Nel Metaverso c’è la guerra? La vicenda Ucraina spinge a testare l’attitudine bellica della Silicon Valley

24 Febbraio 2022
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Che cosa c’entra l’invasione dell’Ucraina con La Meta mania? La metterà in ombra? Scordatevelo. È già tutto pronto per un Metaverso Militare.

Eravamo lì sul divano a ragionare di Metaverso con i popcorn. A comprarci parcel e riconquistare il mondo virtuale. Ma direttamente dall’800 è arrivato uno Zar tutto ringalluzzito e con un paio di schiaffoni ci ha tolto dal nostro pigro metaversare. Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina. L’ha annunciato e l’ha fatto. Ma se pensate che i Signori del Silicio si siano tenuti fuori dall’evoluzione digitale della guerra, vi sbagliate.

L’industria della difesa non è rimasta immune dall’ondata di entusiasmo delirante del Metaverso. Tra i primi ad approdarvi, la Beltway pistole e affini, che già ha presidiato il suo territorio di vendita. Ma anche il Metaverso militare è già diventato una realtà sebbene per ora soltanto come luogo di conferenze sulla guerra.

Il Metaverso e la guerra, due parole che non avremmo immaginato insieme

Fino a ieri il Metaverso di difesa era una bizzarria entrata improvvisamente nel gergo dei militari, un concetto esplorato superficialmente che provocava reazioni tra l’entusiastico e il ridicolo.

Nella migliore delle ipotesi, quando se ne è parlato seriamente il Metaverso è stato preso in considerazione per le sue potenzialità di simulazione. Di training per la guerra elettronica. Eppure erano già in molti a pensare che un Metaverso di difesa sarebbe potuto diventare uno strumento chiave per migliorare l’efficacia sul campo di battaglia e un ottimo canale di comunicazione intramilitare per le azioni belliche.

Perché il Metaverso è utile alla guerra?

Il Metaverso è una serie di mondi virtuali interconnessi e immersivi che offrono ai propri utenti un senso di presenza attraverso l’azione e la comunicazione. Il termine, coniato oltre trent’anni fa da Neal Stephenson nel suo thriller  distopico del 1992, Snow Crash, è ciò che viene dopo la Realtà Virtuale. Ma soprattutto è un mondo di evasione da una realtà deteriorata e insignificante.

Quasi due decenni dopo, il romanzo di Ernest Cline Ready Player One ha innescato l’idea di un futuro in cui gli individui possono attraversare più mondi virtuali in un universo di nome Oasis, che somiglia molto all’idea che le persone si stanno facendo oggi del Metaverso.

In ogni caso è un gergo di guerra quello che si usa per parlare dell’evoluzione di questo nuovo Mondo. Sebbene il Metaverso rimanga l’aspirazione di molti programmatori e pro-gamer, stanno emergendo criticità coordinamento tra le diverse comunità di stakeholder. Lo sviluppo di un protocollo o standard comune è un problema organizzativo e gli analisti prevedono che a breve termine ci si potrebbe trovare di fronte a vari Metaversi balcanizzati.

Non c’è un solo Metaverso, ma ne resterà soltanto uno

Se ora usiamo i termini Metaverso e Metaversi come sinonimi di realtà virtuale e realtà aumentata è perché prestiamo poca attenzione alle tecnologie ideate e costruite per ingaggiare gli utenti. Grafica accuratissima, visori e guanti tattili sono molto seducenti. Ma il problema è: a parte i nerd che si eccitano per la tecnologia fine a se stessa, a che cosa serve tutta sta roba?

Potete star certi che gli strateghi militari un’idea su un possibile uso di queste tecnologie, se la sono fatta. Al Metaverso i militari erano già arrivati da tempo anche se in modo goffo e inconcludente. Dagli anni Ottanta, l’Esercito americano ha cercato di riunire mondi virtuali per scopi di simulazione bellica. Ha creato SIMNET (rete di simulazione), la prima dimostrazione dell’utilità dei simulatori per l’addestramento.

Nei decenni successivi la simulazione si è nutrita delle novità digitali più avanzate.  Che hanno consentito ai soldati di sperimentare fattori come la presenza di nebbia e gli elementi di attrito nel raggio d’azione. Molte di queste applicazioni, per quanto utili, avevano però il difetto di non parlarsi tra loro.

Formare i soldati nel Metaverso

In America i capi di Stato Maggiore stanno mettendo in discussione la formazione al combattimento classico, quella delle Accademie che abbiamo visto nei film come Ufficiale e Gentiluomo o Full Metal Jacket. Oggi si parla di formazione portatile. E la portabilità della formazione, come si può immaginare, ha a che fare con i device che abbiamo in tasca. È un apprendimento che avviene attraverso una connessione di alta qualità, che riesce a personalizzare l’addestramento a seconda delle capacità del singolo soldato. E che può avvenire ovunque e in qualsiasi momento.

Il Meta-reclutamento

Trovare reclute tramite giochi sparatutto è stato per vent’anni l’obiettivo di America’s Army, sviluppato dall’esercito americano nel 2002. Ma i militari hanno sempre utilizzato i videogiochi per attrarre talenti del mitra nelle Forze Armate. Ed è facile immaginare che, se gli eSport sono oggi una realtà che muove miliardi di dollari, anche il gaming a sfondo militare impatterà sulle scuole di combattimento. Anche perché per raggiungere i giovani millennial e la GenZ e promuovere l’aspirazione alla vita militare non ci sono molte altre strade comunicative.

La guerra esperienziale

Anche se siamo nel pieno delle crisi Ucraina-Russia, la sperimentazione reale di una guerra non può essere il campo scuola del futuro. Per fortuna se ne fanno meno. Eppure si vive spesso in situazioni di allerta. E i soldati di domani devono apprendere a gestirle senza ansia da millennial. Che si tratti di wargame, o training in ambienti virtuali, l’experience della guerra consente ai combattenti e agli ufficiali di visualizzare e vivere l’azione. Esiste però un problema: questa spasmodica corsa al wargame si svolge nella totale segretezza. Il che è abbastanza contrario alla pratica internet di uno sviluppo condiviso e collaborativo.

L’intelligenza artificiale dentro un missile

Il processo più critico nello sviluppo di armi intelligenti è invece quello che riguarda il rapporto tra l’industria ingegneristica e le burocrazie statali. Ma anche in questo caso, già oggi si possono vedere risultati di ricerche incredibili. Con l’Air Force megaproject si stanno già impiegando sistemi che valutano rapidamente miliardi di scenari , aiutando i professionisti della guerra a ridisegnare missili e il loro dislocamento.

Le gerarchie militari nel Metaverso

Il Metaverso applicato alla difesa potrebbe integrare automaticamente ogni attività del singolo con attività che si verificano altrove, dalla formazione alla partecipazione alle missioni. Può anche identificare futuri leader militari. Con i giochi di ruolo online multiplayer le aziende hanno capito che l’ambiente di gioco era in grado di esprimere leader perfetti per i problemi di un’impresa: l’accettazione del rischio, l’elaborazione del fallimento, le capacità relazionali e il desiderio di migliorarsi sempre. Di più: secondo le previsioni dei centri studi militari, gli ufficiali del futuro dovranno possedere doti di anticonformismo, necessarie per le dinamiche di un combattimento moderno.

Socialità e relazioni nella Meta-caserma

In Fortnite, i giocatori hanno l’opportunità di uscire e fare amicizia. Immaginiamo che il Metaverso farà di più, migliorando gli elementi sociali della vita militare. Le caserme italiane non brillano per l’organizzazione di attività di socializzazione per i soldati. Ma qualcosa si fa. Molte di queste attività potrebbero essere incrementate nel Metaverso in varie forme, consentendo ai membri delle forze armate di avere l’aiuto psicologico di un amico o della famiglia in qualsiasi situazione, anche di emergenza.

Una sorta di Google, ma per la guerra

In un certo senso il Metaverso bellico rispecchierà i vantaggi di accesso alla Nuova Economia offerti dalle piattaforme dei Big Tech, da Google ad Amazon. Potrebbe facilitare lo sviluppo di prodotti e servizi complementari, dicono al Mit. Più elementi si fondono all’interno di una piattaforma, più innovativa e potente diventa la rete. I benefici economici portati alle aziende dagli  ecosistemi in termini di scambi di valore sono già oggi enormi. Ma non sempre è così, c’è sempre il rischio di disinformazione e abusi nelle relazioni, come stiamo vedendo in questi giorni. Il Metaverso dei soldati avrebbe la possibilità di non andare per il sottile con la censura e, anzi “correggere” i vizi che affliggono molte basi militari nel mondo, dall’alcol alle molestie.

Il vantaggio geopolitico

Potremmo già vedere gli effetti di un Metaverso militare in questa guerra tra Russia e Ucraina? Potrebbe essere così. Lo dicono studiosi della Princeton University: utilizzare in modo efficace le tecnologie emergenti, compiendo innovazioni a livello organizzativo e operativo, porta un vantaggio geopolitico significativo. Perché si sa di più di tutto, dalla cultura dei popoli alle strategie di battaglia messe in atto. Ma è presto e ci piacerebbe che anche il Metaverso lavorasse per la pace.

Questa evoluzione della realtà virtuale ha per ora occupato territori fantascientifici del nostro cervello. Il Metaverso per ora ci sembra soltanto un grande gioco immersivo. Ma faremmo tutti meglio a riflettere. L’establishment delle Forze Armate più avanzate del mondo ha iniziato a prendere sul serio il Metaverso militare e le sue numerose implicazioni negli scenari di guerra.

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