Discriminazione universale. La natura è matrigna, ma lo sport è patrigno

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15 Novembre 2017
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La settimana scorsa, in una corsa campestre a Osimo, c’è stata discriminazione sui premi: 350 euro al vincitore, 250 alla vincitrice. Uno scandalo orribile, certo. Ma se fosse lo sport, nella sua essenza, a essere discriminatorio? Di più: se fosse l’intero universo a essere un gran bastardo?

L’Associazione Nazionale Atlete ha subito denunciato il fatto di Osimo, ed ora se ne discute anche in Parlamento. Elisa Di Francisca, campionessa olimpica di scherma, commenta: “Neanche nel Medioevo poteva succedere una cosa così […] Il problema è che c’è paura delle donne, in questo secolo in cui le donne si uccidono ancora, perché in effetti facciamo un po’ paura”. Tautologie a parte, è vero: personalmente ho paura. Di tutto un mondo in cui gli squali nuotano più veloci di me e hanno una bocca con sei fila di denti e in cui i grandi predatori felini possono correre a 120 chilometri orari.

Facciamo un bel respiro, e cerchiamo di stare calmi. Analizziamo il problema, senza cadere nella discriminazione. Domanda: se il record assoluto di velocità nei cento metri è uno, possono essercene due, di sesso diverso, di cui uno è un po’ più record dell’altro? Altra domanda: è giusto che in una trascurabile corsa campestre, i maschietti guadagnino più soldi delle femminucce? Certo che no. Ma, forse, se bisogna prendersela con qualcuno, bisogna prendersela con lo Sport: è colpa sua, dello Sport, se a volte possono sorgere questi fastidiosi battibecchi. Lo Sport è uno stronzo bastardo infame, perché predilige i corpi a scapito delle menti. Uomini e donne: stesse possibilità mentali – diverse possibilità fisiche. È lo Sport a discriminare. Allora capita che una stessa prestazione, uno scatto verso la porta palla al piede di Leo Messi, sia considerata atleticamente superiore rispetto a quella effettuata da qualsiasi calciatrice. E così capita che molti, uomini e donne, preferiscano guardare una partita con Leo Messi piuttosto che una partita di calcio femminile. E così capita che attorno a Leo Messi ruotino tanti di quei soldini che io sto male. Tanti tanti soldini a Leo Messi.

Rimpicciolendo infinitamente la questione, dalla Fama Interplanetaria alla fangosa oscurità provinciale, ma mantenendo all’incirca lo stesso schema di pensiero, ecco che possiamo arrivare a capire (senza bisogno di giustificare: capire e basta, restando calmi calmi come un saggio che dalla spiaggia osserva la nave nella tempesta e se ne batte la ciolla) come mai un tizio che organizza nel bel mezzo del nulla una corsetta campestre abbia deciso di pagar più i maschietti delle femminucce. Ha fatto bene? Ha fatto male? Si potrebbe dire che ha compiuto la scelta nell’ottica dello Sport Universale Stronzo Bastardo Infame, e in tal senso tecnicamente non è lui (l’organizzatore) lo stronzo bastardo infame. È come dire che il bastardo è il leone, che mangia le altre bestie. E’ la natura la zoccola. Stiamo calmi: tutti qui odiamo la discriminazione. Siamo tutti uguali, sulla stessa barca. Animali compresi. Natura matrigna, sport patrigno. Fanno le porcate insieme, quei bastardi. Forse l’unica campestre veramente priva di discriminazione potrebbe aver luogo se vi prendessero parte tutti gli animali del creato, senza divisioni per categorie. La Grande Corsa. Ghepardi in testa, seguono antilocapre, poi cavalli pazzi, levrieri che abbaiano in inglese e così via. Ginnasiarca di Noè, allenaci tutti tutti tutti per esser competitivi! Polli compresi.

Nella Grande Corsa, dove si piazzerebbero gli uomini? Dove, le donne? Nemmeno una medaglia di legno, nemmeno di fango, né di letame, poveracci. Lontanissimi dalle prime posizioni, lontani dalla gloria, podisti e podiste potrebbero unirsi per uno scopo comune, come colpire le antilocapre più pigre con un sasso pescato insieme, prima che quei maledetti missili cornuti siano irraggiungibili. Nella consapevolezza del fallimento condiviso, della discriminazione galattica, podisti e podiste sperimenterebbero forse una nuova forma di Amore: ormai la Grande Gara è perduta, non rimane che amarsi un pochetto, dietro un cespuglio. Oppure, in mezzo al sentiero battuto, sì, che importa!

Una Gara bellissima. Peccato che sia difficilmente attuabile. Peccato anche che ci sia la Discriminazione, dappertutto. E non sto parlando, con buona pace delle femministe, di discriminazione delle donne. Sto parlando di Discriminazione, quella essenziale, quella al di là dei sessi, dei colori, dei generi, quella più concettuale.

Esempio: quando la fornaia mi chiede “Quante pizzette vuoi? Un etto?” ed io le rispondo “Boh, me ne dia un po’”, e lei mi guarda come se stesse guardando un cretino, non è forse un principio di Discriminazione? Quando, dopo la quindicesima birra davanti ad una partita di calcio al Pub, inizio a filosofeggiare con un timido “Ragazzi, potrebbe non esser questa, la Vita”, e mi prendo dei rutti in faccia come risposta, non è forse Discriminazione?

 

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