Anima, il nuovo album da solista di Thom Yorke: inascoltabile come gli ultimi?

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26 Giugno 2019
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Millennial, noi di eroi non ne abbiamo mai avuti tanti, ma di sicuro i Radiohead li possiamo inserire in lista. Prima band di ragazzi TUTTI brutti, prima band a fare musica coltissima e portarla al numero uno, prima band kafkiana/leopardiana a farci gasare, prima band a capire internet, prima band considerata arte contemporanea. Almeno dal 1993 al 2003, decennio di grazia in cui sono usciti Ok Computer, The Bends, Kid A, Amnesiac. A oggi quella band è purtroppo un ricordo.

Li amiamo tutti per quello che hanno rappresentato, la gente va ai loro concerti per sentire i vecchi pezzi, ma loro si ostinano a propinarci roba inascoltabile. Domani esce Anima, il nuovo disco solista di Thom Yorke e si preannuncia fedele alla linea degli ultimi suoi lavori. Parla di “anti-musica”, di “rumore”. Gesù santo… Da In Rainbows in poi Thom sembra intenzionato a propinarci solo lagne inascoltabili, incantabili e incomprensibili, come se volesse sfidarci.

La più grande recensione si di loro è in un tweet di Liam Gallagher: “Mi piace pensare che ciò che facciamo venga fatto bene e loro scrivono una canzone su un fottuto albero? Ma per favore, un albero di mille anni? Fottetevi”. Loro sono di Oxford e sono molto educati, Liam è un ex muratore di Manchester ed è un molesto bevitore, ma come dargli torto?

Anima, il nuovo album solista di Thom Yorke, era stato inizialmente diffuso su un sito web e si poteva ascoltare chiamando un numero verde. Dai, sembra un’operazioncina di arte contemporanea degna di un artista locale di cinquant’anni, un giovane underground.

Non ho ancora sentito nemmeno una nota ma so già cosa aspettarmi. Una roba noisissima. Mi consolo su Youtube, cercando i video dei vecchi live, quelli in cui Jonny Greenwood fa urlare i pickup della Telecaster saltando con due piedi sui pedali, o l’intro di Everything in its right place. Mi ricordo la prima volta che misi il cd dello stereo. Fu un momento rivelatore, sentì che era uno spartiacque. Ero gasato. Era come aver assistito alla nascita del Dadaismo, era come aver fatto parte di qualcosa.

Le grandi band di solito vanno nel dimenticatoio e a fine carriera si regalano tour commemorativi in cui reinterpretano vecchi pezzi. Fanno il pienone. La gente si gasa. Thom Yorke domani se ne esce con sta nuova menata, speriamo gli passi presto. Così come gli osceni progetti paralleli tipo Atoms for Peace (ma che nome orrendo è?). Speriamo che i Radiohead e lui smettano di rompere i cocciglioni al mondo e riportino in tour Ok Computer suonato dall’inizio alla fine. Per il resto, menate e disperazione, possono pagarsi lo psicologo invece che infliggere una pena ai loro fan.

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