Merano WineFestival, quando il marketing infetta una festa che non ne ha alcun bisogno

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5 Novembre 2019
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Altro che mercatini: dall’8 al 12 novembre torna, Merano WineFestival, e le eccellenze scelte da Helmuth Köcher. E si beve sul serio. Tutto il resto è fottuto marketing

Se per caso state pensando di andare ai mercatini di Natale. Se per caso questo pensiero vi suscita una ribellione interiore, con i suoi 150 km di coda sull’autostrada del Brennero. Per non parlare delle file chilometriche per un vin brulé sul lungo Passirio e dei bambini che urlano perché si ustionano con il rosti.

Bene, l’alternativa c’è: è la 28° edizione del Merano WineFestival. Quando la città di Merano apre il Fuorisalone si beve, si beve sul serio. Si beve da professionisti. Non seguite troppo il fottuto marketing: lasciate perdere la minchiata cara ai millennial che tutti chiamano mixology, che una volta era semplicemente definita l’arte dei cocktail. All’interno dei migliori bar di Merano (di peggiori non se ne conoscono, in effetti) dall’8 al 12 novembre saranno le essenze a essere mischiate con inedite alchimie. Ma vale la pena quando intorno a voi ci sono i vini più buoni del mondo?

Nel caso del Merano Wine Festival la realtà è sempre meglio delle campagne di marketing. Che parlano il linguaggio stantio e genuflesso delle “eccellenze in ambito enogastronomico” e cercano di nobilitare ciò che non ha bisogno di essere nobilitato. Dunque, via con tematiche quali la “sostenibilità, l’innovazione tecnologica, l’impresa al femminile”. Siamo qui per bere, per Bacco. Dei classici convegni che si svolgeranno nell’arco della manifestazione ce ne frega niente, vogliamo bere da professionisti.

Per essere più precisi, per esempio, di

Leonardo Da Vinci, precursore dell’enologia

non ci frega una beneamata, davanti a un bicchiere di Lagrein come si deve. Merano WineFestival vuol celebrare il genio Leonardo Da Vinci, di cui quest’anno ricorrono i cinquecento anni dalla scomparsa. Quello ha inventato di tutto, dall’aereo alla carta igienica, figuriamoci se non si è occupato di enologia. Che il vino fosse una passione del Da Vinci ci crediamo, sono cose che capitano andando in giro tutto il giorno per le campagne del Chianti. Ma va bene, purché lo spazio al Kursaal del Kurhaus, offra soprattutto da bere. Un bere serio.

Supercazzole enologiche ne abbiamo? Ovvio. Al Kurhaus, consigliamo di ammirare lo stile Liberty più figo delle Alpi. Se proprio l’8 novembre avete già fatto il giro di tutti i cicchetti e volete vedere la fauna degli invasati della biodinamica andate a vedere Naturae et Purae – bio&dynamica.

Il Kurhaus, sede dell’antico edificio termale

Piuttosto andateci dal 9 all’11 quando c’è The Official Selection, centro della manifestazione: tutte le migliori etichette presenti  al Merano WineFestival. Premiate con i WineHunter Awards.

Cadiamo di nuovo nel marketing martedì 12 novembre, uando al Kursaal si chiude “alla grande” il Merano WineFestival. Preda del marketing più stantio che vuole lo champagne nettare caro alle femmine gli organizzatori si sono inventati Catwalk Champagne, “sfilata glamour dedicata alle migliori case champagnistiche in abbinamento a selezionatissime specialità gourmet”.

E, per finire in bellezza, parliamo degli invasati delle degustazioni, quelli che citano Borghese, Cannavacciuolo e Vattelapesca visti in tv. All’Hotel Terme Merano si svolgono le Charity Wine Masterclasses, (Esticlasses!), degustazioni verticali il cui ricavato va in beneficienza.

Il marketing è la supercazzola che infetta tutto, ed è un peccato, quando hai in mostra oltre 950 case vitivinicole, tra le migliori in Italia e nel mondo. In fondo basterebbe dire che al Merano WineFestival si beve bene. Si beve da professionisti.

Ai mercatini mandateci i rimbambini.

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