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After life: cinque milioni di buone ragioni per guardare la seconda stagione e aspettare la terza

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4 Giugno 2020
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Se vi sentite orfani della serie After life aprite le orecchie: il Sun rivela che Ricky Gervais con i cinque milioni di sterline della terza stagione potrebbe girare anche uno speciale natalizio.

In realtà dubitiamo che lo speciale natalizio possa piacere a tutti, dato l’alto tasso di malinconia della serie, ma è anche vero che pochissime serie Netflix possono vantare una scrittura così accurata ed efficace.

Se infatti la prima stagione di After life aveva fatto ridere e piangere con la seconda Ricky Gervais si supera, sommando allo humor nero maggiore empatia verso il prossimo.

Trama

Lo scorbutico Tony, depresso per la morte della moglie Lisa (Kerry Godliman), ritorna ma stavolta la sua malinconia e il senso di vuoto si intrecciano con la vita quella dei suoi bizzarri colleghi e dei vicini.

Così mentre la sua storia con Emma, l’infermiera del padre, si arena, Tony assiste al nascere di un amore tra il postino senzatetto e la sua amica sex-worker, al possibile fallimento del matrimonio del cognato Matt e alla crisi del giornale in cui entrambi lavorano.

La fase dell’accettazione

Nella prima stagione After life era del tutto incentrata su Tony e sulle sue fantasie suicide, ancora non del tutto abbandonate. Però la seconda lascia intravedere uno spiraglio di cambiamento.

Tony attraversa quasi tutte le fasi del dolore già nella prima stagione ma nelle nuove puntate si arriva all’ultima: l’accettazione. Mentre si deprime, inizia a uscire dal guscio di apatia rivestita di sarcasmo, dando nuova linfa alla serie.

Sebbene i personaggi a contorno rischino a volte di risultare eccessivi, molti di loro in questa stagione riescono a mostrare mille sfaccettature. Anche con poche battute risultano credibili, fatta forse eccezione per quelli davvero folli come Brian, il tuttofare del giornale.

Memorabili poi i dialoghi tra Tony e Anne (Penelope Wilton), la vedova che siede sulla panchina del cimitero di fronte alla tomba del marito. Molti silenzi, tanti sguardi e frasi misurate ma in questi scambi si celano i momenti più commoventi di tutta la serie.

È Anne infatti a far notare a Tony che finalmente sta interessandosi di qualcuno che non sia se stesso, con grande sorpresa di lui.

L’unica a cui forse va male è la povera infermiera Emma (Ashley Jensen), un personaggio davvero positivo che prende qualche bastonata immeritata.

Nel complesso però la serie mantiene lo humor di Gervais immutato e si giova dell’apporto di ogni attore a contorno, ricreando un piccolo spaccato di umanità che alla fine probabilmente vi commuoverà.

Perché guardare After life?

Se siete dei pessimisti è pane per i vostri denti. Sarcasmo, tragedie, il male di vivere fatto serie tv.

Se siete ottimisti: come sopra ma… tranquilli perché il lieto fine potrebbe essere dietro l’angolo (forse).

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