca di nuovi indizi. Per chi ha qualità diverse dal pensiero logico, è sicuramente un buon modo per allenarlo.

2. Ridimensiona le paure.

Prima di entrare fanno firmare la liberatoria per farsi chiudere a chiave nella stanza e, tra gli scarichi di responsabilità, c’è la parola “claustrofobia”. Ora, non credo di soffrirne a livello patologico grave, ma già solo a leggere la parola ho sentito un po’ di tensione salire. Però, una volta che si è dentro, l’ansia passa. Le stanze non sono anguste e l’essere monitorati tramite telecamere per tutta la durata del gioco abbassa il livello di ansia… certo che, variando le stanze da compagnia a compagnia, se se ne soffre davvero, è bene fare un check sulla struttura prima di entrare.

3. È un tonico per l’adrenalina!

Risolvere enigmi e sforzarsi di trovare soluzioni che ti danno la possibilità di trovare altri enigmi per scoprire sempre più cose… be’, ti gasa!

4. Stimola le dinamiche di teamwork.

È un gioco di gruppo che coinvolge dai due ai sei partecipanti e ciascuno si trova a lavorare per raggiungere un obiettivo comune: uscire dalla stanza entro il tempo stabilito. Non a caso i manager più all’avanguardia usano organizzare una Escape Room per spendere del tempo insieme al team al di fuori dell’orario lavorativo. Condividere un obiettivo stimola il lavoro in gruppo e potrebbe anche fare emergere qualche aspetto caratteriale di persone a noi vicine che non conoscevamo…

5. Niente social, niente google!

Una delle regole che vengono dettate prima di entrare è di lasciare fuori dalla stanza i telefonini. Per cui: niente social per condividere, si gioca e si vive il momento finché si è lì, e niente google: per trovare le soluzioni devi far galoppare il tuo cervello.

Io nella prima Escape Room che ho fatto, sono caduta nelle grinfie delle streghe: il tempo è scaduto e ci mancavano ancora alcuni indizi da risolvere per uscire dalla stanza… ma mi sono divertita tantissimo e non vedo l’ora di cimentarmi nella prossima! E voi? Accettate la sfida?

 

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