Come sfruttare al massimo il nostro compromesso cervello da Millennial

Daniele Franchi
19 Novembre 2020
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Prada non fa solo vestiti, con la sua fondazione promuove l’arte e a volte anche la scienza. Dal 9 al 13 novembre infatti si è tenuto Human Brains – Culture and consciousness. Un ciclo di conferenze online che volgevano l’attenzione proprio in questa direzione. 

Da Millennial che guardano al futuro siamo stati attratti dalla discussione “Evoluzione della cultura: fino a dove ci spingeremo?”.

Abbiamo scoperto cose interessanti da condividere con voi e ci siamo posti ulteriori domande generazionali, come se “cosa mangiamo sta sera” non fosse difficile abbastanza. 

Ad esempio ora sappiamo che il nostro cervello si sta rimpicciolendo e no, non è colpa del 5GI o degli immigrati ma si sta solo ottimizzando.  Come i computer giganteschi degli anni 70 che ora stanno in pochi centimetri.

 

Tutto è cominciato con la lingua

I due interlocutori hanno curriculum così lunghi che ci vorrebbe un articolo solo per loro. Quindi scriveremo che a parlare c’era Ian Tattersall, un paleoantropologo che ha studiato tantissimo e Idan Segev, un neuroscienziato che ha studiato altrettanto. Ian ha parlato della cultura come massima espressione dell’evoluzione mentre Idan di come sta lavorando per progettare un cervello creativo. 

La tesi di Tattersall, accademicamente accettata, consiste nel considerare la parola come fattore determinate che ha scatenato la nostra creatività. Se ad ogni parola associamo un simbolo dobbiamo immaginare e questi simboli generano nuovi mondi ogni volta che li pensiamo, rendendoci in grado di immaginare e creare. 

Biologicamente, inoltre, il nostro cervello sarà anche più piccolo di quello di un elefante ma questo consente ai nostri neuroni di entrare in contatto più spesso generando nuove associazioni.

L’archeologo spiega poi che il nostro sistema sociale si è sviluppato sulla cultura, come esseri umani dipendiamo dalla cultura. Come singoli non siamo in grado di vivere nel deserto ma come società sì.

 

Ok ma tutto questo è passato, roba da boomer come gli intervistati, il futuro?

Ian sta lavorando a ricreare cervelli (digitalmente) per poi vedere come operano e agiscono i neuroni. Può tranquillamente ricreare il cervello di un uomo di Neanderthal e vedere cosa pensava. 

Bel rispetto della privacy queste nuove tecnologie.

 

E a noi Millennial cosa cambia?

Innanzitutto se volete essere più creativi dovete capire che non dipende dal vostro cervello. Einstein, ad esempio, aveva un cervello meno pesante del nostro. Dipende dai suoi “stati”. Molti dicono di essere più creativi quando sono malati, prima di addormentarsi o sotto l’effetto di sostanze varie. Ecco tutto questo è scientificamente vero. In quei momenti il cervello è lo stesso ma vibra in modo diverso dando vita a collegamenti inediti.

Inoltre noi Millennial dobbiamo, secondo loro, capire che è ora di fare un bel upgrade del nostro cervello. Ian, che ha la faccia da scienziato pazzo, dice che sì siamo pronti a diventare fisicamente ibridi con le tecnologie. Dopo tutto le tecnologie sono frutto del nostro cervello e per lui possono tornare alla nave madre. 

Sia Ian che Idan spendono parole importanti sull’educazione della nostra generazione e dei nostri figli. Dobbiamo capire che le invenzioni e le ricerche vanno fatte non perché possiamo farle, dobbiamo avere un motivo. Un motivo ad esempio è quello di aiutare persone malate; alterando artificialmente gli stati del cervello di una persona col Parkinson possiamo regalargli una “nuova normalità” per usare un neologismo coviddiano.

Alterare i vostri stati di coscienza è la chiave per essere più creativi e trovare idee per farvi diventare ricchi.

Noi di TheMillennial, per legge, non possiamo dirvi di assumere droghe ovviamente, né consigliarvi di non vaccinarvi, così da ammalarvi. Non possiamo dirvi di comprare in bitcoin tartufi allucinogeni sul dark web, però possiamo, con beneplacito del capitalismo, consigliare di acquistare questo cuscino per ginocchia per facilitare il vostro sonno, scemo sciamanesimo 3.0.

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