Come bloccare le chiamate dei call center? Ecco il Metodo Banhoff!

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14 Aprile 2019
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Sento spesso parlare di gente che viene vessata dai call center. Dicono di essere stalkerati, di venire perseguitati. Martina si è installata una app che appena squilla il telefono le appare la dicitura “scocciatore” in caso di chiamate da Tim e vari. Il babbo di una mia amica, si sta informando per fare denuncia alla polizia postale. Ma ecco Come bloccare le chiamate dei call center, ovvero il Metodo Banhoff.

In passato anche io mi sentivo spesso così. Si trattava di una sensazione brutta, un retaggio del senso di colpa che avevo nei confronti di quei poveracci che di lavoro dovevano chiamarmi e vendermi qualcosa.

Poi ho sviluppato un metodo di sopravvivenza, e sono diventato un bastardo.

Lo chiamo il metodo Banhoff e mi sorprende molto che quando lo consiglio a qualcuno quasi mai vengo imitato. Tuttavia la mia vita è cambiata in meglio da quando applico la tecnica.

Funziona così: in qualunque momento tu ricevi una telefonata dagli scassacazzi dei call center hai una sola scelta. Rispondi e dici pronto. Appena senti la voce disturbata di una tizia albanese che parla con delle cuffiette per conto della Tim, o il tipo di ragazzo biascicante sardo che ti vuole offrire la fibra, tu attacchi.

Senza dire niente. Né buongiorno, né scuse né richiamatemi in un altro momento. Nel silenzio più plateale tu attacchi il telefono senza sentirti minimante in colpa. È una tua opzione. Solo loro che chiamano, non sei tu il cattivo. Tu non vorresti essere chiamato.

Una volta attaccato vai sulla home del telefono e blocchi il numero. Ecco Come bloccare le chiamate dei call center.

Adesso la tecnica è completa.

Certo, a volte le merde chiamano da dei call center che sono dei ragni mostruosi pieni di zampe e numeri, ma piano piano, uno ad uno, tu glieli blocchi tutti.

Molti mi considerano una brutta persona per il Metodo Banhoff. Io ne vado fiero.

L’ho imparato vivendo a Milano.

Arrivato a Milano dalla provincia mi ritrovavo circondato da decine di senzatetto, poveri, derelitti, tossici, zoppi, zingari, africani, gente del sud, bangla con le rose. Tutti che mi chiedevano soldi. A ogni ora del giorno e della notte soldi. A me! Hai presente quando cammini e un napoletano ti fa: oh ti è cascato! cosa? il sorriso! e per questa stronzata che ti ha fatto ridere vuole un euro? Un continuo.

Io inizialmente vacillavo, specie con i bangla, che erano i più petulanti, capaci di stare minuti interi a bisbigliare con l’occhio a mezz’asta: UN EUUUUROOO, UN EUUUURO, mentre tu in bolletta cronica non avevi i soldi per pagare la pizza.

Un giorno mi è successo l’evento rivelatore e da lì non ho più fatto marcia indietro. Lì è nato il Metodo, come strumento di difesa. Ho incontrato un anziano rumeno che dormiva nel parco Montanelli.

Lo vedo ancora spesso in giro con la coppola e il bastone, claudicante e scattoso. Aveva la faccia buona del nonnino, i modi di fare gentili. Mi iniziò a parlare. Doveva tornare nel suo paese, ma non aveva i soldi del biglietto. Era uno stupido autobus, da cento euro. E poi aveva finito le medicine per il cuore, mi mostrò il pacchetto tutto consumato.

Insomma era messo male. Non mi mollava più, parlammo per circa mezz’ora e alla fine io gli proposi di andare in farmacia assieme. Non c’erano storie, voleva andarci solo. Capivo che era una fregatura ma mi dicevo che chissà quali problemi aveva per fare una roba del genere. Chissà che ci deve fare coi soldi. Mi disse che un africano lo aveva picchiato e derubato… Bastardo. Si mise a piangere. A Turati, in mezzo alla strada, la gente ci guardava. Andai al bancomat e prelevai 20 euro. Fu l’elemosina più grande mai fatta nella mia vita. Lui li prese scocciato, ne voleva 100, e andò via. Io me ne tornai a casa col cuore spezzato. Preso in giro e pure snobbato. Da quel giorno sono diventato una roccia.

Quando mi chiedono l’elemosina fuori dai supermercati vado dritto come un fuso, tranquillissimo. Mai guardarli negli occhi, cercheranno di fotterti. Hanno già le espressioni pronte per far leva sul tuo senso di colpa, quegli occhietti a povero che ti vogliono grattare due spicci. Io al massimo della mia cordialità dico: ciao amico. Ma tiro dritto. Con chiunque. Dio voglia che non debba mai toccare a me essere dalla loro parte. A volte è una scelta semplice, o tu o loro. E io so sempre quale è la risposta giusta.

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